3 settembre 2008

XXII° Influsso - Il Maestro e L'Educazione

Dopo la pausa estiva di Agosto, approfitto di questi giorni di relax [causa leggero malessere fisico] per scrivere questo intervento che riguarda alcune mie idee su due argomenti in particolare: il rapporto maestro-allievo e l'educazione.
Mi sto accorgendo che nel mondo di oggi non c'è più spazio per i legami familiari ed anche quelli di amicizia sono fragili. Non starò qui a chiedere o analizzare i perché: è un dato che ho appreso guardandomi attorno. Si è più aperti con sconosciuti o conoscenti che con i parenti. L'unico rapporto che vedo crescere sia in quantità che in qualità è quello tra maestro ed allievo. Secondo me è l'unico vero elemento che può smuovere l'immobilismo dei legami che è venuto a crearsi: mi accorgo che l'educazione di un bambino/ragazzo molte volte dipende dai suoi eroi, da quelle persone che idealizza. Ed a volte un maestro è una di queste figure, molte volte carismatico, forse perché è visto come una ambigua persona che a volte concede ed a volte limita. Soprattutto questa azione del limitare, del dire di no, è importante. Non raramente come un tempo sento persone che dicono "io per mio figlio sono come un amico, può dirmi tutto" oppure "mio padre/madre per me è come un amico/amica, posso dirgli tutto". Questo comportamento è errato. Un genitore deve educare ed un amico non è la figura adatta all'educazione: a volte una persona deve dire di no al proprio figlio e chiunque di noi ha ricevuto strigliate, no energici, rimproveri o addirittura delle sberle. Ma siamo cresciuti lo stesso e abbiamo imparato cosa vuol dire il rispetto delle cose e delle persone.
Ecco perché vedo necessario oggigiorno la figura del maestro: incarna la figura di colui che deve dire di no, di chi pone i limiti. E' un po' il demoni odierno, quello che una volta per Socrate stava all'interno degli uomini per dettare cosa non dovevano fare.
Per me, soprattutto per i miei ideali e per il mio ordine mentale, l'educazione è un fattore importante perché reputo poco influente sul cammino di un uomo quello che si indica come "atavico", ovvero quelle conoscenze che si crede siano innate nell'uomo. Credo poco al destino e non credo affatto che l'uomo nasca con particolari predisposizioni, se non fisiche. Tutto il resto è dato dall'Educazione: ecco perché a mio parere è un fattore rilevante nella crescita di un uomo. Come scrisse una volta un uomo sconosciuto a voi, uomini si diventa, non nasce. Tutto sta nel come e nel cosa si diventa. Ecco quindi che, se i genitori svaniscono come figure di educatori, il maestro, che è molte volte uno sconosciuto, può - anzi deve - porre il limite, deve essere quella figura che a volte dice di no. Deve quindi educare, deve raggiungere il fine di equilibrare un comportamento. E puntualizzo che la figura del maestro è da me analizzata in un rapporto a due: un solo maestro per un solo allievo. Questo perché migliora tantissimo la qualità dello studio, dell'apprendimento, dell'educazione.
C'è un altra cosa che molte volte mi arreca fastidio e dissenso, un atteggiamento che anche io a volte prendo, ma che vedo molto più pericoloso e maggiore nei giovani: l'impulso. L'impulso è una di quelle cose che il demone interno a noi dovrebbe cercare di farci evitare: è sbagliato reagire sfrontatamente e senza riflettere di fronte ad un evento. Prima di tutto perché la probabilità di sbagliare è altissima [si parla di errori di giudizio]. Secondo, perché, soprattutto se questo evento ci fa arrabbiare o ci da fastidio, riflettendo c'è sempre un metodo per riuscire a volgere la sorte a nostro favore restando un po' più calmi e aguzzando l'ingegno, magari usando un pizzico di furbizia. E forse un maestro, un valido insegnante, potrebbe consigliare di utilizzare di meno questi impulsi e di usare maggiormente quel cervello di cui tutti siamo dotati.
Maestro Figure I/L'Uomo IV "Maestro, maestro perdoni l'ardire: io voglio sapere, conoscere, scrivere; dire, fare e parlare, intessere e ordire!" Lasciate che i figli vadano a lui, lasciate che educhi le vostre menti e mendichi i vostri pensieri con parole di stima; stimate la prole che genera nuova speranza. Chi educa non mastica più la foglia del dovere, lasciato lontano dal gregge. Si spinge tra rovi che impediscono azioni, ragiona impulsivo per paura. La legge interiore, invè, non perdona, meglio perfora l'orecchio e provoca dolore, genera funeste cose se non che son male. Nessuno a voi un no ha mai dato? "Maestro, perdoni, non mi pare..." Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

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