18 dicembre 2008

Intermezzo 11 - Nineteen Nervous Breakdowns

Eccomi qua a scrivere un Intermezzo pre-natalizio, prima di un Influsso post-natalizio (che gioco di parole, eh?). Cosa scrivere, cosa raccontare in un periodo così? Ebbene, vi presento una delle cose che preferisco fare quando non ho nulla da fare: ascoltare musica (metal). Se siete alla ricerca di canzoni forti e belle per un urgente e ultimo regalo di natale, eccovi accontentati: vi sforno una lista dei miei ascolti con relativo breve commento.
19th Nervous Breakdown: Serj Tankian. L'ex cantante dei System of a Down spacca di brutto, molto più dei fratelli Scars Of Brodway, che comunque sarebbero in 20° posizione. Tutte le canzoni del CD, Elect the Dead, sono un mix di rock leggero e pesantissime chitarre. Ottime Money e Honking Antilope, oltre a Saviung Us... 18th Nervous Breakdown: Cynic. Avete presente quel tipo di progressive metal alla Dream Theater con qualche spruzzo di altri generi? Bene, dimenticatelo perchè i Cynic sono un progressive di tutt'altro genere ma altrettanto ascoltabile. Spaccano molto con Traced In Air, CD uscito quest'anno, ben 15 anni dopo Focus, probabilmente a causa di un temporaneo scioglimento della band tra 1994 e 2006. Se volevano ritornare bene, ce l'hanno fatta. Consigliata: Integral Birth (che potete trovare sul loro sito ufficiale nonchè myspace). 17th Nervous Breakdown: Pain Of Salvation. Eh, si...questa band è molto interessante...Scarsick del 2007 ha portato la band ad un livello ed un sound nuovo, ricco non solo delle tensioni metalliche dei precedenti, ma anche di ironia e satira, come con Disco Queen, dove non si capisce bene se si sta in discoteca o al concerto di un gruppo metal. Oltre a questa traccia, anche Spitfall e Cribcaged sono ottime canzoni, mentre dei precedenti album consiglio Ashes, Home e Handful of Nothing. 16th Nervous Breakdown: Metallica, più in particolare Death Magnetic. Si, mi è piaciuto molto. L'ho ascoltato e riscoltato e devo dire che è ad un livello leggermente superiore del precedente St. Anger, anche se in questo periodo anche questo CD è stato rivalutato, almeno dalle mie misere conoscenze. Mi sono piaciute molto canzoni come My Apocalypse e Unforgive III, oltre a Cyanide e The Day That Never Comes. Ascoltatevelo. Di sicuro non sono i metallica di Enter Sandman, ma spaccano comunque. 15th Nervous Breakdown: Testament. A proposito di spaccare, i Testament tempo fa sono rientrati in studio per produrre un mangifico album dal titolo The Formation Of Damnation. I Testament hanno avuto grassi e grossi problemi con le loro formazioni che hanno fatto acqua un po' da tutte le parti. Ma quest'ultimo CD vede la maggior parte dei veri e propri Testament dietro agli strumenti e devo dire che si sente! Ascoltatevi Afterlife e F.E.A.R. e poi venite a commentare... 14th Nervous Breakdown: Ayreon. Scoprii questo gruppo grazie al cd 01011001, che mi impressionò ma non così tanto da approfondire conoscenza. Approfondimento che ho concluso in questi giorni con qualche riscolto: mi piace molto il lavoro di Lucassen, unico ideatore del progetto. Egli ha però raccolto in giro per ognuno dei suoi CD artisti di altri gruppi, come LaBrie dei Dream Theater o Daniel Gildenlöw dei Pain Of Salvation. La Metal Opera di questo artista, non c'è altro da dire, è fantastica. Canzoni come Hope o School, contenute in The Human Equation, sono ottime. Anche Comatose dell'ultimo album merita davvero un ascolto, come Evil Devolution di Into The Electric Castle. Lucassen sa davvero estasiare e lo fa, tra l'altro, con un concept-opera incentrato sulla figura di Ayreon e su un mondo fantastico che associa gli umani della Terra ai Forever del pianeta Y. Per saperne di più, ascoltate questo artista! 13th Nervous Breakdown: Vision Divine. In attesa del nuovo album con Fabio Lione, vi parlo dei vecchi Vision Divine. Erano i tempi d'oro, quando Luppi usciva sul palco a fare acuti e ad ironizzare in grawl su un palchetto nei dintorni della bassa pavese. "Ottimo spettacolo" ci dicevamo. Forse l'ultimo con Michele. Non ho alcun dubbio sul lavoro dei VD per i tre album Stream Of Consciuousness, The Perfect Machine e The 25th Hour. Solido il primo, davvero estasiante, sopratutto la canzone che dà il titolo al CD, insieme a We Are We Are Not. I due seguiti sono leggermente sotto tono, ma posso girarvi che Land Of Fear e A Perfect Suicide mi fan saltare ancora sulla sedia. Ora aspettiamo il ritorno di Lione. Breve MetalGossip: i Rhapsody Of Fire sono in tribunale per qualche diatriba con la loro casa discografica MagicCircle ed il rispettivo padron Joey DeMaio (dei Manowar). Non si sa perchè ma si sa che il gruppo ha deciso di smettere per un poco e Lione è tornato ai suoi italianissimi VD, con i quali aveva inciso Send Me An Angel. 12th Nervous Breakdown: Tiamat. Ottima band, davvero stravagante ed eclettica. L'ultimo album, Amanethes, è di quest'anno e propone ottime chicche come Temple Of The Crescent Moon e Untill The Hellhounds Sleep Again. Anche belle le due tracce Amanitis e Amanes, oltre a Via Dolorosae. Prima di immergersi nel latino, il gruppo svedese produsse fin dal lontano 1990 altre ottime tracce come In A Dream, I'm in Love with Myself, Sixshooter, Gaia e una cover di Sympathy For The Devil. Spaccano, sembrano degli HIM un poco più seri ed eclettici. 11th Nervous Breakdown: Iced Earth. Se vi mancano gli Iron Maiden, ma volete comunque qualcosa di innovativo, questo gruppo fa per voi. In questo periodo il gruppo ha sfornato il secondo album della serie Something Wicked. Gli IE non hanno avuto pochi problemi con i cambi di formazioni, tanto che l'unico punto fermo è rimasto sempre il chitarrista-fondatore Jon Schaffer, insieme a Matt Barlow alla voce, uscito fuori dal gruppo per qualche tempo, ma ritornato più forte che mai. Immancabile CD da sentire assolutamente è Horror Show, un concept album sulle creature dell'orrore, da Dracula al fantasma dell'opera, inclusa una cover speedy di Transylvania degli Iron Maiden. Altri ascolti sono l'indimenticabile Angel's Holocaust, I Died For You e Dante's Inferno. 10th Nervous Breakdown: Judas Priest. Non c'è nulla da dire se non un elogio ad Halford. Dopo problemi, vicissitudini, incontri, scontri e tour, i Judas Priest sono tornati con Nostradamus, concept album molto molto entusiasmante (prendetelo solo per sentire Halford cantare in italiano, vi prego fatelo!). Sono comunque rimasti quelli di sempre, quelli di Better By You, Better Than Me, di Desert Plain o In Between. Senza dimenticare le stupende Breaking The Law e Diamonds & Rust, cover di Joen Baez. Non fateveli scappare a Marzo, quando saranno in Italy in concerto con Megadeth e Testament: evento da non perdere!!!
Continua e finisce sul prossimo Intermezzo... Spirito Giovane a.k.a. Daniele Fusetto

15 dicembre 2008

Influsso XXVI° - Miscellanee

Sto lavorando parecchio. Sia per l'università che per conto mio: si sono aperte un mucchio di possibilità per il sottoscritto che mi costringono a riequilibrare l'impegno verso i vari lavori. Questo Blog è stato fermo per un poco, e me ne rammarico: purtroppo vorrei scrivere molto, ma alla fine ci riesco meno di quanto io voglia. Ma spero abbastanza.
Quella ormai fantomatica analisi di libro è in stasi, tra un manuale di Semiotica ed uno di Storia dell'Editoria Italiana. In mezzo si pongono gli appunti sui miei numerosi racconti, sulle poesie, su Letteratura Teatrale; quelli di musica: gli appunti di chitarra, le lezioni di chitarra per i miei allievi, le mie composizioni. Inoltre sto dando ripetizioni, sto guardandomi una serie di film per cultura mia, leggo e rileggo libri. Il tutto molto lentamente. "And last, but not least", Inchiostro: scrivo ed impagino, un lavoro abbastanza lungo, ma che faccio molto volentieri. Quindi eccomi qua a scrivere un Influsso molto corto e succinto, con quattro poesie a contenere i miei nervosi e caotici pensieri che, proprio in questo periodo natalizio, di natalizio nulla hanno. Spero di dedicare il prossimo post alla scrittura in prosa e ad uno dei racconti che ho scritto/sto scrivendo ed a un paio di nuovi progetti, descrivendoli più nel dettaglio. A presto.
La Nebbia Aria I / Spagna VI / Teatrale III Là dove l'onta spazia, la gabbia di gente è vento che s'infila. Il Pubblico grida, intontisce gli attori, seppie fuor d'acqua, lente. Dunque, l'oppio serale: vente, mi dice. E cala la nebbia. La Moda Ghiaccio III / Odi et Amo III / Giudizio III Fredda, la notte è triste cuscino, sia per te che per chi hai ferito. A te accanto vorresti qualcuno, chiunque si sia accontentato, per te accecato da uno qualunque degli illusori fascini del mondo. La chiami moda, è Gelosia? Megalomane Matto V / Giustizia II / Selve V / Difficile I Megalomanie dominano l'oppiomane suo esistere d'incostante regola: perifrasi d'accattone raggranellan per lei dolciumi in carezze: e domani si disturberà, per recitar ferite finte! Psicotomia Psicosi III / Matto VI Sei tu che luce emani e la tua croce in spalla porti? Lo sai che la salute, a volte, fisica, inganna acute viste acute e mediche? E' l'anima che la pace più cerca e non s'accontenta d'artifici psichici
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

