25 ottobre 2008

Intermezzo 9 - Di Tempo e Di Spazio

Questo Intermezzo è un po' differente dagli altri. Metterò più poesie di quelle scritte più di recente per inquadrare meglio il periodo che sto vivendo senza immettere c***i miei sul web. Consideratelo anche una sorta di tappabuco: sto concludendo una analisi di un capitolo di un libro molto noto da chi mi legge, questo per correlare il prossimo post di scrittura (sulle unità di uno scritto) con una bella parte esemplificativa. Il lavoro è più ampio di quanto pensassi: o sono io che vedo cose dove non esistono, o questo scrittore è davvero un genio (opto la seconda, che era già una mia opinione prima dell'analisi, ndr). Quindi organizzo questo post in più punti, uno per ogni argomento o tema importante di questi giorni passati, a volte anche brevi riflessioni, flashes, dediche. Spero in questo modo di riordinare e digerire molte cose che faticano a scendere in gola. #02F - Idee Politiche. Ho visto Facci su Mattino 5 uscire davanti ad una piccola figura di Travaglio, appiccicata su una lavagna. Diceva che a lui non piacciono le persone che fanno attacchi personali ad altre persone (!?) che Travaglio è uno di questi e che, come molti altri han detto, è stato condannato per diffamazione (primo grado, ndr). Vorrei che gli si spiegasse che i suoi attacchi sono muffi e che deve capire che fra Travaglio e i politici c'è una piccola differenza: il primo non usa i nostri soldi, i secondi li usano ed anche male. #03F - Idee Sociali Ho fondato un'associazione con un amico: Quelli che si Fanno i Cazzi Loro e Considerano gli Altri. Bel nome, brutto acronimo: QFCLCA. L'importante è crederci ed averla creata. No other comments. #04F - Idee Sociali, Atto 2° Mi sento molto collaborativo in questi giorni. Giovedì e Venerdì ho vissuto in redazione di Inchiostro, ho scritto un articolo e mi sono documentato in modo decente sul problema della Finanziaria e degli articoli riguardanti l'Università. Devo dire che è un c'è un bel caos! Ho dovuto fare uno sforzo per capire molte cose. Ringrazio Alberto che lavorando lì a fianco mi ha illustrato i punti e spiegato le parti oscure. Anche al di fuori mi sento collaborativo: sto cercando di creare un gruppo per sviluppare alcune idee. Un progetto in erba. Speriamo non bruci, ci tengo molto. #02R - Tranquillità In questo periodo spesso ho pensato: cavolo, ad ogni cosa che sistemo una va storta! Molte volte vedevo sguardi di tensione e sentivo che c'era qualcosa che non andava. Ho scoperto che, malgrado ciò che penso, forse la tranquillità di poca gente rannicchiata attorno ad un focolare può dare di più del coinvolgere innumerevoli menti. Forse sbaglio. Anzi, spero. Onde Occasioni VI / Acqua VI / Vento VI E venne la tempesta... Ma tutta quella amarezza e crueltà spinser la barca mia fra le tue carezze: ed ora il mare è oceano di tranquillità. #03R - Dedica Questa poesia l'ho scritta in un momento di assoluta tranquillità e chiarezza sentimentale, ma in totale confusione mentale: aveva appena riallacciato un rapporto importantissimo, tuttavia