5 ottobre 2008

Influsso XXIII° - Suddividere uno scritto

Ecco un bel post sulla scrittura prosa. In realtà è il primo di una serie di idee che io chiamo Princìpi delle Lettere: piccole riflessioni personali su come, cosa, quando e perché scrivere. Accanto ai Princìpi delle Lettere ci sono anche quelle delle Idee: saranno post che spiegheranno, come quello che scrissi una settimana fa, uno o più punti dello schema che guida i miei passi verso la creazione o l'analisi di qualcosa. Ma entriamo subito nel vivo: sono ordinati numericamente per mantenere un certo rigore. Inoltre indicherò con la lettera "R" l'argomento Poesia, con la "P" la prosa e con la "F" le idee generali. Ultima nota generale: sono idee sparse, non in ordine logico, ma cronologico, così come spuntano alla mia mente. Buona lettura. #P01 - Suddividere uno scritto Prima di tutto vi rimando a tre post di Federico "Taotor" Russo: - La Trama. - L'Ambientazione. - I Personaggi, le razze. Tranquilli, non è una mania universitaria o un volersi fare pubblicità: esplicano soltanto idee che non posso far altro che sottoscrivere. Inoltre i temi trattati mi hanno aiutato a fare certe scelte nella stesura di un'opera, perciò le reputo molto valide e in linea con questo post. La domanda che mi sto ponendo in queste settimane, che mi ha attanagliato mentre dovevo decidere se riscrivere o meno da capo la mia prima opera, è questa: come suddividere un testo? Ci sono varie suddivisioni: parti, atti, capitoli, paragrafi. Alcuni usano capitoli numerati, altri lasciano un testo lungo diviso solo da linee o simboli. Alcuni usano titolarli, con parole che possono richiamare, in modo diretto o indiretto, il tema del capitolo o l'ambientazione; o ancora le sensazioni e le idee contenute in esso. Ebbene, tutti questi metodi e tutti i metodi che verranno inventati sono utili. Non credo ce ne siano alcuni sconvenienti più degli altri. Basta usarli in un adeguato modo.
  • I capitoli senza numeri e senza titoli, con simboli o con semplici linee vuote, li vedo bene in un racconto: rendono bene l'unicità del tema e a volte del tempo e del luogo. Sono molto più utili in racconti lunghi e medi che in quelli brevi, ma assolvono la loro funzione: dividere senza staccare completamente lo sguardo dalla realtà che si descrive. Un esempio: La Malora di Beppe Fenoglio.
  • I capitoli separati con numeri sono solo divisioni comode per editori o per scrittori di professione, che a volte non hanno tempo per rileggere tutto quanto e dare un bel titolo ad un capitolo. Il pregio è che un lettore apre un nuovo capitolo con la curiosità di sapere cosa accade. Ma è anche un difetto, perché a volte la curiosità di un lettore è destata proprio dal titolo del capitolo. Forse sono indicati i capitoli numerati per quei racconti che non hanno tantissimi o grossissimi colpi di scena o da quei libri che hanno un andamento lineare e non presentano parti di diversa tensione. Un esempio: Gli Occhi del Drago di Stephen King.
  • Veniamo ora ai capitoli con titolo, più precisamente quelli diretti: essi indicano spesso il tema reale - e fra poco capirete il termine - del capitolo. In genere danno notizie o sul luogo, o sul tempo o sui fatti contenuti. Questi titoli sono quindi reali perché definiscono un ente reale per il racconto. Esemplifico. Margaret Weis nelle Cronache di Dragonlance utilizza questo sistema più volte: nei Draghi della Notte D'Inverno, la Weis e Hickman titolano alcuni capitoli come "Silvanesti. Ingresso nel sogno" oppure "Fuga da Tarsis. La storia dei Globi dei Draghi". Tali titoli riassumono luogi o tempi oppure parti stesse del cpaitolo, come una sorta di sunto del riassunto.
  • Il metodo più originale è utilizzare i capitoli a titoli indiretti: non ho ancora letto libri che possiedono tale caratteristica in modo prominente, nonostanche alcune volte capiti uno di questi titoli all'interno di un libro a titoli diretti. Ma per esemplificare e spiegarmi, un titolo indiretto di un capitolo che parla di guerra potrebbe essere l'utilizzo di tre parole chiave, come "Trincea - Lotta - Armi", oppure di una frase d'effetto come una citazione: penso a Dune, dove ai vari capitoli è anteposta una frase che l'autore ipotizza scritta da altre persone. Ancora, un titolo indiretto potrebbe essere quello di utilizzare una serie di nomi della stessa casa semantica: una serie di capitoli sull'amore potrebbero avere come titoli "Primavera - Estate - Autunno - Inverno" oppure "Overture - Fantasia - Toccata - Fuga". Sono solo esempi che rendono - a mio parere - bene l'idea di un titolo indiretto come qualcosa che indica non un evento o un luogo del capitolo, ma un'idea che si associa per analogia ad esso o ai suoi contenuti.
Questa suddivisione può essere trattata anche per gli altri elementi di sudivisione: io l'ho trattata per il Capitolo perchè è la forma base dei libri contemporanei. Ma applichiamola pure, con ogni riserva, alle Parti, agli Atti ed ai Paragrafi di un libro: ne otteremo uno stesso risultato. Un altra idee che mi si è posta è: quando iniziare un nuovo capitolo? Quando invece preferire il paragrafo? Capita a volte che uno arrivi alla fine di un blocco narrativo e non sappia se terminare lì un capitolo oppure continuarlo. Io penso che il cambio di un capitolo sia da interpretare come un cambio di paradigma: ovvero, una secca variazione di tempo, luogo, temi e sensazioni, o almeno di due di questi parametri. Un paragrafo può invece essere la variazione di uno solo di questi elementi. Per quanto riguarda divisioni maggiori, come Atti e Parti, le rimando al prossimo Post sulla Prosa, che credo verterà anche su come adattare unità narrative [la trama] ad unità metriche [le divisioni, capitoli e paragrafi].
Quot-Immagination – Ah, se potessi trovare il libro che contiene il vangelo della felicità... Amico mio, nel nostro tempo si scrivono dei libri, ma non delle verità... Carlo Maria Franzero
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