15 novembre 2008

Intermezzo 10 - Piccoli Discorsi Eterogenei

Breve carrellata di idee e (s)pensier, dalle cose più varie e innocenti a quelle più gravose.
Artwork by Linda Ravenscroft
#F06 - Autunno Creativo Non so se vi capita, ma a me ogni anno: sono molto più produttivo d'inverno e d'autunno, soprattutto. Forse un retaggio Decadente di qualche tipo? Non so, ma spero di riuscire, col tempo, a produrre tanto anche in altre parti dell'anno. #F07 - Ironia Delle Corse Si ha più voglia di dedicarsi alle proprie cose quando non si ha tempo per le stesse. L'ironia delle corse sta nel fatto che più ti affanni per altre cose [lavoro, studio, famiglia, ecc.], più ti vien voglia di fare le tue. E se termini un impegno gravoso, soprattutto se t'ha portato via molto tempo, cadi nell'apatia e non ha voglia di far niente. #F08 - La Notte Certi discorsi, non so voi, ma mi escono meglio di notte: sono quelle diatribe mezzo-filosofiche, pseudo-moraliste, quasi etiche, quelle che se ascoltate comportano due conseguenze. La prima, una o più persone che pensano "ma chi è costui?" (in bene o in male). La seconda, una o più persone che pensano "ma che voglia c'ha?" (questo né in bene, né in male). #F09 - Metacuriosità Forse è sbagliato o forse no, la curiosità esiste e viene applicata: a volte troppo a volte troppo poco. Credo sia utile laddove generi riflessione, inutile se genera altra curiosità. Vale a mio parere la regola generale: desiderare un desiderio e non il desiderare stesso, essere curiosi di una cosa e non della curiosità stessa.
Bruno 9Li: Internal Chaos - Ink, marker pen on archival paper
#F10 - Dissenso sul Dissenso Il primo assioma della comunicazione è che non è possibile non comunicare. Il mondo che ci circonda infatti è una prova che l'abbondanza di senso - l'eccesso di cose che hanno almeno un significato - di per se comunica qualcosa: il caos. Eppure fino a poco tempo fa ero convinto che generasse soltanto un non-senso, un dis-senso su ogni cosa, che negasse ogni interpretazione che non fosse relativa. Devo rivedere la cosa, mea culpa: comunica un dissenso sul dissenso. Ovvero: anche cercando di tempestare un ente con miliardi di imput, tentando di mandarlo in tilt, questo capirà comunque che tutti i messaggi sono troppi e comprenderà che dovrà entrare in tilt. Anche se si vuole non-comunicare, in qualsiasi modo, il non-comunicare è di per se una forma di comunicazione. #F11 - Postilla Politica Oggi a Dieci alle Dieci, su canale Cinque, all'interno di Mattino Cinque, il giornalista Liguori parlava con il giornalista Brachino riguardo al lavoro della Magistratura: "Non è possibile che gli avvocati ed i giudici processino solo i potenti solo per fare cariera. E' per questo che ci sono tantissimi delinquenti che stanno fuori dalle carceri: un giudice vede un imputato di reato minore, magari clandestino e decide di liberarlo perché è appunto colpevole di reato minore". E poi venivano a criticare i blogger perché postano notizie personali o non supportate da fatti. Ma vi rendete conto della enorme fandonia che ci racconta? Prima di tutto non vedo tutti questi processi ai potenti - sapere anche a chi si riferiva sarebbe un bene. Studio Aperto le uniche informazioni che mi da riguardano reati minori, soprattutto se la pena risulta ingiusta ai famigliari delle vittime e ai giornalisti stessi. Raiuno mi ha dato una notizia sola, una volta parlando di un potente: quando disse che Travaglio era stato giudicato colpevole di diffamazione. Tra l'altro sbagliando, visto che non s'era specificato il valore di quella condanna ed il grado. Poi Liguori annuncia che i reati ci sono perchè i giudici e gli avvocati non si preoccupano dei reati minori mentre per i reati dei soliti "potenti, i processi durano tantissimo". Eppure io non vedo tutta questa movida di informazioni sui processi a deputati, senatori, onorevoli e altro, forse perché al tempo stesso si parla di immunità parlamentare. Liguri però non s'accontenta. Continua commentando un titolo di un articolo del Corriere della Sera di oggi che dice "Giustizia, vertice sulla pena fuori dal carcere/Il premier media dopo il no di AN e Lega al DDL Alfano". Quando Brachino afferma che questo DDL va un po' contro a quello che dovrebbe essere, favorendo i potenti, Liguori lo corregge subito: "Sembra che vada in direzione opposta, ma serve proprio per condannare quei reati minori visto che in carcere ci vanno tutti, dal delinquente che ruba all'omicida. Questa riforma della giustizia serve proprio per dare sospiro alle carceri affollate". Ora io mi chiedo: come fanno le carceri ad essere affollate se avvocati e giudici trattano i reati minori in modo differente, liberando gli imputati? Da chi sono affollate: dai potenti? Sarà mica una rivendicazione di potere alla mafia, visto che gli unici che possono corrispondere alla frase potenti in carcere sono i boss mafiosi? Mi chiedo anche se sia più importante rende impunito un furto o un tentativo di sovversione, un omicidio fisico o uno mentale: credo che ogni reato debba essere condannato. Con diverso peso, ma uguale misura. #F12 - Copyright & Copyleft Ho delle mie personali idee sulla proprietà delle opere. Non so qui a soffermarmici sopra, ma da questo post ogni immagine avrà come corredo il link di sorgente ed anche l'autore, laddove sia possibile sapere chi ne è padre.
Artwork by Barbucci & Canepa - Copertina 2° numero SkyDoll
#P02 - Piccoli Racconti Crescono Come promesso, troverete un racconto nuovo che ho scritto in questi giorni. Avrei voluto uplodarlo in .pdf, ma non ho tempo né strumenti adatti perciò mi accontento del vecchio sito su cui avevo pubblicato quel vecchio racconto, le Menti Indivise. A chiunque voglia, tuttavia, spedirò il .pdf - molto più leggibile - tramite e-mail. E' una prova in tutti i sensi: l'argomento è fantascentifico, il metodo di scrittura sperimentale. Spero venga apprezzato anche solo per l'idea, il concetto.
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

