8 marzo 2008

Intermezzo 5 - Festa della Donna

Dipinto di Marco Massarelli, tutti i diritti a lui riservati
We made a fire
and talked until we fell asleep
I tried to reach
But found you only ankle deep
Supposed I gave my life to you,
Would you take that for granted too?
Hollow
Snapshot - Apes, Pigs & Spaceman
Ed io a volte mi chiedo perché. Perché ogni volta che perdo dei gradini verso la conclusione di una vicenda, dopo qualche tempo, ritento. Mi chiedo perché ogni volta che faccio un fuoco, che parlo fino a tarda notte, che tento di raggiungere qualcuno, trovo solo qualcuno che dorme e che, non come me, è lì a perdersi nei suoi pensieri, tormentato da qualche remora o da qualche sentimento che non vuole svanire, come la rabbia, la paura, la tristezza, il rancore, il rimorso. O l'amore.
E mi chiedo anche perché ci sono alcune volte persone che attorno a me stanno sempre [sembra] un gradino avanti. Anche quando si parla delusi, amareggiati, scontenti, rintronati, invaghiti, arrabbiati, nonostante tutto mi accorgo che io sono sotto e loro stanno sopra.
E non è una mera reminescienza del Dolce Stil Novo, è proprio una semplice costatazione.
Che senza di loro un poeta non potrebbe definirsi tale, che non sarebbero esistiti i trovatori, i siciliani, i siculo-toscani, Dante, Petrarca, ecc...
Eppure io non riesco a capire perché ogni volta son lì sul bel mezzo a dire "ok, la smetto" e poi sorge spontanea una luce, un'ombra bianchissima, un'ombra lucente che ridente ti prende per mano, ti da del villano, pensa e ripensa e poi forse agisce o forse no.

Ma si, chi illudo. Io mi chiedo, ma in fondo alla mente so. So che sarà sempre così, ci si renderà conto sempre di come sia stupendo rincorrere un aquilone e farsi male per prenderlo. Mi illudo che non riuscirò mai a salire allo stesso gradino di quelle che mi circondano, ma, come dico, è una illusione. Capiterà prima o poi di trovarla, quella tanto amata e tanto rincorsa Sofrosine.
Ella è meschina e a volte birichina. Si insinua nelle persone vicino a me, lascia una scia per confondermi e poi se ne svanisce. E quando penso di averla braccata, poi se ne va lasciandomi solo lo sciame dei suoi pensieri qui, tra il letto ed il computer a colmare pagine bianche di versi sfatti e sfiniti che sono stati creati, inizialmente, proprio per una donna.

E benché stia scrivendo queste poche righe chiedendomi ancora se c'è Sofrosine realmente qui accanto a me o se mi ha illuso ancora, io so già, ho una sorta di presentimento, che mi rode dentro e che mi da però pace. Che la scia di Sofrosine mi dà tranquillità come la stessa dea.
Ed è per questo che ogni volta son confuso, ché non so mai se davvero incontrerò Sofrosine oppure se mi sto illudendo un'altra volta.
Ma m'è dolce il naufragar in questo mare, tanto dolce che davvero non potevo non scrivere qualcosa sulla festa della donna. Sia per Sofrosine, che per le mie amiche, chi più vicino a me chi più lontano, chi sento di più e chi sento di meno.
Vorrei scrivere cose estreme, assolutistiche ed idealistiche, ma non sono così. Scrivo quello che sento. Da sempre e per sempre, quello che ragiono e che penso e quello che rimetto in ordine per questo spazio. Ed ecco qualche pensiero su questa festa.

La festa della Donna, non delle donne. Perché si festeggia la donna in sé, come simbolo, emblema, causa di movimento del 50% della popolazione mondiale (maschietti e anche qualche outsider).
Donne ovunque: nella mitologia, nella religione, nella politica, nella società. E per qualche tempo hanno avuto qualche problema, erano un po' bistrattate. Un po' tanto, come si direbbe.
Considerando che la prima donna nominata nella Bibbia è la causa di un peccato, che l'Iliade è fondata sull'amore per una donna causato da una divinità femminile che non a caso è Venere, donna che sta in questi giorni cercando di ottenere un ruolo politico pesante a livello mondiale (salutiamo Hilary), donna che sempre di più è sullo stesso gradino dell'uomo nella società (spero).