sentivo [e sento, ndr] una sorta di oppressione in tutto, sentivo l'amaro in molte cose. I primi versi piacquero a Ludovica, così le scrivo tutta la poesia. E gliela dedico. La Notte Il Mondo V / Il Giorno V / La Luna V / L'Ombra V Sciolta e la nebbia. Lontano il silenzio guarisce il deserto. Scaglie di cielo scivolan giù, in mare: l'acqua ribolle. Volta per volta, esso cade: una carta si svezza dal mazzo e sul tavolo appare: e fu subito sera! Non è poi così nera la notte, ma triste lo è: quando dura un eone e veste epoche intere, incantandole di decadenza. Ho gocce di sangue nella mia mano: ho tentato più volte di appendermi al chiodo, ma vidi solo la punta, affilata. Dolgo mentre altri stanno a guardare: loro sanno come farsi prendere in grembo senza farsi pungere le mani. Per loro, che son villani e colpevoli di alcune nefandezze, leggero c'è sempre un sospiro di vita comoda e agiata, non il sangue del vespro. Dormite? Fate bene! La nott'è giunta ed io sento che l'odore delle cannonate decade col mondo a nuova vita! Dormi, o giovane sentinella: ci risveglieremo all'alba per conoscere i danni della notte di luna piena. Forse le maschere dei ghiotti si saranno distrutte, svelando gli orrori delle vite corrotte, delle notti delle anime. #05F - Postille alla Notte Spero che questa poesia dia più senso alle parole di qualche settimana fa, quell'Influsso riguardante il vespro. Considero questo tempo che viene la fine di un'epoca: non commento il perché, forse per via del fatto che è più un sentore che una verità. Ma sento fortemente la presenza di qualcosa di nero e buio. Sarò io, sarà la notte. Voglio postillare le parole di un amico: è in parte vero che durante la notte le persone si smascherano e rivelano ciò che sono. Sarà il fatto che credono di essere protette dall'ombra, sarà perché di notte una maschera è scomoda per andare a dormire: ma di fatto noto che più si va avanti nella notte [inteso come periodo di stallo e di fine di rapporti], le persone si smascherano. Ci sarà perciò, a mio avviso, molto da vedere nei prossimi mesi. Voglio anche sottolineare su questo punto che non è tutto così nero come lo dipingo: io colgo a volte frammenti dell'intera esistenza, non la totalità. Anche se qui c'è un messaggio di sopravvivenza: le sentinelle che rimarranno a vegliare sull'alba. Molto spesso le mie parole vengono prese per ciò che non sono: troppo estreme, troppo collegate, troppo complesse, troppo. Ci sono dei limiti che bisogna sottointendere in ogni cosa, non solo in quello che una persona dice o compie, ma in tutto ciò che accade. Insomma, non sempre ottengo quell'equilibrio tematico che vorrei raggiungere nelle mie creazioni. E per equilibrio intendo una moderata infusione di idee e pensieri. In questo, Sofrosine è il simbolo non di una perfezione, nè di un equilibrio o di uno stato robotico: è simbolo di moderazione, di conoscenza della soglia, di limite applicabile. E nella realtà, di tanto altro ancora. Spero di essermi chiarito e di aver chiarito un poco tutti quanti.
Daniele Fusetto a.k.a. Spirito Giovane