9 novembre 2008

Influsso XXV° - Esperimenti Cronotopici

Visto che la mia analisi che correlerà il post sulle Unità di uno scritto prosegue lentamente - causa esami universitari e lavoro - scrivo questo intervento per tenere viva l'attenzione sull'argomento scrittura e soprattutto scrittura tra Fantastico e Fantasy. Con tali premesse mi accingo a riprendere l'argomento del precedente Intermezzo e ad inserirlo in questo Influsso: parlerò di tempo e spazio. Ovviamente, riguardante la scrittura di racconti, brevi o lunghi. Questo post ovviamente è il proseguimento dell'Influsso XXIV° e come quello sente l'influsso - scusatemi il gioco di parole obbligato - dei post di Federico "Taotor" Russo, di cui potete trovare il nuovo blog "Spaghetti Fantasy" linkato a fianco.
In un libro spazio e tempo sono legati indissolubilmente e sono centrali così come in altre opere - vedi il cronotopo di Bachtin per il cinema. Per introdurre il discorso proverò a spiegarvi meglio la distinzione che arbitrariamente pongo fra i due ambienti di scrittura che prediligo. Il Fantastico inserisce elementi surreali, irreali o sovrannaturali in un ambiente già reale o realistico: varia, cioè, il tempo o il ambiente reale. Si può variare solo il tempo o solo il ambiente. Ad esempio, l'Orlando Furioso è con queste premesse un poema fantastico, perché a luoghi e periodi reali alterna luoghi e periodo immaginari. Il Fantasy crea da zero o sulla base di miti e leggende mondi nuovi, totalmente innovativi, che possono avere legami con la nostra realtà, ma che esistono in luoghi e tempi differenti. Il Signore degli Anelli, giusto per abusare del libro fantasy più discusso del panorama fantasy, riprende in parte leggende e miti già esistenti, ma crea un mondo con un suo tempo e con luoghi peculiari. Esistono ovviamente delle analogia tra il mondo Fantasy ed il mondo reale, che permettono al lettore di comprendere la storia: sono i nomi basilari di tutte le cose, le categorie filosofiche o psicologiche, i codici diciamo per comprendere. Un esempio: nel Signore degli Anelli ci sono contee e regni che sono concetti che il lettore ben ha presente e che non sono inventati. Il loro utilizzo può essere reinventato, ma quello è un altro discorso: sta di fatto che l'idea di "regno" è la stessa per il nostro mondo e per quello creato. Dopo aver distinto la mia personale concezione dei generi letterari, scendiamo nel dettaglio: come scrivere di ambienti e/o tempi immaginari? Quali sono le tecniche per introdurre un certo tipo di ambiente e/o tempo in un racconto? E soprattutto: cosa si può sperimentare? Prima di tutto distinguiamo gli ambienti come coordinate o come luoghi: il primo identifica una località specifica, delle coordinate, spesso attraverso un nome comune e/o un nome proprio che indica un punto su una mappa, come Gran Burrone oppure le Tombe di Atuan; il secondo indica quegli ambienti, i luoghi, che saranno descritti e approfonditi nella narrazione e che diverranno ben più che generiche coordinate: identifica tutte le idee evocate dal nome "Gran Burrone" ma non la sua locazione geografica o fisica. Le coordinate non sono difficili da inserire: basta creare nomi accattivanti e generare una buona mappa - se si vuole essere sbrigativi. Per i luoghi si riscontra qualche ostacolo. Prima di tutto, l'originalità: bisogna dare la giusta atmosfera, inserendo magari qualche dettaglio qua e là che identifichi anche i personaggi che hanno interagito con quel luogo. Secondo, molto spesso il genere letterario richiede specifiche peculiarità immaginarie: da qui nascono i luoghi magici o surreali, che possono variare dalla biblioteca dei libri perduti al santuario del dio protettore delle capre e dei pastori. Spesso inserire personaggi particolari, come bibliotecari stralunati o timidi pastori in preghiera, risolvono il problema dell'atmosfera e della storia del luogo: un breve dialogo ed il gioco è fatto. Ma descrivere come era, come è e come sarà un luogo senza l'interazione fra personaggi è davvero complicato. Paradossalmente, molte volte risultano molto più convincenti descrizioni brevi che colgono particolari degni di nota, piuttosto che descrizioni a trecentosessanta gradi degli ambienti, cose importanti o meno inserite: si rischia in questo modo di confondere il lettore. Inutile dire che a volte la descrizione deve esserci e deve occupare il suo spazio, soprattutto laddove l'ambiente è protagonista dell'azione. Ma ho visto che risulta utile nei punti di dialogo intervallare questa tecnica con la descrizione, magari mascherando la descrizione nella soggettiva dei personaggi:
«Ciao Paolo, come stai? Quanto tempo!» Giacomo esplose dall'entusiasmo, saltando sulla sedia di vimini del salotto. «Eh, si...saranno almeno tre anni che non ci vediamo» rispose l'altro, avvicinandosi a Giacomo evitando la lampada alta e nera che si ergeva lì affianco.
Se non c'è dialogo, l'azione può essere la mossa azzeccata per alleggerire la descrizione del luogo e può anche generare un effetto realistico se i personaggi interagiscono direttamente con l'ambiente:
Alice saltò per evitare il fascio di luce rossa che stava venendole incontro: fuoriusciva da un piccolo ugello mobile sul lato del muro, a livello delle caviglie. Oltrepassatolo, dovette scontrarsi col problema del suo ritorno: sfruttando la sua passione per la scalata, si improvvisò acrobata. Appoggiò la schiena ad uno dei due muri e mise i piedi sull'altro e tentò la salita.
Ora occupiamoci un attimo del tempo, che dividiamo anch'esso per comodità in collocazione e divenire: il primo indica le coordinate temporali, che nella letteratura Fantastica e Fantasy possono essere sia le indicazioni della data, sia una differente organizzazione del tempo rispetto al sistema di anni/mesi/settimane/giorni che utilizziamo noi; il secondo indica lo svolgimento del tempo, prestando attenzione all'ordine della narrazione, alla durata ed alla frequenza. Inutile ripetersi: la collocazione temporale come quella spaziale è di facile creazione. Risulta un poco più ostica la creazione di un sistema realistico di scansione del tempo e l'intuizione che, se si utilizzano più razze e più ambienti, non tutti potrebbero avere lo stesso tempo o la stessa concezione di tempo: una tribù di indigeni che vive in un ambiente simile all'alta Scandinavia dividerà il tempo e ne avrà una concezione differente da un'etnia di mercanti che vive sulle sponde di un fiume, vicino ad un deserto equadoriale. Nella narrazione, l'ordine è quello che si studia in letteratura coi nomi di fabula ed intreccio: si può seguire l'ordine cronologico oppure inserire flashback o previsioni. Un esempio è la Setta degli Assassini della trilogia delle Cronache del Mondo Emerso, dove si alternano capitoli del presente e del passato di Dubhe. Un effetto particolare è quello nelle Cronache di Dragonlance, dove vengono inserite delle pagine del cronista Astinus direttamente nel libro: in questo modo si evidenzia il tempo soggettivo di un personaggio che può interpretare a suo modo lo scorrere degli eventi e inserire una parentesi nella lineare continuità o discontinuità. Per durata si possono intendere differenti elementi, primo fra tutti la durata reale del racconto: quanto tempo dura la storia? Si possono avere risposte precise o meno: possiamo dire esattamente quando inizia un racconto e quando termina, soprattutto nei romanzi a diario si ha una durata esplicita diretta, mentre in altri possiamo estrapolare la durata da indicazioni fornite dalla storia. La durata può essere anche quella non diegetica, ovvera quella che esula dalla narrazione: quanto dura un capitolo o un episodio o il romanzo? Quanto si vuole far durare una scena? Questa è la durata apparente: un bravo scrittore dovrebbe essere capace di far volare in battito di ciglia l'arco di un mese o di far durare come seduta dal dentista un'unica battuta. Le tecniche base sono intuitive: il rissunto e l'ellissi per ridurre il tempo, l'inserimento di descrizioni psicologiche, ambientali, fisiche, ecc. per estendere. Particolare l'uso della pausa: si ferma la narrazione e si inseriscono parti di discorso totalmente slegati dalla narrazioni, ma legati ad essa magari da collegamenti simbolici o analogie. La frequenza, invece, riguarda quante volte viene descritta una data cosa o azione: una volta una cosa avvenuta una volta o n volte cose avvenute n volte; oppure una volta una cosa avvenuta tante volte o tante volte una cosa avvenuta una soltanto. Interessante quest'ultima opzione, che permette originali giochi di soggettiva: si può narrare un avventimento da differenti punti di vista e quindi ripetendo le cose inserendo anche una cronologia alternativa. Anche il narrare una volta una cosa avvenuta tante volte è un bell'effetto, ma difficile: bisogna costruire l'evento come qualcosa di abitudinario, renderlo un campione di altre azioni. Una cosa da notare è che queste regole possono adattarsi anche ad altri tipi di opere. Ma la scrittura di un racconto ha in se difficoltà e pregi particolari. Prima di tutto uno scrittore deve essere profondo: se racconta solo azioni o se descrive soltanto, se inserisce solo dialoghi o se si adopera per un semplice riporto dei fatti deve avere un motivo per farlo. Ritorna quindi l'importanza del senso: non serve a niente inserire descrizioni lunghissime a meno che non si voglia dare enfasi ad un ambiente, magari dando un senso di ossessione e frustrazione perchè la descrizione tarda l'azione. Un esempio che sto avendo modo di sperimentare è la descrizione condizionata: si tratta di inserire descrizione di ambienti e/o personaggi solo quando accade un certo evento. Ad esempio, ogni volta che un personaggio mostra nel racconto una sua particolare opinione scatta la descrizione di quel personaggio. In tal senso si usa la descrizione come sottolineatura di un momento pregnante della narrazione. Uno scrittore deve equilibrare ed estendere: descrizione e azione, dialogo e narrazione devono coesistere e bilanciarsi o trasmettere un significato qual'ora si sbilanciano. Sto approfondendo l'uso di un dialogo insistente e privo di informazioni esterne al tema del parlato: ho notato che ciò può aumentare l'attenzione sull'ambiente ed il tempo che verranno descritti poi sospendendoli nell'immaginario del lettore oppure può concentrare l'attenzione proprio sul modo in cui i personaggi dialogano: che tipo di vocabolario usano, che sintassi utilizzano, che modi hanno, ecc. Uno scrittore deve poi fare economia: esprimere un concetto in modo diretto e chiaro, sempre con il limite della trasmissione. Anche qui mi sto applicando sull'uso di frasi dirette e corte, poco sviluppate sintatticamente. Ma ho anche scoperto l'utilità di utilizzare uno schema ad albero, ovvero dare da un'opzione due alternative e da una di esse altre due alternative: a volte può confondere chi legge, ma se ben costruito può concentrare la confusione del lettore su un particolare focus. Infine uno scrittore deve essere elegante, oltre ad essere economico: utilizzare parole difficili o incomprensibili non è consigliabile se non laddove necessario; ma inserire neologismi o modernismi, prestiti linguistici o sinonimi aiuta la lettura senza renderla banale. Anche qui mi sto adoperando per utilizzare lessici particolari, utilizzando parafrasi quanto più corte possibili o sintetizzando una frase corta in un'unica parola e l'effetto può essere notevole. Spero di essere riuscito con eleganza a rendere più piacevole l'attesa del promesso intervento sulle unità con questa breve parentesi sul luogo e l'ambiente, ma anche sui metodi di scrittura e sullo sperimentalismo. Spirito Giovane a.k.a. Daniele