E dopo tutte queste parole che lascio qui senza un motivo ben preciso, senza un intento filosofico profondo perché da capire di complicato c'è poco, mi congedo ribadendo le stesse cose che dissi all'inizio: a volte mi chiedo perché. Perché ci si deve innamorare molte volte di persone sbagliate (a volte fortunatamente di quelle giuste), perché a volte ci si fa male mentendo oppure dicendo troppo, perché a volte ci si butta a capofitto in una storia solo per illudersi nuovamente, perché ogni volta che passa una donna, ci si gira per osservarne meglio le forme. Forse perché è bello così, forse perché è bello continuare a vivere, a tirare avanti nonostante tutti, per collezionare piccole perle da rivedere mentalmente, alcune belle, altre brutte, alcune imbarazzanti (e ne ho moltissime), altre dolci e da assuefazione. E so che da entrambe le parti, sia gli uomini che le donne, alla fin fine provano le stesse cose solo in modo differente. Ed è forse piacevole [Nee-san, non me ne volere] questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia, altrimenti saremo in molti, uomini e donne, soltanto dei sadici. E questo non lo credo.

Un piccolo urlo al mio amico Mattia: che Dio ce la mandi buona! E detto questo, esco a cercare, come faccio ultimamente!

Quel Generale Seguitare
La Papessa VI

Smette, ci prova. Alza il sospettoso
gomito e prova un vago sospetto.
S'acquatta nel letto, profonda sta fuori
la notte. "Ok, la smetto". Poi sorge lontana
una luce che audace e spontanea, come
ombra lucente, la bianca mente gli
illumina e sale ad aspettare quel
temporale, di un dopoguerra mai vissuto.

Cerca l'illusa, s'alza ancora nella notte
nera e pensa mezz'ora alla chete serena
che stava ad un palmo dal fiato suo,
mentre si specchia silente, imbevuta
d'infarto. Ed evince, sconfitta, che l'ombra
lo segue, la scia dei suoi pensieri
gli tiene compagnia stanotte, per sempre,
convinta da una vecchia litania, sussurrata,
lì da sola, acquattata nell'ombra, lucente,
se ne sta.

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

2 commenti:

by Ax ha detto...

Perché?
Perchè, per molti, è grazie ai mille errori che ci si scopre, e il vero insegnamento di quello che la vita rappresenta ha forti radici radicate in tutto ciò. Spesso non si dà al tempo la possibilità di mostrarcelo e si spazza via una grande occasione.
In giro per i blog ho letto questo: "Ma la vera sfida è continuare a comportarsi così quando non si ottiene quello che si vuole.
La gratitudine di fronte alla sconfitta o alla sofferenza: ecco davvero un uomo o una donna che sa cos'è il coraggio delle proprie idee.
"
La consapevolezza che di fronte alle sconfitte si ha un'occasione di crescita è un'esperienza davvero illuminante.
Certo, non sempre si riesce a metabolizzare, ma quando succede è veramente notevole, e cambia una persona... eccome se la cambia.

Alex.

Spirito Giovane ha detto...

Grazie Ax,
i tuoi commenti sono sempre centrati e utili.
Concordo sul fatto che una sconfitta è anche un'occasione di crescita, ma preciso, voglio sottolineare, che molte volte non è la sconfitta in se, ma gli eventi che ti contrastano a darti comunque un vantaggio...è forse un pensiero fondo, forse vacuo. Ma lo preciso per non essere, come spesso istintivamente sono, troppo idealista. E forse un giorno ci sarà un Influsso a spiegare tutto ciò.

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

 
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