8 ottobre 2008

Influsso XXIV° - Vederci di Notte

#01F - Prologo di idee
Parliamoci chiaro: forse le mie parole vanno un poco al vento, ma se anche due o tre persone le vedono e le leggono, è un bene per me. In questo tempo si verrà a non buttare via niente, neanche le briciole: l'idea è che la decadente sera che ci ha tenuto compagnia per un bel po' di tempo, stia tramutando nella notte più nera. Non è più il tempo di dire che il crollo di una sola azienda non può far crollare un intero sistema verso la recessione: non quando fin dalle elementari ci insegnavano il termine "globalizzazione" con l'esempio - almeno a me - che uno sciopero dei contadini messicani poteva far crollare le azioni della tale compagnia di azioni a Wall Street. Capite quello che intendo? Spero di si, perché né un valore o un'opinione ferma, né le proprie idee - fra poco - potremmo più esprimere. A proposito di opinioni e di fatti: Inchiostro, giornale universitario con il quale collaboro, ha pubblicato questo breve articoletto sull'incontro con il giornalista David Randall, incontrato al festival di Internazionale: per quanto possa condividere alcune sue idee giornalistiche, mi discosto un attimo dalla sua affermazione sui blogger, cito:
«Non mi interessa nulla di quello che scrive un blogger ventenne che scribacchia sul suo computer, in mutande e pantofole, perché parla di ciò che gli passa per la testa. Ma io mi sento coinvolto in tutto ciò che succede fuori dalla sua testa. Anzi, in tutto ciò che succede fuori dalla sua finestra».
Ebbene, una parte di questa affermazione io non la condivido. Forse è vero che alcuni blogger corrispondono alla descrizione fatta da Randall, tuttavia non si faccia di tutta l'erba un fascio! Perché i Blog e le informazioni contenute in essi sono comunque parte del mondo che sta sia fuori dalla finestra di un blogger, che fuori dalla finestra di un qualsiasi cittadino. E ciò che viene scritto su un Blog, nonostante sia quello che passa per la testa ad un ventenne che scribacchia, forse è riferito a qualcosa che è capitato nel mondo oppure è legato ad un'esperienza personale vissuta in prima persona: ma di sicuro ha una base reale. E' a mio parere un bene che alcuni giovani scrivino i loro blog personali, che non hanno nulla a che fare con le notizie, ma certamente trasmettono qualcosa: l'identità di un mondo visto dagl'occhi dei diretti protagonisti, schiacciati ormai da logiche consumistiche e dettate dalla moda, che senza uno spazio per esprimersi finirebbero per decadere nella massa. E forse noi non raccontiamo sui blog quello che accade fuori proprio perché centinaia di quotidiani, riviste, telegiornali, notiziari, ecc. raccontano per noi un'epoca troppo scura, opaca e notturna che può anche spaventarci. Da che mondo è mondo, poi, credo che Popper abbia già mostrato l'impossibilità di presentare un'evento senza esserne personalmente coinvolti: già quando un uomo osserva un ente, il suo modo di osservare e la parte di ente che osserva è un'interpretazione, un'opinione. Quando guardiamo un film come Ritorno Al Futuro, ad esempio, una persona può notare i movimenti