25 ottobre 2008

Intermezzo 9 - Di Tempo e Di Spazio

Questo Intermezzo è un po' differente dagli altri. Metterò più poesie di quelle scritte più di recente per inquadrare meglio il periodo che sto vivendo senza immettere c***i miei sul web. Consideratelo anche una sorta di tappabuco: sto concludendo una analisi di un capitolo di un libro molto noto da chi mi legge, questo per correlare il prossimo post di scrittura (sulle unità di uno scritto) con una bella parte esemplificativa. Il lavoro è più ampio di quanto pensassi: o sono io che vedo cose dove non esistono, o questo scrittore è davvero un genio (opto la seconda, che era già una mia opinione prima dell'analisi, ndr). Quindi organizzo questo post in più punti, uno per ogni argomento o tema importante di questi giorni passati, a volte anche brevi riflessioni, flashes, dediche. Spero in questo modo di riordinare e digerire molte cose che faticano a scendere in gola. #02F - Idee Politiche. Ho visto Facci su Mattino 5 uscire davanti ad una piccola figura di Travaglio, appiccicata su una lavagna. Diceva che a lui non piacciono le persone che fanno attacchi personali ad altre persone (!?) che Travaglio è uno di questi e che, come molti altri han detto, è stato condannato per diffamazione (primo grado, ndr). Vorrei che gli si spiegasse che i suoi attacchi sono muffi e che deve capire che fra Travaglio e i politici c'è una piccola differenza: il primo non usa i nostri soldi, i secondi li usano ed anche male. #03F - Idee Sociali Ho fondato un'associazione con un amico: Quelli che si Fanno i Cazzi Loro e Considerano gli Altri. Bel nome, brutto acronimo: QFCLCA. L'importante è crederci ed averla creata. No other comments. #04F - Idee Sociali, Atto 2° Mi sento molto collaborativo in questi giorni. Giovedì e Venerdì ho vissuto in redazione di Inchiostro, ho scritto un articolo e mi sono documentato in modo decente sul problema della Finanziaria e degli articoli riguardanti l'Università. Devo dire che è un c'è un bel caos! Ho dovuto fare uno sforzo per capire molte cose. Ringrazio Alberto che lavorando lì a fianco mi ha illustrato i punti e spiegato le parti oscure. Anche al di fuori mi sento collaborativo: sto cercando di creare un gruppo per sviluppare alcune idee. Un progetto in erba. Speriamo non bruci, ci tengo molto. #02R - Tranquillità In questo periodo spesso ho pensato: cavolo, ad ogni cosa che sistemo una va storta! Molte volte vedevo sguardi di tensione e sentivo che c'era qualcosa che non andava. Ho scoperto che, malgrado ciò che penso, forse la tranquillità di poca gente rannicchiata attorno ad un focolare può dare di più del coinvolgere innumerevoli menti. Forse sbaglio. Anzi, spero. Onde Occasioni VI / Acqua VI / Vento VI E venne la tempesta... Ma tutta quella amarezza e crueltà spinser la barca mia fra le tue carezze: ed ora il mare è oceano di tranquillità. #03R - Dedica Questa poesia l'ho scritta in un momento di assoluta tranquillità e chiarezza sentimentale, ma in totale confusione mentale: aveva appena riallacciato un rapporto importantissimo, tuttavia sentivo [e sento, ndr] una sorta di oppressione in tutto, sentivo l'amaro in molte cose. I primi versi piacquero a Ludovica, così le scrivo tutta la poesia. E gliela dedico. La Notte Il Mondo V / Il Giorno V / La Luna V / L'Ombra V Sciolta e la nebbia. Lontano il silenzio guarisce il deserto. Scaglie di cielo scivolan giù, in mare: l'acqua ribolle. Volta per volta, esso cade: una carta si svezza dal mazzo e sul tavolo appare: e fu subito sera! Non è poi così nera la notte, ma triste lo è: quando dura un eone e veste epoche intere, incantandole di decadenza. Ho gocce di sangue nella mia mano: ho tentato più volte di appendermi al chiodo, ma vidi solo la punta, affilata. Dolgo mentre altri stanno a guardare: loro sanno come farsi prendere in grembo senza farsi pungere le mani. Per loro, che son villani e colpevoli di alcune nefandezze, leggero c'è sempre un sospiro di vita comoda e agiata, non il sangue del vespro. Dormite? Fate bene! La nott'è giunta ed io sento che l'odore delle cannonate decade col mondo a nuova vita! Dormi, o giovane sentinella: ci risveglieremo all'alba per conoscere i danni della notte di luna piena. Forse le maschere dei ghiotti si saranno distrutte, svelando gli orrori delle vite corrotte, delle notti delle anime. #05F - Postille alla Notte Spero che questa poesia dia più senso alle parole di qualche settimana fa, quell'Influsso riguardante il vespro. Considero questo tempo che viene la fine di un'epoca: non commento il perché, forse per via del fatto che è più un sentore che una verità. Ma sento fortemente la presenza di qualcosa di nero e buio. Sarò io, sarà la notte. Voglio postillare le parole di un amico: è in parte vero che durante la notte le persone si smascherano e rivelano ciò che sono. Sarà il fatto che credono di essere protette dall'ombra, sarà perché di notte una maschera è scomoda per andare a dormire: ma di fatto noto che più si va avanti nella notte [inteso come periodo di stallo e di fine di rapporti], le persone si smascherano. Ci sarà perciò, a mio avviso, molto da vedere nei prossimi mesi. Voglio anche sottolineare su questo punto che non è tutto così nero come lo dipingo: io colgo a volte frammenti dell'intera esistenza, non la totalità. Anche se qui c'è un messaggio di sopravvivenza: le sentinelle che rimarranno a vegliare sull'alba. Molto spesso le mie parole vengono prese per ciò che non sono: troppo estreme, troppo collegate, troppo complesse, troppo. Ci sono dei limiti che bisogna sottointendere in ogni cosa, non solo in quello che una persona dice o compie, ma in tutto ciò che accade. Insomma, non sempre ottengo quell'equilibrio tematico che vorrei raggiungere nelle mie creazioni. E per equilibrio intendo una moderata infusione di idee e pensieri. In questo, Sofrosine è il simbolo non di una perfezione, nè di un equilibrio o di uno stato robotico: è simbolo di moderazione, di conoscenza della soglia, di limite applicabile. E nella realtà, di tanto altro ancora. Spero di essermi chiarito e di aver chiarito un poco tutti quanti.
Daniele Fusetto a.k.a. Spirito Giovane