3 commenti:

Parao ha detto...

"Il metodo più originale è utilizzare i capitoli a titoli indiretti: non ho ancora letto libri che possiedono tale caratteristica in modo prominente, nonostanche alcune volte capiti uno di questi titoli all'interno di un libro a titoli diretti."

"La Rocca dei Silenzi" è esattamente quanto tu non hai ancora letto. ;)
Mi piace la tua suddivisione. E, per i miei gusti odierni, i titoli indiretti battono tutti gli altri metodi.

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Onoratissimo di averti ispirato! ^^ (Perdona la puntigliosità, ma mi chiamo Federico, Russo, non Andrea... XD)

Io ho apprezzato "La Rocca" anche per l'ordine dell' "unità metrica e narrativa", per usare le tue parole, che Andrea ha adottato.
Mi trovi d'accordo con te.
Aggiungo un'opinione per quanto riguarda i capitoli. A mio parere non è necessario aprire un capitolo con un cambio di tempo, luogo, situazione ecc., anche se come scelta è giustissima. Credo che si possa concludere e riaprire con un capitolo - con lo stesso luogo e tempo - anche solo per riprendere fiato narrativo. :) Il lettore si stanca, lo scrittore pure. Se fosse un film o una serie tv, nella scena col climax a mille ci sarebbe una dissolvenza verso il nero e poi via colla pubblicità. :)

Spirito Giovane ha detto...

Prima di tutto grazie per i commenti.
In realtà quello che volevo dire era che non ho ancora incontrato un libro che utilizzi veri e propri titoli indiretti. Un esempio, per autocitarmi, è presto fatto: ho una mezza idea di intitolare i capitoli di una mia opera con i titoli dei libri della bibbia. Questo per me è indiretto: citare qualcosa che con il testo proprio non c'entra assolutamente nulla se non per il concetto di fondo. Si tratta poi di cercare il perché di questi titoli. Forse i titoli che hai usato tu, Andrea, mi risultano indiretti fino ad un certo punto, ma mi rimetto a ciò che hai detto tu: avere uno scrittore che conferma idee ai propri lettori è utilissimo, come si vede subito: io li avrei giudicati differentemente.

Scusami Federico, ma nella scrittura avevo così tante idee che non ho né riletto né controllato! XD Spero tu non ti sia offeso!
Per quanto riguarda il variare i capitoli, ne parlerò molto più profondamente nel prossimo Influsso che parlerà di prosa: ti basti sapere che le mie idee sull'unità metrica contro unità narrativa sono prese, come tu hai fatto, dalla teoria cinematografica. E ovviamente anche nel film non tutte le scene finiscono con un cambio di tempo/luogo/emozione. Ma diciamo che per ora è la regola generale, quella che ho notato di più in giro.

Grazie ancora!

Spirito Giovane a.k.a. Daniele

 
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