9 novembre 2008

Influsso XXV° - Esperimenti Cronotopici

Visto che la mia analisi che correlerà il post sulle Unità di uno scritto prosegue lentamente - causa esami universitari e lavoro - scrivo questo intervento per tenere viva l'attenzione sull'argomento scrittura e soprattutto scrittura tra Fantastico e Fantasy. Con tali premesse mi accingo a riprendere l'argomento del precedente Intermezzo e ad inserirlo in questo Influsso: parlerò di tempo e spazio. Ovviamente, riguardante la scrittura di racconti, brevi o lunghi. Questo post ovviamente è il proseguimento dell'Influsso XXIV° e come quello sente l'influsso - scusatemi il gioco di parole obbligato - dei post di Federico "Taotor" Russo, di cui potete trovare il nuovo blog "Spaghetti Fantasy" linkato a fianco.
In un libro spazio e tempo sono legati indissolubilmente e sono centrali così come in altre opere - vedi il cronotopo di Bachtin per il cinema. Per introdurre il discorso proverò a spiegarvi meglio la distinzione che arbitrariamente pongo fra i due ambienti di scrittura che prediligo. Il Fantastico inserisce elementi surreali, irreali o sovrannaturali in un ambiente già reale o realistico: varia, cioè, il tempo o il ambiente reale. Si può variare solo il tempo o solo il ambiente. Ad esempio, l'Orlando Furioso è con queste premesse un poema fantastico, perché a luoghi e periodi reali alterna luoghi e periodo immaginari. Il Fantasy crea da zero o sulla base di miti e leggende mondi nuovi, totalmente innovativi, che possono avere legami con la nostra realtà, ma che esistono in luoghi e tempi differenti. Il Signore degli Anelli, giusto per abusare del libro fantasy più discusso del panorama fantasy, riprende in parte leggende e miti già esistenti, ma crea un mondo con un suo tempo e con luoghi peculiari. Esistono ovviamente delle analogia tra il mondo Fantasy ed il mondo reale, che permettono al lettore di comprendere la storia: sono i nomi basilari di tutte le cose, le categorie filosofiche o psicologiche, i codici diciamo per comprendere. Un esempio: nel Signore degli Anelli ci sono contee e regni che sono concetti che il lettore ben ha presente e che non sono inventati. Il loro utilizzo può essere reinventato, ma quello è un altro discorso: sta di fatto che l'idea di "regno" è la stessa per il nostro mondo e per quello creato. Dopo aver distinto la mia personale concezione dei generi letterari, scendiamo nel dettaglio: come scrivere di ambienti e/o tempi immaginari? Quali sono le tecniche per introdurre un certo tipo di ambiente e/o tempo in un racconto? E soprattutto: cosa si può sperimentare? Prima di tutto distinguiamo gli ambienti come coordinate o come luoghi: il primo identifica una località specifica, delle coordinate, spesso attraverso un nome comune e/o un nome proprio che indica un punto su una mappa, come Gran Burrone oppure le Tombe di Atuan; il secondo indica quegli ambienti, i luoghi, che saranno descritti e approfonditi nella narrazione e che diverranno ben più che generiche coordinate: identifica tutte le idee evocate dal nome "Gran Burrone" ma non la sua locazione geografica o fisica. Le coordinate non sono difficili da inserire: basta creare nomi accattivanti e generare una buona mappa - se si vuole essere sbrigativi. Per i luoghi si riscontra qualche ostacolo. Prima di tutto, l'originalità: bisogna dare la giusta atmosfera, inserendo magari qualche dettaglio qua e là che identifichi anche i personaggi che hanno interagito con quel luogo. Secondo, molto spesso il genere letterario richiede specifiche peculiarità immaginarie: da qui nascono i luoghi magici o surreali, che possono variare dalla biblioteca dei libri perduti al santuario del dio protettore delle capre e dei pastori. Spesso inserire personaggi particolari, come bibliotecari stralunati o timidi pastori in preghiera, risolvono il problema dell'atmosfera e della storia del luogo: un breve dialogo ed il gioco è fatto. Ma descrivere come era, come è e come sarà un luogo senza l'interazione fra personaggi è davvero complicato. Paradossalmente, molte volte risultano molto più convincenti descrizioni brevi che colgono particolari degni di nota, piuttosto che descrizioni a trecentosessanta gradi degli ambienti, cose importanti o meno inserite: si rischia in questo modo di confondere il lettore. Inutile dire che a volte la descrizione deve esserci e deve occupare il suo spazio, soprattutto laddove l'ambiente è protagonista dell'azione. Ma ho visto che risulta utile nei punti di dialogo intervallare questa tecnica con la descrizione, magari mascherando la descrizione nella soggettiva dei personaggi:
«Ciao Paolo, come stai? Quanto tempo!» Giacomo esplose dall'entusiasmo, saltando sulla sedia di vimini del salotto. «Eh, si...saranno almeno tre anni che non ci vediamo» rispose l'altro, avvicinandosi a Giacomo evitando la lampada alta e nera che si ergeva lì affianco.
Se non c'è dialogo, l'azione può essere la mossa azzeccata per alleggerire la descrizione del luogo e può anche generare un effetto realistico se i personaggi interagiscono direttamente con l'ambiente:
Alice saltò per evitare il fascio di luce rossa che stava venendole incontro: fuoriusciva da un piccolo ugello mobile sul lato del muro, a livello delle caviglie. Oltrepassatolo, dovette scontrarsi col problema del suo ritorno: sfruttando la sua passione per la scalata, si improvvisò acrobata. Appoggiò la schiena ad uno dei due muri e mise i piedi sull'altro e tentò la salita.