di camera quanto un'altra noti l'assetto della DeLorean DMC-12 di Doc o ancora le scenografie utilizzate. Io nel vedere questo mondo che sta cadendo a pezzi, che decade ormai da tempo, anche nelle notizie e nelle opinioni che la gente propone, non posso pensare che il tempo della sera, del vespro - di gusto romantico, gotico, decadentista - stia terminando: speriamo solo che la notte che sta arrivando sia quella corta e calda dell'estate piuttosto che quella fredda ed eterna dell'inverno. Cercate di non rimanere soli e ricordatevi che dopo la notta viene sempre l'aurora.
Quot-Immagination
Cari amici, vedo in voi le "sentinelle del mattino" in quest'alba del terzo millennio.
Spirito Giovane a.k.a. Daniele Fusetto
Postilla Importante
#01R - Gli Occhi [Introduzione alla poesia]
"Trovòmmi Amore del tutto disarmato, et aperta la via per gli occhi al core, che di lagrime son fatto uscio et varco"
diceva Petrarca. Il tema degli Occhi è un tema molto utilizzato nella poesia italiana delle origini: è attraverso gli occhi che un poeta come un uomo viene ferito dalle saette di Amore, perché sono gli occhi i primi a vedere la donna amata. Si potrebbe discutere ore ed ore su questi temi, ma volevo solo concentrarmi sull'impossibilità di eliminare gli occhi dall'esperienza poetica: sono gli Occhi che il poeta utilizza. Certo, anche altre persone, altri scrittori, prendono esempio da quello che vedono oppure scrivono ciò che succede nella realtà. Ma gli occhi di un poeta vedono oltre, riescono a comprendere non solo i fatti, ma tutti i collegamenti che stanno dietro, riescono a comprendere tutto ciò che c'è alla base di un evento. Non è detto che un poeta abbia sempre ragione: può anche sbagliarsi. Tuttavia gli Occhi rimangono la base: un poeta narra quello che vede o quello che non vede, quello che sogna o che lo viene a trovare in incubo, quello che osserva nascosto in un angolo o nel pieno dell'azione. Ed agli Occhi non si può sfuggire. Pensavo negli scorsi giorni che un poeta non ha scuse: non può semplicemente decidere di smettere di vedere o di scrivere. Deve farlo, è quasi un obbligo se non un'ossessione. E non possiamo fare a meno di non pensare, siamo come "la casa dei doganieri,/ sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:" e desolata ci attende la notte "in cui v'entrò lo sciame dei tuoi pensieri e vi sostò irrequieto". Non abbiate paura di vedere e di scrivere: nonostante possa sembrare un'ossessione in realtà è il nostro modo di reagire, di pensare, di scrivere, di riflettere, di avere opinioni di fatti e fatti di opinioni. Attraverso gli Occhi possiamo notare tutto quello che c'è fuori, ma anche ciò che c'è tra le righe: cambiare una sola parola in un testo può stravolgere l'intera esistenza di una poesia; decidere questo o quel metro può dare una sensazione differente al lettore; inserire certe immagini oppure lasciarle solo intendere può portare il lettore fino alla volontà di capire cosa c'è dietro. Ed è questo che possiamo fare. Ora è tempo di andare, perchè sempre e ovunque esiste il tempo e se così è, c'è ancora qualche ora per vedere il tramonto insieme.

