15 novembre 2007

III° Influsso - L'Assenza

L'idea di scrivere un Blog mi era sorta quando la mole di lavoro poetico da me raggiunta era giusta per la ricerca di pubblicazione. La ricerca non è ancora terminata, ma il blog è attivo da ormai molti giorni. Ecco perchè mi accingo così al terzo Influsso, che sarà esclusivamente occupato da una mia poesia. Una inedita, creata proprio per il periodo che sto vivendo e per quello che mi circonda. Una poesia per il Blog e per tutto il resto. Ma come ho sempre detto, soprattuto per me. E perdonate l'egoismo.
L'Assenza Diafana luce gettata sulla presenza di mondo emerso, sondato col piede il terreno dopo i vividi cancelli d'un cimitero. Perdo ormai le tracce dell'essenza d'un mondo conosciuto, immerso che son'io nel buio. Lancio uno sguardo torvo a quel corvo che si presenta sulla fantiscenza del tombario, diverso dagl'altri animali del mondo o dagli abusivi inquilini di questo terreno. La presenza è forte di vuoto tra tombe scolpite di gente che abbiamo negl'anni perso. E Nessuno mi saluta. D'ardere persa la voglia, puro sul vergine grembo, scende infine in terra anche quel terso bimbo che depurò il sepolcro. Umilmente, Spirito Giovane

12 novembre 2007

II° Influsso - I Verbi Dell'Uomo




"Chi molto legge prima di comporre,
ruba senza avvedersene e perde
originalità, se ne avea”
Vittorio Alfieri - La Vita Scritta Da Esso



Verbo I° - Introdurre
Il terzo post merita una introduzione doverosa: perchè Influssi? Ho iniziato a scrivere e ad amare la scrittura durante gli ultimi due anni di scuola superiore. Seguendo le lezioni di italiano sono più volte rimasto affascinato dai componimenti di alcuni autori tanto da rimanerne segnato. E i segni che lasciavano questi autori, insieme a note autobiografiche, formano le mie poesie. Ecco il perchè degli Influssi: perchè le mie poesie sono costruite sulle sensazioni che altri autori mi danno. Ma non pensate che io faccia un mero esercizio di copiatura: le mie citazioni sono nascoste, a volte criptiche. Il nome del Blog in realtà è uscito fuori leggendo Montale, che con una delle sue poesie mi ha dato la scintilla per creare il Blog, il titolo. Per quanto riguarda il sottotitolo, Dal mare verso riva, rimando la spiegazione ad un altro post, ci sarà tempo per spiegare.
Ora torniamo a noi.
Come ho detto tutto ciò che scrivo è un complesso influsso da parte di un personaggio o anche di più personaggi. Ma anche della mia vita: scrivo ed evidenzio nei miei componimenti solo ciò che sento vicino nel tempo stesso in cui scrivo. Non solo mi influenzano le persone, ma anche le cose e gli avvenimenti. Perchè allora ho citato Alfieri in incipit del Post? Come posso essere originale, come posso non trasformare tutti gli influssi in mere copie di ciò che è già stato detto? Creando.

Verbo II° - Creare
Quale è la cosa che l'uomo è teso a fare? Alcuni sceglierebbe per dare una risposta a questa domanda, qualcosa di qualitativo: bene, male, dolore, amore, vita, morte, errori o miracoli. Altri darebbero delle risposte estreme, direbbero che l'uomo può tutto e niente. Io credo che la questione sia molto più gen
erale. L'uomo crea.
Ciò che crea è irrilevante per rispondere alla domanda fatta all'inizio. L'uomo non tende a fare solo e sempre bene o male, dolore o amore, miracoli od errori. L'uomo soltanto crea e ciò che crea lo decide lui, di sua personale iniziativa. Sceglie se creare azioni positive, negative, malvagie, benevole. Sceglie se dare la vita o la morte, se sbagliare o seguire una logica etica.
Certo, si può anche incorrere in azioni inconsapevoli. Ma meno di quelle consapevoli. Ecco come credo di aver risolto la questione degli influssi: solo creando un mio stile. All'inizio per imparare ho a volte eccessivamente copiato stile ed temi da altri autori, ma pian piano sono riuscito ad avere uno stile tutto mio. Dall'inconsapevolezza dell'emulare sono passato al voler citare altri scritti e scrittori solo per collegare emozioni e significati, per creare un flusso di idee che, una volta letto, possa generare maggiori conseguenze e riflessioni di un unico componimento. Ho iniziato a creare, nel mio piccolo, delle "opere".