8 ottobre 2008

Influsso XXIV° - Vederci di Notte

#01F - Prologo di idee
Parliamoci chiaro: forse le mie parole vanno un poco al vento, ma se anche due o tre persone le vedono e le leggono, è un bene per me. In questo tempo si verrà a non buttare via niente, neanche le briciole: l'idea è che la decadente sera che ci ha tenuto compagnia per un bel po' di tempo, stia tramutando nella notte più nera. Non è più il tempo di dire che il crollo di una sola azienda non può far crollare un intero sistema verso la recessione: non quando fin dalle elementari ci insegnavano il termine "globalizzazione" con l'esempio - almeno a me - che uno sciopero dei contadini messicani poteva far crollare le azioni della tale compagnia di azioni a Wall Street. Capite quello che intendo? Spero di si, perché né un valore o un'opinione ferma, né le proprie idee - fra poco - potremmo più esprimere. A proposito di opinioni e di fatti: Inchiostro, giornale universitario con il quale collaboro, ha pubblicato questo breve articoletto sull'incontro con il giornalista David Randall, incontrato al festival di Internazionale: per quanto possa condividere alcune sue idee giornalistiche, mi discosto un attimo dalla sua affermazione sui blogger, cito:
«Non mi interessa nulla di quello che scrive un blogger ventenne che scribacchia sul suo computer, in mutande e pantofole, perché parla di ciò che gli passa per la testa. Ma io mi sento coinvolto in tutto ciò che succede fuori dalla sua testa. Anzi, in tutto ciò che succede fuori dalla sua finestra».
Ebbene, una parte di questa affermazione io non la condivido. Forse è vero che alcuni blogger corrispondono alla descrizione fatta da Randall, tuttavia non si faccia di tutta l'erba un fascio! Perché i Blog e le informazioni contenute in essi sono comunque parte del mondo che sta sia fuori dalla finestra di un blogger, che fuori dalla finestra di un qualsiasi cittadino. E ciò che viene scritto su un Blog, nonostante sia quello che passa per la testa ad un ventenne che scribacchia, forse è riferito a qualcosa che è capitato nel mondo oppure è legato ad un'esperienza personale vissuta in prima persona: ma di sicuro ha una base reale. E' a mio parere un bene che alcuni giovani scrivino i loro blog personali, che non hanno nulla a che fare con le notizie, ma certamente trasmettono qualcosa: l'identità di un mondo visto dagl'occhi dei diretti protagonisti, schiacciati ormai da logiche consumistiche e dettate dalla moda, che senza uno spazio per esprimersi finirebbero per decadere nella massa. E forse noi non raccontiamo sui blog quello che accade fuori proprio perché centinaia di quotidiani, riviste, telegiornali, notiziari, ecc. raccontano per noi un'epoca troppo scura, opaca e notturna che può anche spaventarci. Da che mondo è mondo, poi, credo che Popper abbia già mostrato l'impossibilità di presentare un'evento senza esserne personalmente coinvolti: già quando un uomo osserva un ente, il suo modo di osservare e la parte di ente che osserva è un'interpretazione, un'opinione. Quando guardiamo un film come Ritorno Al Futuro, ad esempio, una persona può notare i movimenti di camera quanto un'altra noti l'assetto della DeLorean DMC-12 di Doc o ancora le scenografie utilizzate. Io nel vedere questo mondo che sta cadendo a pezzi, che decade ormai da tempo, anche nelle notizie e nelle opinioni che la gente propone, non posso pensare che il tempo della sera, del vespro - di gusto romantico, gotico, decadentista - stia terminando: speriamo solo che la notte che sta arrivando sia quella corta e calda dell'estate piuttosto che quella fredda ed eterna dell'inverno. Cercate di non rimanere soli e ricordatevi che dopo la notta viene sempre l'aurora.
Quot-Immagination
Cari amici, vedo in voi le "sentinelle del mattino" in quest'alba del terzo millennio.
Spirito Giovane a.k.a. Daniele Fusetto
Postilla Importante
#01R - Gli Occhi [Introduzione alla poesia]
"Trovòmmi Amore del tutto disarmato, et aperta la via per gli occhi al core, che di lagrime son fatto uscio et varco"
diceva Petrarca. Il tema degli Occhi è un tema molto utilizzato nella poesia italiana delle origini: è attraverso gli occhi che un poeta come un uomo viene ferito dalle saette di Amore, perché sono gli occhi i primi a vedere la donna amata. Si potrebbe discutere ore ed ore su questi temi, ma volevo solo concentrarmi sull'impossibilità di eliminare gli occhi dall'esperienza poetica: sono gli Occhi che il poeta utilizza. Certo, anche altre persone, altri scrittori, prendono esempio da quello che vedono oppure scrivono ciò che succede nella realtà. Ma gli occhi di un poeta vedono oltre, riescono a comprendere non solo i fatti, ma tutti i collegamenti che stanno dietro, riescono a comprendere tutto ciò che c'è alla base di un evento. Non è detto che un poeta abbia sempre ragione: può anche sbagliarsi. Tuttavia gli Occhi rimangono la base: un poeta narra quello che vede o quello che non vede, quello che sogna o che lo viene a trovare in incubo, quello che osserva nascosto in un angolo o nel pieno dell'azione. Ed agli Occhi non si può sfuggire. Pensavo negli scorsi giorni che un poeta non ha scuse: non può semplicemente decidere di smettere di vedere o di scrivere. Deve farlo, è quasi un obbligo se non un'ossessione. E non possiamo fare a meno di non pensare, siamo come "la casa dei doganieri,/ sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:" e desolata ci attende la notte "in cui v'entrò lo sciame dei tuoi pensieri e vi sostò irrequieto". Non abbiate paura di vedere e di scrivere: nonostante possa sembrare un'ossessione in realtà è il nostro modo di reagire, di pensare, di scrivere, di riflettere, di avere opinioni di fatti e fatti di opinioni. Attraverso gli Occhi possiamo notare tutto quello che c'è fuori, ma anche ciò che c'è tra le righe: cambiare una sola parola in un testo può stravolgere l'intera esistenza di una poesia; decidere questo o quel metro può dare una sensazione differente al lettore; inserire certe immagini oppure lasciarle solo intendere può portare il lettore fino alla volontà di capire cosa c'è dietro. Ed è questo che possiamo fare. Ora è tempo di andare, perchè sempre e ovunque esiste il tempo e se così è, c'è ancora qualche ora per vedere il tramonto insieme.

5 ottobre 2008

Influsso XXIII° - Suddividere uno scritto

Ecco un bel post sulla scrittura prosa. In realtà è il primo di una serie di idee che io chiamo Princìpi delle Lettere: piccole riflessioni personali su come, cosa, quando e perché scrivere. Accanto ai Princìpi delle Lettere ci sono anche quelle delle Idee: saranno post che spiegheranno, come quello che scrissi una settimana fa, uno o più punti dello schema che guida i miei passi verso la creazione o l'analisi di qualcosa. Ma entriamo subito nel vivo: sono ordinati numericamente per mantenere un certo rigore. Inoltre indicherò con la lettera "R" l'argomento Poesia, con la "P" la prosa e con la "F" le idee generali. Ultima nota generale: sono idee sparse, non in ordine logico, ma cronologico, così come spuntano alla mia mente. Buona lettura. #P01 - Suddividere uno scritto Prima di tutto vi rimando a tre post di Federico "Taotor" Russo: - La Trama. - L'Ambientazione. - I Personaggi, le razze. Tranquilli, non è una mania universitaria o un volersi fare pubblicità: esplicano soltanto idee che non posso far altro che sottoscrivere. Inoltre i temi trattati mi hanno aiutato a fare certe scelte nella stesura di un'opera, perciò le reputo molto valide e in linea con questo post. La domanda che mi sto ponendo in queste settimane, che mi ha attanagliato mentre dovevo decidere se riscrivere o meno da capo la mia prima opera, è questa: come suddividere un testo? Ci sono varie suddivisioni: parti, atti, capitoli, paragrafi. Alcuni usano capitoli numerati, altri lasciano un testo lungo diviso solo da linee o simboli. Alcuni usano titolarli, con parole che possono richiamare, in modo diretto o indiretto, il tema del capitolo o l'ambientazione; o ancora le sensazioni e le idee contenute in esso. Ebbene, tutti questi metodi e tutti i metodi che verranno inventati sono utili. Non credo ce ne siano alcuni sconvenienti più degli altri. Basta usarli in un adeguato modo.
  • I capitoli senza numeri e senza titoli, con simboli o con semplici linee vuote, li vedo bene in un racconto: rendono bene l'unicità del tema e a volte del tempo e del luogo. Sono molto più utili in racconti lunghi e medi che in quelli brevi, ma assolvono la loro funzione: dividere senza staccare completamente lo sguardo dalla realtà che si descrive. Un esempio: La Malora di Beppe Fenoglio.
  • I capitoli separati con numeri sono solo divisioni comode per editori o per scrittori di professione, che a volte non hanno tempo per rileggere tutto quanto e dare un bel titolo ad un capitolo. Il pregio è che un lettore apre un nuovo capitolo con la curiosità di sapere cosa accade. Ma è anche un difetto, perché a volte la curiosità di un lettore è destata proprio dal titolo del capitolo. Forse sono indicati i capitoli numerati per quei racconti che non hanno tantissimi o grossissimi colpi di scena o da quei libri che hanno un andamento lineare e non presentano parti di diversa tensione. Un esempio: Gli Occhi del Drago di Stephen King.
  • Veniamo ora ai capitoli con titolo, più precisamente quelli diretti: essi indicano spesso il tema reale - e fra poco capirete il termine - del capitolo. In genere danno notizie o sul luogo, o sul tempo o sui fatti contenuti. Questi titoli sono quindi reali perché definiscono un ente reale per il racconto. Esemplifico. Margaret Weis nelle Cronache di Dragonlance utilizza questo sistema più volte: nei Draghi della Notte D'Inverno, la Weis e Hickman titolano alcuni capitoli come "Silvanesti. Ingresso nel sogno" oppure "Fuga da Tarsis. La storia dei Globi dei Draghi". Tali titoli riassumono luogi o tempi oppure parti stesse del cpaitolo, come una sorta di sunto del riassunto.
  • Il metodo più originale è utilizzare i capitoli a titoli indiretti: non ho ancora letto libri che possiedono tale caratteristica in modo prominente, nonostanche alcune volte capiti uno di questi titoli all'interno di un libro a titoli diretti. Ma per esemplificare e spiegarmi, un titolo indiretto di un capitolo che parla di guerra potrebbe essere l'utilizzo di tre parole chiave, come "Trincea - Lotta - Armi", oppure di una frase d'effetto come una citazione: penso a Dune, dove ai vari capitoli è anteposta una frase che l'autore ipotizza scritta da altre persone. Ancora, un titolo indiretto potrebbe essere quello di utilizzare una serie di nomi della stessa casa semantica: una serie di capitoli sull'amore potrebbero avere come titoli "Primavera - Estate - Autunno - Inverno" oppure "Overture - Fantasia - Toccata - Fuga". Sono solo esempi che rendono - a mio parere - bene l'idea di un titolo indiretto come qualcosa che indica non un evento o un luogo del capitolo, ma un'idea che si associa per analogia ad esso o ai suoi contenuti.
Questa suddivisione può essere trattata anche per gli altri elementi di sudivisione: io l'ho trattata per il Capitolo perchè è la forma base dei libri contemporanei. Ma applichiamola pure, con ogni riserva, alle Parti, agli Atti ed ai Paragrafi di un libro: ne otteremo uno stesso risultato. Un altra idee che mi si è posta è: quando iniziare un nuovo capitolo? Quando invece preferire il paragrafo? Capita a volte che uno arrivi alla fine di un blocco narrativo e non sappia se terminare lì un capitolo oppure continuarlo. Io penso che il cambio di un capitolo sia da interpretare come un cambio di paradigma: ovvero, una secca variazione di tempo, luogo, temi e sensazioni, o almeno di due di questi parametri. Un paragrafo può invece essere la variazione di uno solo di questi elementi. Per quanto riguarda divisioni maggiori, come Atti e Parti, le rimando al prossimo Post sulla Prosa, che credo verterà anche su come adattare unità narrative [la trama] ad unità metriche [le divisioni, capitoli e paragrafi].
Quot-Immagination – Ah, se potessi trovare il libro che contiene il vangelo della felicità... Amico mio, nel nostro tempo si scrivono dei libri, ma non delle verità... Carlo Maria Franzero
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