5 ottobre 2008

Influsso XXIII° - Suddividere uno scritto

Ecco un bel post sulla scrittura prosa. In realtà è il primo di una serie di idee che io chiamo Princìpi delle Lettere: piccole riflessioni personali su come, cosa, quando e perché scrivere. Accanto ai Princìpi delle Lettere ci sono anche quelle delle Idee: saranno post che spiegheranno, come quello che scrissi una settimana fa, uno o più punti dello schema che guida i miei passi verso la creazione o l'analisi di qualcosa. Ma entriamo subito nel vivo: sono ordinati numericamente per mantenere un certo rigore. Inoltre indicherò con la lettera "R" l'argomento Poesia, con la "P" la prosa e con la "F" le idee generali. Ultima nota generale: sono idee sparse, non in ordine logico, ma cronologico, così come spuntano alla mia mente. Buona lettura. #P01 - Suddividere uno scritto Prima di tutto vi rimando a tre post di Federico "Taotor" Russo: - La Trama. - L'Ambientazione. - I Personaggi, le razze. Tranquilli, non è una mania universitaria o un volersi fare pubblicità: esplicano soltanto idee che non posso far altro che sottoscrivere. Inoltre i temi trattati mi hanno aiutato a fare certe scelte nella stesura di un'opera, perciò le reputo molto valide e in linea con questo post. La domanda che mi sto ponendo in queste settimane, che mi ha attanagliato mentre dovevo decidere se riscrivere o meno da capo la mia prima opera, è questa: come suddividere un testo? Ci sono varie suddivisioni: parti, atti, capitoli, paragrafi. Alcuni usano capitoli numerati, altri lasciano un testo lungo diviso solo da linee o simboli. Alcuni usano titolarli, con parole che possono richiamare, in modo diretto o indiretto, il tema del capitolo o l'ambientazione; o ancora le sensazioni e le idee contenute in esso. Ebbene, tutti questi metodi e tutti i metodi che verranno inventati sono utili. Non credo ce ne siano alcuni sconvenienti più degli altri. Basta usarli in un adeguato modo.
  • I capitoli senza numeri e senza titoli, con simboli o con semplici linee vuote, li vedo bene in un racconto: rendono bene l'unicità del tema e a volte del tempo e del luogo. Sono molto più utili in racconti lunghi e medi che in quelli brevi, ma assolvono la loro funzione: dividere senza staccare completamente lo sguardo dalla realtà che si descrive. Un esempio: La Malora di Beppe Fenoglio.
  • I capitoli separati con numeri sono solo divisioni comode per editori o per scrittori di professione, che a volte non hanno tempo per rileggere tutto quanto e dare un bel titolo ad un capitolo. Il pregio è che un lettore apre un nuovo capitolo con la curiosità di sapere cosa accade. Ma è anche un difetto, perché a volte la curiosità di un lettore è destata proprio dal titolo del capitolo. Forse sono indicati i capitoli numerati per quei racconti che non hanno tantissimi o grossissimi colpi di scena o da quei libri che hanno un andamento lineare e non presentano parti di diversa tensione. Un esempio: Gli Occhi del Drago di Stephen King.
  • Veniamo ora ai capitoli con titolo, più precisamente quelli diretti: essi indicano spesso il tema reale - e fra poco capirete il termine - del capitolo. In genere danno notizie o sul luogo, o sul tempo o sui fatti contenuti. Questi titoli sono quindi reali perché definiscono un ente reale per il racconto. Esemplifico. Margaret Weis nelle Cronache di Dragonlance utilizza questo sistema più volte: nei Draghi della Notte D'Inverno, la Weis e Hickman titolano alcuni capitoli come "Silvanesti. Ingresso nel sogno" oppure "Fuga da Tarsis. La storia dei Globi dei Draghi". Tali titoli riassumono luogi o tempi oppure parti stesse del cpaitolo, come una sorta di sunto del riassunto.
  • Il metodo più originale è utilizzare i capitoli a titoli indiretti: non ho ancora letto libri che possiedono tale caratteristica in modo prominente, nonostanche alcune volte capiti uno di questi titoli all'interno di un libro a titoli diretti. Ma per esemplificare e spiegarmi, un titolo indiretto di un capitolo che parla di guerra potrebbe essere l'utilizzo di tre parole chiave, come "Trincea - Lotta - Armi", oppure di una frase d'effetto come una citazione: penso a Dune, dove ai vari capitoli è anteposta una frase che l'autore ipotizza scritta da altre persone. Ancora, un titolo indiretto potrebbe essere quello di utilizzare una serie di nomi della stessa casa semantica: una serie di capitoli sull'amore potrebbero avere come titoli "Primavera - Estate - Autunno - Inverno" oppure "Overture - Fantasia - Toccata - Fuga". Sono solo esempi che rendono - a mio parere - bene l'idea di un titolo indiretto come qualcosa che indica non un evento o un luogo del capitolo, ma un'idea che si associa per analogia ad esso o ai suoi contenuti.
Questa suddivisione può essere trattata anche per gli altri elementi di sudivisione: io l'ho trattata per il Capitolo perchè è la forma base dei libri contemporanei. Ma applichiamola pure, con ogni riserva, alle Parti, agli Atti ed ai Paragrafi di un libro: ne otteremo uno stesso risultato. Un altra idee che mi si è posta è: quando iniziare un nuovo capitolo? Quando invece preferire il paragrafo? Capita a volte che uno arrivi alla fine di un blocco narrativo e non sappia se terminare lì un capitolo oppure continuarlo. Io penso che il cambio di un capitolo sia da interpretare come un cambio di paradigma: ovvero, una secca variazione di tempo, luogo, temi e sensazioni, o almeno di due di questi parametri. Un paragrafo può invece essere la variazione di uno solo di questi elementi. Per quanto riguarda divisioni maggiori, come Atti e Parti, le rimando al prossimo Post sulla Prosa, che credo verterà anche su come adattare unità narrative [la trama] ad unità metriche [le divisioni, capitoli e paragrafi].
Quot-Immagination – Ah, se potessi trovare il libro che contiene il vangelo della felicità... Amico mio, nel nostro tempo si scrivono dei libri, ma non delle verità... Carlo Maria Franzero
Spirito Giovane a.k.a. Daniele
 
Wordpress Theme by wpthemescreator .
Converted To Blogger Template by Anshul .