Verbo III° - Operare
Molte volte ho desiderato scrivere, molte volte ne ho avuto nostalgia quando smettevo di farlo. Scrivo principalmente per me, per affrontare, nelle righe delle poesie e delle prose, ciò che mi spaventa e mi meraviglia, cosicchè non rimangano infangati nelle mia mente problemi che credevo risolti. Molte volte i problemi che si credevano sepolti si ripropongono nei periodi peggiori, aggravando ciò che già accade attorno a noi.
Ho combattuto più volte contro la mancanza di voglia, contro quel sentimento che ti fa vedere che sei pigro anche a concludere pochi versi. Solo fiato sprecato. L'operare di penna deve venire per ispirazione e solo dopo può essere incanalato e controllato per non essere sprecato. Questo credo di aver capito. In generale, il lavoro è un modo per distrarsi dal resto. Quello che si fa scrivendo ci costringe, invece, ad affrontare quel resto. E qui io ringrazio la scrittura, comprendo che molte volte mi ha salvato dal voler troppo conoscere senza capire.

Verbi IV° e V° - Conoscere e Comprendere
Desideriamo conoscere e comprendere, tutti noi. Ci arrabiamo se non riusciamo a capire qualcosa e ci sentiamo legati alla curiosità. Vogliamo sapere tutto di tutti, instintivamente. Da qui il gossip, i tabloids, le notizie giornalistiche che sfiorano il pettegolezzo. E' nella nostra natura cercare la conoscenza. Ecco perchè molte volte arriviamo a desiderare più la conoscenza che il sapere comprendere, finendo per dar troppo peso alla curiosità ed ai fatti altrui.

Conoscere è la parte semplice.
Comprendere è più complicato.
Molte cose sfuggono alla nostra comprensione e molte volte siamo inclini a gettar tutto via proprio perchè quel tutto è troppo complicato. Un esempio, la matematica: in molti la reputano impossibile ed incomprensibile solo perchè vogliono la conoscenza, ma non vogliono comprendere. Le cose complicate ci risultano odiose perchè ci fanno sentire impotenti. Per questo desideriamo desiderare - e scusate il gioco di parole - piuttosto che avere ciò che desideriamo: perchè l'atto stesso del desiderare è semplice e non necessita altro che forza di volontà. Ed a volte, neanche quello.


Verbo VI° - Desiderare
Ecco l'altro capo del Post, il Desiderio. Inizialmente volevo intitolare questo Post "Il Desiderare", poi mi sono accorto che questo verbo è solo una parte di quelli che regolano l'uomo. Ce ne sono molti altri, che non affronterò qui. Ma essi sono comunque di minore entità: quelli che ho descritto sono, a mio parere, i più pregnanti di significato.

Desiderare è molto più semplice che Creare. Chiunque può desiderare di avere un computer, ma non tutti sanno crearne uno. Molti possono desiderare un amore romantico, ma non tutti riescono a crearlo. Molti desiderano scrivere, ma non tutti riescono a farlo. Ecco perchè si inizia copiando gli altri: si emula qualcuno finchè non si impara.
Non è tutto innato nell'uomo: molto deriva dell'educazione, dalle esperienze, dall'insegnamento e da ciò che uno comprende. Uomini quindi si diventa, piuttosto che esserlo dalla nascita.