Ora occupiamoci un attimo del tempo, che dividiamo anch'esso per comodità in collocazione e divenire: il primo indica le coordinate temporali, che nella letteratura Fantastica e Fantasy possono essere sia le indicazioni della data, sia una differente organizzazione del tempo rispetto al sistema di anni/mesi/settimane/giorni che utilizziamo noi; il secondo indica lo svolgimento del tempo, prestando attenzione all'ordine della narrazione, alla durata ed alla frequenza. Inutile ripetersi: la collocazione temporale come quella spaziale è di facile creazione. Risulta un poco più ostica la creazione di un sistema realistico di scansione del tempo e l'intuizione che, se si utilizzano più razze e più ambienti, non tutti potrebbero avere lo stesso tempo o la stessa concezione di tempo: una tribù di indigeni che vive in un ambiente simile all'alta Scandinavia dividerà il tempo e ne avrà una concezione differente da un'etnia di mercanti che vive sulle sponde di un fiume, vicino ad un deserto equadoriale. Nella narrazione, l'ordine è quello che si studia in letteratura coi nomi di fabula ed intreccio: si può seguire l'ordine cronologico oppure inserire flashback o previsioni. Un esempio è la Setta degli Assassini della trilogia delle Cronache del Mondo Emerso, dove si alternano capitoli del presente e del passato di Dubhe. Un effetto particolare è quello nelle Cronache di Dragonlance, dove vengono inserite delle pagine del cronista Astinus direttamente nel libro: in questo modo si evidenzia il tempo soggettivo di un personaggio che può interpretare a suo modo lo scorrere degli eventi e inserire una parentesi nella lineare continuità o discontinuità. Per durata si possono intendere differenti elementi, primo fra tutti la durata reale del racconto: quanto tempo dura la storia? Si possono avere risposte precise o meno: possiamo dire esattamente quando inizia un racconto e quando termina, soprattutto nei romanzi a diario si ha una durata esplicita diretta, mentre in altri possiamo estrapolare la durata da indicazioni fornite dalla storia. La durata può essere anche quella non diegetica, ovvera quella che esula dalla narrazione: quanto dura un capitolo o un episodio o il romanzo? Quanto si vuole far durare una scena? Questa è la durata apparente: un bravo scrittore dovrebbe essere capace di far volare in battito di ciglia l'arco di un mese o di far durare come seduta dal dentista un'unica battuta. Le tecniche base sono intuitive: il rissunto e l'ellissi per ridurre il tempo, l'inserimento di descrizioni psicologiche, ambientali, fisiche, ecc. per estendere. Particolare l'uso della pausa: si ferma la narrazione e si inseriscono parti di discorso totalmente slegati dalla narrazioni, ma legati ad essa magari da collegamenti simbolici o analogie. La frequenza, invece, riguarda quante volte viene descritta una data cosa o azione: una volta una cosa avvenuta una volta o n volte cose avvenute n volte; oppure una volta una cosa avvenuta tante volte o tante volte una cosa avvenuta una soltanto. Interessante quest'ultima opzione, che permette originali giochi di soggettiva: si può narrare un avventimento da differenti punti di vista e quindi ripetendo le cose inserendo anche una cronologia alternativa. Anche il narrare una volta una cosa avvenuta tante volte è un bell'effetto, ma difficile: bisogna costruire l'evento come qualcosa di abitudinario, renderlo un campione di altre azioni. Una cosa da notare è che queste regole possono adattarsi anche ad altri tipi di opere. Ma la scrittura di un racconto ha in se difficoltà e pregi particolari. Prima di tutto uno scrittore deve essere profondo: se racconta solo azioni o se descrive soltanto, se inserisce solo dialoghi o se si adopera per un semplice riporto dei fatti deve avere un motivo per farlo. Ritorna quindi l'importanza del senso: non serve a niente inserire descrizioni lunghissime a meno che non si voglia dare enfasi ad un ambiente, magari dando un senso di ossessione e frustrazione perchè la descrizione tarda l'azione. Un esempio che sto avendo modo di sperimentare è la descrizione condizionata: si tratta di inserire descrizione di ambienti e/o personaggi solo quando accade un certo evento. Ad esempio, ogni volta che un personaggio mostra nel racconto una sua particolare opinione scatta la descrizione di quel personaggio. In tal senso si usa la descrizione come sottolineatura di un momento pregnante della narrazione. Uno scrittore deve equilibrare ed estendere: descrizione e azione, dialogo e narrazione devono coesistere e bilanciarsi o trasmettere un significato qual'ora si sbilanciano. Sto approfondendo l'uso di un dialogo insistente e privo di informazioni esterne al tema del parlato: ho notato che ciò può aumentare l'attenzione sull'ambiente ed il tempo che verranno descritti poi sospendendoli nell'immaginario del lettore oppure può concentrare l'attenzione proprio sul modo in cui i personaggi dialogano: che tipo di vocabolario usano, che sintassi utilizzano, che modi hanno, ecc. Uno scrittore deve poi fare economia: esprimere un concetto in modo diretto e chiaro, sempre con il limite della trasmissione. Anche qui mi sto applicando sull'uso di frasi dirette e corte, poco sviluppate sintatticamente. Ma ho anche scoperto l'utilità di utilizzare uno schema ad albero, ovvero dare da un'opzione due alternative e da una di esse altre due alternative: a volte può confondere chi legge, ma se ben costruito può concentrare la confusione del lettore su un particolare focus. Infine uno scrittore deve essere elegante, oltre ad essere economico: utilizzare parole difficili o incomprensibili non è consigliabile se non laddove necessario; ma inserire neologismi o modernismi, prestiti linguistici o sinonimi aiuta la lettura senza renderla banale. Anche qui mi sto adoperando per utilizzare lessici particolari, utilizzando parafrasi quanto più corte possibili o sintetizzando una frase corta in un'unica parola e l'effetto può essere notevole. Spero di essere riuscito con eleganza a rendere più piacevole l'attesa del promesso intervento sulle unità con questa breve parentesi sul luogo e l'ambiente, ma anche sui metodi di scrittura e sullo sperimentalismo. Spirito Giovane a.k.a. Daniele