22 settembre 2008

Intermezzo 8 - Passione e Ragione

Rieccomi qui a prendere in mano saldamente questo mio Blog per scrivere questo intermezzo, d'occasione e di spiegazione: riguarda quattro cose, due riportate nel titolo, una qui sopra in immagine ed una in poesia più sotto. Non so quanti di voi - e non so neanche se posso dire "voi" - si sono chiesti cosa fosse quello schema che avevo fotografato e messo nel post Legami, ma ora giunge il momento di spiegare brevemente cosa sia e quale sia la sua funzione.
Questo schema rappresenta un modo di pensare e di vedere il mondo ma anche una base per creare o per criticare e giudicare le cose. Raccoglie in quattro punti quelli che a mio parere sono i pilastri dell'uomo: inclinazione, dovere, volontà e intelletto. Ogni uomo - ma anche ogni ente - può mostrarsi in uno di questi pilastri o in due o più, può percorrere qualsiasi strada da un punto all'altro dello schema, stando nel territorio della fisica o della metafisica, della necessità o della facoltà. Le linee disegnate sono solo i percorsi più "comodi": ne esistono infiniti di questi cammini, tortuosi o dritti che siano. Di tutti quei punti sopra disegnati voglio parlarne di due in particolare, che mi stanno a cuore più degli altri in questi periodi: Ragione e Passione. Sono due elementi importanti nella storia di un uomo come nelle cose e sono la mediazione fra due elementi: la Ragione fra inclinazione e intelletto, la Passione fra dovere e volontà. Possiamo vederli come i cardini di due sistemi filosofici: il Razionalismo e l'Idealismo, anche se preferirei evitare di vedere la parte destra dello schema così come l'hanno osservata i filosofi romantici. Cosa sono è presto detto: il primo, la Ragione, è il movente di tutte le idee che nascono dalla mediazione fra l'istinto naturale dell'uomo e le sue conoscenze, che lo frenano e mettono in moto le sue riflessioni; il secondo, la Passione, è invece l'Eros, la quantità non solo di sentimenti, ma anche di elementi caratteriali, che un uomo possiede: è infatti la mediazione fra ciò che una persona vuole ottenere e ciò che, per la sua Educazione, è invece dettato a fare per dovere verso qualcosa o qualcuno. In mezzo fra Ragione e Passione, proprio nel centro dello schema dovrebbe invece stare l'uomo: quella è la condizione di equilibrio massima, una posizione precaria ma che, anche se raggiunta per pochi secondi, può essere importantissimi nello sviluppo di una personalità. Una volta una persona mi chiese se un uomo si potesse trovare anche in un altro punto dello schema ed io risposi di si: quello schema può riassumere le numerose variazioni dell'animo umano, che in determinati periodi può trovarsi in differenti punti. L'importante, dal mio punto di vista, è stare sempre in equilibrio, nei territori sicuri della Ragione o della Passione, della Psiche o della Società. Per mia educazione e per mio convincimento, quelle cose che portano l'uomo da un estremo all'altro sono gli eventi più traumatici - in positivo ed in negativo - che una persona possa sopportare: bisogna avere la forza di porre un freno, un limite per non esagerare, per non passare da un estremo all'altro. Nel mio piccolo ho trovato persone più o meno equilibrate e persone in periodi meno equilibrati che sono state comunque interessantissimi punti di contatto: non è quindi dal maggior equilibrio di una persona che denoto le mie simpatie. Una delle persone più equilibrate che io conosca, una persona per cui provo una stima incommensurabile e che mi meraviglia sempre del suo pensare è mio padre, che oggi compie ## suonatissimi anni. Buon Compleanno! Ma c'è in particolare una persona per cui provo, ora come ora, un caleidoscopio di sentimenti ha dimostrato in vari mesi di essere "l'immagine vivente di Sofrosine", una persona equilibrata, modesta, riservata ma anche passionale, impegnata ed attenta. In questi giorni ha trasformato una delle sue passioni in un impegno costante: potete trovare il suo Blog fra i link, alla voce "Josep Carreras". Questa, più di altre, ha saputo incarnare il giusto equilibrio fra la sua Ragione, che mai l'abbandona, e la sua Passione, che è sempre con lei. Con tutto il mio affetto, Buon Compleanno Ludovica.
Livido di Passione --- Livido, il viso umido, illuso da sorrisi, ogni stantato riso mostra: l'ho visto su bocche intense di gioia, come sui bimbi sperduti ancora incoscenti, che come noi evitan le parole. Spirito Giovane a.k.a. Daniele Fusetto