Tutti possono comunque desiderare perchè non serve avere competenze, istruzione, esperienze ed insegnamenti alcuni per farlo. Ma ben differente è attuare i propri desideri senza tali competenze. Ecco quindi che è bene stare in ascolto per qualche tempo, come io ho fatto: i miei anni dell'Ascolto sono terminati dal primo Post lasciato in questo Blog.
Dopo tale periodo dovrebbe nascere la voglia di costruire tali desideri e le competenze suddette ci si accorgerà di averle ottenuto sul campo: crescendo ed imparando, gestendo il proprio tempo per raccogliere ciò che è necessario ad attuare i propri desideri.


Verbo VII° - Concludere
Ora credo - e spero - si spieghi molto di me e del perchè ho scritto il mio Blog ora. E le parole di Alfieri si spiegano anche loro: sostituirei in quella citazione un troppo al molto. Chi troppo legge
prima di comporre, ruba senza avvedersene e perde originalità, se ne aveva. Quindi è giusto stare ad ascoltare ed emulare per imparare, ma non bisogna eccedere, superare il limite che fa di te un mero amanuense. E' vero anche che molte persone possono non avere l'originalità, ma forse quella si può creare imparando e, umilmente, comprendendo.
E tutto ha anche un limite, tutto deve avere un fine altrimenti peccheremo di incoerenza, eccedendo.
Quindi la mia conclusione è questa: chi troppo desidera prima di creare, in realtà emula e perde la propria autonomia; egli opererà una automatica e meccanica copiatura delle conoscenze e delle comprensioni altrui, perderà la propria autonomia e diventerà schiavo del desiderio e non padrone della creazione, se mai fosse stato padrone di qualcosa.
Questo io sto pensando in questo momento, in cui sento la Nostalgia di qualcosa che mi è stato tolto ancor prima di possederlo, nonostante abbia avuto ed abbia tutt'ora, i mezzi per realizzare quel che non mi è stato tolto.
Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

PS: mi scuso per la lunghezza del post, ma un Influsso non può essere spezzato, né interrotto...

8 novembre 2007

Un flusso di idee sul genere Fantasy

Eccomi qui a lasciare una seconda traccia sul blog. Spero questa volta di vedere qualche commento, perchè scrivo in risposta ad una discussione che già ha preso piede su due blog (il blog di Andrea D'Angelo e quello di Taotor). Questo non è un mero atto di pubblicizzazione, ma solo un flusso di idee su di un argomento. Un flusso che, come sempre accade, fa più bene al sottoscritto che a chi legge, perchè mi permette di lasciar su carta, pardon, su blog, una traccia del mio pensiero, in modo da non perderlo e da fissarlo bene in mente.

Ma torniamo a noi...Voglio provare a dare una definizione di Fantasy, qui in questo spazio mio personale. Perchè molte sono state le idee espresse su tale genere negli ultimi tempi. Le ho ascoltate, le ho criticate, le ho accettate ed ora è arrivato il momento di tirar fuori la Voce.
Cosa è il Fantasy? Sicuramente ci troviamo d'accordo a dire che è un genere letterario. Ma io andrei oltre, affermando che è diventato più un'arte che un genere esclusivamente letterario. Ci sono pittori molto quotati che creano quadri a tema Fantastico o Fantasy o pittori che disegnano Fantasy per lavoro. Cito alcuni: Luis Royo, Jeff Easly, Max Bertolini, Brom, Todd Lockwood, ecc. Quindi è restrittivo affermare che il Fantasy sia ancora solo un genere di letteratura. Inoltre se andiamo a cercare bene nel web, troveremo un mucchio di arte cinematografica sul Fantasy: Signore Degli Anelli, Eragorn, Harry Potter, Beowulf, ecc.