4 commenti:

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Riguardo agli elementi realistici, credo che sia validissimo un tuo vecchio discorso sui "prototipi".
L'economia, invece, la reputo necessaria anche per i dialoghi e le descrizioni (e per tutto il resto XD). Togliere l'inutile, insomma.

Spirito Giovane ha detto...

Ho scritto tutto nel post e poi ribadirò tutto nell'analisi che sto continuando. Tempo permettendo, posterò anche un paio di racconti che ho scritto in questo creativissimo periodo e che mi hanno soddisfatto, soprattutto perché portano avanti quelle linee sperimentaliste che ho delineato qui.

E' proprio un bel periodo, l'autunno, per scrivere...può darsi che faccia un post anche su questo! XD

Spirito Giovane a.k.a. Daniele

Federico Russo "Taotor" ha detto...

È vero! Sembra una cazzata, ma non lo è! Da tre anni a questa parte io riesco sempre a scrivere tanto, tra ottobre e dicembre! A parte quest'anno, per i troppi impegni...
E poi l'autunno è bello. :)

Spirito Giovane ha detto...

Ne parlavo con uno dei miei compagni di pensate, di come l'autunno e l'inverno siano i più creativi come mesi, mentre tutto si sfascia in primavera perché solitamente si ricrea una certa vita sociale e/o devi recuperare esami indietro...

Io posso dire che: vita sociale, ce l'ho anche ora; esami indietro, ce li ho sia in autunno che in primavera; ma la voglia di scrivere continua a venirmi sempre più in autunno.

Spirito Giovane a.k.a. Daniele

PS: dannato decadentismo! Sgrunt!

 
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