3 settembre 2008

XXII° Influsso - Il Maestro e L'Educazione

Dopo la pausa estiva di Agosto, approfitto di questi giorni di relax [causa leggero malessere fisico] per scrivere questo intervento che riguarda alcune mie idee su due argomenti in particolare: il rapporto maestro-allievo e l'educazione.
Mi sto accorgendo che nel mondo di oggi non c'è più spazio per i legami familiari ed anche quelli di amicizia sono fragili. Non starò qui a chiedere o analizzare i perché: è un dato che ho appreso guardandomi attorno. Si è più aperti con sconosciuti o conoscenti che con i parenti. L'unico rapporto che vedo crescere sia in quantità che in qualità è quello tra maestro ed allievo. Secondo me è l'unico vero elemento che può smuovere l'immobilismo dei legami che è venuto a crearsi: mi accorgo che l'educazione di un bambino/ragazzo molte volte dipende dai suoi eroi, da quelle persone che idealizza. Ed a volte un maestro è una di queste figure, molte volte carismatico, forse perché è visto come una ambigua persona che a volte concede ed a volte limita. Soprattutto questa azione del limitare, del dire di no, è importante. Non raramente come un tempo sento persone che dicono "io per mio figlio sono come un amico, può dirmi tutto" oppure "mio padre/madre per me è come un amico/amica, posso dirgli tutto". Questo comportamento è errato. Un genitore deve educare ed un amico non è la figura adatta all'educazione: a volte una persona deve dire di no al proprio figlio e chiunque di noi ha ricevuto strigliate, no energici, rimproveri o addirittura delle sberle. Ma siamo cresciuti lo stesso e abbiamo imparato cosa vuol dire il rispetto delle cose e delle persone.
Ecco perché vedo necessario oggigiorno la figura del maestro: incarna la figura di colui che deve dire di no, di chi pone i limiti. E' un po' il demoni odierno, quello che una volta per Socrate stava all'interno degli uomini per dettare cosa non dovevano fare.
Per me, soprattutto per i miei ideali e per il mio ordine mentale, l'educazione è un fattore importante perché reputo poco influente sul cammino di un uomo quello che si indica come "atavico", ovvero quelle conoscenze che si crede siano innate nell'uomo. Credo poco al destino e non credo affatto che l'uomo nasca con particolari predisposizioni, se non fisiche. Tutto il resto è dato dall'Educazione: ecco perché a mio parere è un fattore rilevante nella crescita di un uomo. Come scrisse una volta un uomo sconosciuto a voi, uomini si diventa, non nasce. Tutto sta nel come e nel cosa si diventa. Ecco quindi che, se i genitori svaniscono come figure di educatori, il maestro, che è molte volte uno sconosciuto, può - anzi deve - porre il limite, deve essere quella figura che a volte dice di no. Deve quindi educare, deve raggiungere il fine di equilibrare un comportamento. E puntualizzo che la figura del maestro è da me analizzata in un rapporto a due: un solo maestro per un solo allievo. Questo perché migliora tantissimo la qualità dello studio, dell'apprendimento, dell'educazione.
C'è un altra cosa che molte volte mi arreca fastidio e dissenso, un atteggiamento che anche io a volte prendo, ma che vedo molto più pericoloso e maggiore nei giovani: l'impulso. L'impulso è una di quelle cose che il demone interno a noi dovrebbe cercare di farci evitare: è sbagliato reagire sfrontatamente e senza riflettere di fronte ad un evento. Prima di tutto perché la probabilità di sbagliare è altissima [si parla di errori di giudizio]. Secondo, perché, soprattutto se questo evento ci fa arrabbiare o ci da fastidio, riflettendo c'è sempre un metodo per riuscire a volgere la sorte a nostro favore restando un po' più calmi e aguzzando l'ingegno, magari usando un pizzico di furbizia. E forse un maestro, un valido insegnante, potrebbe consigliare di utilizzare di meno questi impulsi e di usare maggiormente quel cervello di cui tutti siamo dotati.
Maestro Figure I/L'Uomo IV "Maestro, maestro perdoni l'ardire: io voglio sapere, conoscere, scrivere; dire, fare e parlare, intessere e ordire!" Lasciate che i figli vadano a lui, lasciate che educhi le vostre menti e mendichi i vostri pensieri con parole di stima; stimate la prole che genera nuova speranza. Chi educa non mastica più la foglia del dovere, lasciato lontano dal gregge. Si spinge tra rovi che impediscono azioni, ragiona impulsivo per paura. La legge interiore, invè, non perdona, meglio perfora l'orecchio e provoca dolore, genera funeste cose se non che son male. Nessuno a voi un no ha mai dato? "Maestro, perdoni, non mi pare..." Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

3 agosto 2008

Primo Intervallo - Prima Di Partire

Trenta post e non sentirli neanche! Ebbene si, apro così il 31° post. Con un Intervallo: vedetelo come un intermezzo molto personale. L'occasione è l'ennesima partenza [improvvisata] per la montagna. Oltre all'Intervallo ho in mente altre tipologie di post che per ora rimangono nel cassetto. Ma torniamo all'argomento principale.
L'Intervallo serve per prendermi una pausa - come uomo, i poeti non vanno mai in vacanza, ndr - da tutto e tutti. Ovviamente non posso farlo senza esimermi dal lasciare una ultima traccia prima della pausa estiva, prima di partire. Questa è anche una lista metafisica - molto meta e poco fisica - di ciò che non si deve fare durante i periodi di pausa e di relax: escluderò i vari 'non studiare', 'non stancarsi', 'non lamentarsi', ecc... E' un vademecum dell'uomo che vuole stare in apatia, senza però escludersi il lusso e la comodità dell'equilibrio. Passo n° 1: Come affrontare la partenza. In modo semplice, rilassato, senza farsi prendere dal nervosismo per via dei vari stress post-traumatici causati dal viaggio, dai pensieri che riguardano lo studio e la vita a casa, dall'organizzazione dei programmi, ecc. Progettare è nell'animo umano, non si può eliminare questo punto: all'idea stessa di una vita senza progetti sta il progetto stesso di quella vita, un po' assurdo non trovate? Per quanto riguarda il pensare, potete solo scegliere la qualità dei pensieri visto che non si può smettere di pensare: solo idee serene e tranquille. Passo n° 2: Come affrontare la vacanza. Non fatevi prendere dalla mania di dover compiere esattamente ciò che avete prestabilito: mi sono accorto che molte volte mettersi dei paletti, dei punti sulla propria strada che bisogna fare ad ogni costo, comporta grossi sacrifici, ampio nervosismo e la tensione del dover risolvere le cose quando non si arriva dove si voleva giungere. Credere di poter fare tutto in poco tempo è inutile: forse è meglio aver fiducia nei propri calcoli ed anche se si sbaglia, meglio non prendersela e rilassarsi [facile a dirlo, difficilissimo a farlo]. Passo n° 3: Come affrontare i tempi morti in vacanza (ovvero come riposare) Varie opzioni: carte, cruciverba, libri, riviste, televisione, ecc. Ovviamente si parla di 'tempi morti', ovvero quando non si ha la forza necessaria neanche per svoltare la pagina della guida turistica o per allacciarsi le stringhe delle scarpe. Non desiderate l'impossibile: a volte è necessario riposare per essere poi in forma per nuovi progetti. Desiderare troppo a volte porta ad un conflitto interno per cui si vuole sempre di più, anche quando si è giunti alla meta. Piuttosto cercate di sognare di poter compiere di più o di sperare di fare meglio in futuro. Passo n° 4: Come affrontare il rientro. Vi direi con classe e dignità, con la compostezza di un Lord inglese, ma dubito di questo. Realisticamente, cercate di borbottare s buffare il meno possibile e di concentrarvi sull'obbiettivo: tornare a casa sani e salvi. Non dubitate del programma di ritorno, non serve molto dubitare: crea solo confusione e credenze vane. Piuttosto cercate di avere un senso critico per decidere quando e dove fermarvi, quale strada fare. Tutto dovrebbe filare liscio. Passo n° 5: Come affrontare i problemi di gruppo. Cercate di non giudicare mai nessuno: se possibile criticate, dite la vostra. Questo è obbligatorio, ma il giudizio potrebbe creare tensioni inutili. Cercate anche di aver fiducia nelle persone: non basta credere o non credere, si tratta di avere totale fiducia e di condividere le cose. Dividetevi i compiti, non lasciate tutto in mano ad una sola persona. Cercate di adattarvi quanto più è possibile e non lasciatevi intimidire dalle novità. Rilassatevi e siate sereni. Tutto ciò è una raccolta di idee che serve più a me che a chi lo leggerà. E' tutto per questo Intervallo, nessun'altra cosa se non una breve poesia: le ultime che scrivo sono senza indicazioni se avete notato. Sto cercando di prendere una pausa dalla progettazione e di scrivere qualcosa un poco più ragionato sul contenuto interno. Detto ciò, vi lascio alla poesia.
Prima Di Partire --- Chi sa cosa vuol dire è fortunato nel sapere solo cosa e non cosa non vuol sapere! In chiosa a ciò vi dico chissà, chissà che può tagliar il velo che copre a mo di maschera la faccia degli amici: svelerà nemici ancor più feroci, perché costretti a vicinanze odiose e non volute! Sappi che rive, sponde larghe di fiumi rapidi, hanno toccato migliaia di labbra di donna eppure non sono stati minimamente intaccati! E così animali, oggetti, enti son tutti attenti al passare della femminilità! Eppure l'uomo non ce la fa ad essere travolto! Si chiede perché, per come, per quale strano motivo la sua strada s'interrompe, i suoi progetti suonano strani ed un sentimento puro, sottile, penetra fino al profondo della mente. L'uomo si dice che venga travolto, ma in realtà non è solo travolto: è completamente fatto, interamente complice, stranamente incantato e rapidamente costretto a fare, pensare, dubitare, credere e desiderare, aver fede ed aver sogno, ragionare e non ragionare su ciò che ha e che non ha quando una donna ha. Rapido il sol si china, è ora di partire!
Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