Senza entrare in discussioni troppo pesanti, vorrei ora generare una sorta di definizione del Fantasy. Cosa hanno in comune le varie forme di arte sopra citate?
Prima di tutto, l'utopia. Creano, cioè, un mondo nuovo, un altro luogo.
Di conseguenza, l'ucronia. Poichè tempo e spazio sono legati, creando un nuovo luogo si crea anche un tempo nuovo.
In terza posizione, tutto il resto. Ciò che colma luoghi e tempi. E cosa colma luoghi e tempi? Differenti elementi possono essere citati qui. Prima di tutto quelli fantastici: magia, mito, leggenda, destino, orrore, sovrannaturale, creature surreali, ecc. Poi vi sono anche altri elementi relativamente più concreti, come il sistema feudale, l'onore cavalleresco, ma anche i temi della ricerca e del viaggio, della lealtà e della fratellanza, la guerra, la lotta, la sopravvivenza. Se dovessimo raggruppare tali elementi in pochi gruppi ci accorgeremmo di una grossa evidenza: tali elementi sono mancanti o sovrabbondanti nel mondo moderno. Esistono oggi giorno cose troppo pregnanti nel quotidiano, come gli ostacoli, la guerra, la sopravvivenza, il viaggio, la ricerca (tutti intesi anche in senso figurato, ovviamente). Ma ci sono anche cose che non esistono più o che non sono mai esistite, come il sistema feudale, l'onore cavalleresco, la magia, il mito e per i più pessimisti possiamo rifilarci anche la lealtà, la fratellanza e tutti quei sentimenti che sono tipici del Fantasy.

Veniamo quindi al succo del discorso, la definizione. Essa segue i tre punti che sopra abbiamo citato. Eccola:
Il Fantasy può essere definito come quell'arte in cui l'artista crea un mondo ucronotopico dove collidono e/o interagiscono archetipi di personaggi, di azioni e di cose che troppo o troppo poco mancano al mondo reale che circonda l'artista stesso.
Faccio quindi una breve spiegazione del tutto, più per me che per voi attenti lettori.
Inizio dicendo che ho volutamente inserito quell'incipit "Il Fantasy può essere definito" per dare maggior importanza e rilievo al fatto: stiamo dando una definizione ed è possibile darne una senza perdere di vista che parliamo di Fantasy.
Definisco poi il Fantasy come arte ed ho già spiegato precedentemente perchè. Inoltre definisco colui che usa il Fantasy come artista, secondo un procedimento abbastanza logico.
L'artista in questione crea un mondo ucronotopico. La parola appena detta è un neologismo che creai tempo fa, durante una lezione alle superiori: sentii la parola cronotopico e da lì deriva ucronotopico. Tale termine vuole però essere inteso più come una unione dei termini ucronia e utopia. Quindi un mondo ucronotopico è un ambiente in cui tempo e spazio non solo sono differenti da quelli reali, ma anche interagiscono tra loro creando una vera e propria realtà parallela.
In tale mondo collidono e/o interagiscono degli elementi, che ho specificato in archetipi di personaggi, azioni e cose. Perchè archetipi? Semplice. Il cavaliere di un dato romanzo Fantasy non è di certo una invenzione: i cavalieri sono esistiti in altri tempi. Ovviamente il cavaliere del dato romanzo Fantasy sarà differente da quelli che vissero ad esempio nel Medioevo. Quindi quel cavaliere è solo un archetipo, ovvero un modello che varia in molte delle sue parti. Ovviamenti tali archetipi non sono scelti a caso dall'artista, ma sono inseriti nel romanzo secondo questa differenzazione: sono elementi che troppo o troppo poco circondano la realtà dell'artista.
Ad esempio, Tolkien inserì nel Signore degli Anelli il tema della guerra che circondò tutta la creazione del mondo della Terra Di Mezzo, iniziato nel 1917, e della stesura dello Hobbit, poi pubblicato nel 1937. Inoltre sempre nello stesso romanzo è presente ampiamente il tema del cavaliere e dell'onore cavalleresco, temi che sicuramente mancavano in quel periodo.
Ho voluto infine inserire nella definizione una ultima specificazione: gli elementi del romanzo devono troppo o troppo poco mancare nella realtà che circonda l'artista. Insomma, sono scelte del tutto soggettive e non generalizzate, ma compiute individualmente da ogni artista del Fantasy.
Spero di aver chiarito il mio punto di visto in modo da dare ad altri la possibilità di ragionare sul Fantasy, in modo da generare una loro opinione. Se volete lasciarmene traccia, i commenti sono aperti a tutti.
Umilmente, Daniele.
 
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