28 luglio 2008

XXI° Influsso - Piccolo Mondo Contemporaneo

Stavo riflettendo poco tempo fa, prima della vacanza, su due idee in particolare: quanto è piccolo il nostro mondo e quanti volti conosciamo. Ciò perché mi sono accorto che ogni volta che volgo lo sguardo verso una nuova direzione, incontro o rivedo persone dimenticate o ancora ne conosco di nuove.
Sono elettrizzato da questa mia abilità di riconoscere volti, sguardi, lineamenti. Devo dire che mi dona un attimo di rassicurazione: non ho tempo di sentirmi spaesato o fuori luogo che subito incontro un viso famigliare. E questo, per me, è un pregio. Forse è vero che il nostro mondo - il nostro habitat, ciò che ci circonda - è piccolo, ma io credo che sia possibile considerare vero anche il contrario: siamo noi che da piccole persone riusciamo a conoscere, a ricordare, numerosi volti che ciclicamente passano sotto i nostri occhi. Se poi un volto ci piace, se un volto ha un grosso impatto sulla nostra attenzione, allora non solo riconosciamo quel volto ma lo usiamo come metro di paragone (il tipico "ah si, quello assomiglia a Mario! [dedicato alle mie fanciulle, ndr]). Quello che voglio dire è che non è il mondo probabilmente ad essere piccolo, ma siamo noi ad abituarci a certe persone, a certi volti. E ci abituiamo perché tendiamo a costruirci un habitat che si possa identificare sempre e comunque: i nostri habitat sono la famiglia, gli amici, i conoscenti. Tutto ciò mi ha portato ad un'altra breve riflessione più profonda; ho studiato - male - in questi giorni Storia Moderna ed ho studiato la nozione di Stato Moderno. Lo Stato Moderno viene definito per avere tre caratteristiche: un territorio, un popolo e il monopolio del potere legittimo. Ora, se le persone tendono come me o similmente a me ad identificare un gruppo di uomini e donne come un habitat, una casa, una famiglia, un popolo, allora capisco di più questo mondo contemporaneo in cui la politica non interessa più di tanto, dove abbiamo un problema che è quello dell'immigrazione che non sappiamo risolvere e che manco ci fermiamo a comprendere. Oggi si è persa la nozione di Stato o Nazione. In realtà se ci pensiamo è qualche anno che ormai non esiste più lo Stato Moderno o la Nazione intesa come somma dei tre caratteri sopra elencati. Ma solo oggi vi ho riflettuto bene: non abbiamo più la cognizione del nostro territorio, sia locale che nazionale. Non voglio soffermarmi a giudicare questa affermazione: dico solo che sempre più spesso le persone identificano il loro habitat con gruppi di persone e non con frontiere geografiche. Ciò spiega a mio parere alcune cose interessanti. Prima di tutto perché l'immigrazione è forte al giorno d'oggi: la terra su cui si nasce non è tanto importante quanto lo era in precedenza, con dovute eccezioni. Secondo, le persone che emigrano in un altro paese si tengono strettamente legate in comunità di connazionali - o coetnici, parola che bisognerebbe adottare. Questi due elementi provocano due conseguenze: da una parte v'è la disgregazione della vita comunitaria - comunale o della diocesi, vedesi paesi sempre più vuoti e oratori in decadimento; dall'altra parte vi è perdita di identità nazionale [che viene mantenuta solo per eventi sportivi]. Parallelamente, si creano sacche di etnie di altre nazioni che partono alla volta di altri stati per ricominciare vita, per cercar fortuna, per fare la bella vita, per un mucchio di motivi. Mi fermo qui perché la mia riflessione si basa solo sulla percezione da parte di popoli di una nazione degli immigrati e non della percezione degli immigrati della loro o altrui condizione. Rimane però un dubbio: se è scomparsa l'idea di territorio, se manca la nozione di nazione, come mai non si è persa la nozione di clandestinità? Questo è un dubbio che devo ancora risolvere.
Il Corruttore --- Vedo pure facce nuove e sconosciute! Vedo suore che mi riempiono il cuore e la mente d'umiltà e d'agiatezza spirituale! Ma nel sovraffollato deserto mio compare anche colui che m'ha maledetto: esso è scaltro, astuto e inetto a volte; a volte mi fa concentrare più su me stesso che sul donare incondizionato all'altrui! Scivola via --- Scricchiola il ceppo nel cammino del fuoco; sulla polvere che segna la mia via vedo echi del passato. A capo chino come sotto il ventre d'una chioccia, scivola l'io mio pulcino, nasconde verità che sono secche, sono stantie. Ed una ventata di novità, che sa di lontano, è come un abbaglio, il poter credere che scricchioli solo il mondo nostro più vicino, che è l'unico anche che ci scivola via di mano. Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

23 luglio 2008

XX° Influsso - Progetti: Prose e Poesie

Giunti faticosamente al ventesimo Influsso trovo la necessità e l'obbligo di dover informare coloro [pochi] che mi leggono e coloro [spero tanti] che mi leggeranno sui miei progetti futuri. Non parlo di progetti personali e privati: non vi annoierò raccontandovi la specializzazione o il master o il lavoro che vorrei fare. No, si tratta di progetti a mio parere più reali perché necessitano solo di una mia stesura scritta. La non profetizzabile pubblicazione di tali progetti, infatti, non preclude una minore concretezza di tali scritti.
Poesia Inizio con quella che per la prima parte del mio Blog era la cosa più preponderante: la poesia. Ho due progetti in mente: il primo riguarda una raccolta di poesie che ho scritto tra quinta superiore e primo anno di università. Una specie di diario di un maturando che non aveva questa totale sicurezza di essere maturo. Il secondo progetto è molto più ambizioso. E' nato come un gioco: ho iniziato a catalogare le poesie - come avete visto - mettendo sottotitoli e numeri. Cosa sono quei numeri e quei sottotitoli? Delle specie di segnalibri o segnali che evidenziano in un'opera più complessa e concettualmente vasta i vari collegamenti fra le varie poesie. Ho in mente un'opera che racconti una storia e che allo stesso tempo possa essere letta saltando qua e là fra le poesie, rincorrendo i numeri romani dei vari capitoletti che le poesie hanno nel loro sottotitolo. Così una persona potrà leggere una storia in poesia oppure un'analisi poetica e personale [nonché più autobiografica] di temi quali il Tempo, il Gioco, le Selve, il Giorno, ecc. Questa opera è divisa in ventidue parti ognuna delle quali è un arcano, una delle carte dei Tarocchi. Ed ogni parte a sua volta è divisa in altre parte. Ogni poesia è collegata all'altra in modo diretto ed indiretto. Il senso non è tanto spiegare in poesia il mondo o i mondi che mi circondano, ma di descriverli per quello che sono e criticarli, evidenziare aspetti positivi e negativi a volte anche giudicando e punendo o premiando alcune figure. Altro non posso dirvi di più. Prosa La prosa vede un'organizzazione meno complicata, ma non meno ambiziosa. Il mio target è quello di scrivere una o più storie di carattere fantastico o fantasy e legarlo con la filosofia, utilizzando quello schema mentale che ho faticosamente prodotto e che ho postato tempo fa sul Blog. L'idea è di far vedere come quello schema può aiutare a comprendere maggiormente cosa ci circonda utilizzandolo per costruire eventi su un mondo che è in parte simile al nostro ed in parte fantastico. In questa unione di concetti filosofici personali e di narrazione fantasy ho scelto di scrivere la storia di un uomo, o meglio, di un ragazzo che è appena diventato uomo e che deve affrontare in modo rapido la conoscenza con qualcosa più grande del normale universo. Non si tratta della banale storia di un passaggio o di un'ordalia verso l'età adulta: nelle mie storie il protagonista è già in parte adulto ed è solo per necessità che viene descritta anche la sua introduzione al mondo sovrannaturale. A differenza di storie come quelle di Harry Potter [che ho comunque apprezzato] o di altri personaggi che da ragazzi devono diventare uomini, il mio personaggio è un uomo che deve affrontare la realtà anche in un mondo sovrannaturale: non ci saranno sconti, né troppi finali dolci - o addolciti. La storia parte subito in modo tragico e forte per definire quello stacco che voglio mettere fra un certo tipo di fantasy per ragazzi, basato sull'idea della magia come meraviglia, ed un altro tipo di fantasy per adulti, basato sull'idea di mondo fantasy come ragnatela di avvenimenti e meccaniche non semplificabili e simili alle meccaniche del nostro mondo. Qui mi fermo: ho detto abbastanza e vorrei dire di più, ma preferirei non disordinare i miei pensieri ora che sono ben forti e saldi. Vi basti sapere che il primo progetto in prosa è già stato avviato seguendo differenti vie. Ovviamente non sto qua a dirvi quante volte è stato ripreso, rimaneggiato, riscritto e rivisto il tutto, ma è comunque tanto il tempo speso a maturare quello che fra poco spero riuscirò a scrivere in modo completo. Ora vi lascio, domattina partirò per una breve vacanza in montagna insieme a due amici ed alla mia ragazza: finalmente dopo un mese di studi intensi - dimostrabili dalla mia mancanza di post purtroppo - parto per rilassarmi. Spero di ritrovarvi in forma dopo questi giorni, magari con qualche commento che stimoli la mia curiosità. Grazie a tutti e a presto! Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele
 
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