13 gennaio 2009

Influsso XXVII° - Breve e Conciso

Ho finito di leggere Brisingr di Cristopher Paolini. Indubbiamente, il libro risulta al di sopra di altri autori stranieri. Tuttavia denoto con un poco di amarezza alcune ingenuità che per me l'autore ha mantenuto nel corso di questo ciclo:
  • tendenza a ripetere troppo spesso i fatti accaduti, come se ogni capitolo fosse un racconto a se stante;
  • tendenza ad entrare troppo in certi particolari a volte inutili per il proseguo del racconto;
  • alcuni piccole confusioni che generano incoerenze a livello narrativo: ad una lettura superficiale diciamo che ci sono cose che sembrano non quadrare;
  • mancanza di fluidità nell'intreccio. A volte gli eventi si sviluppano con grazie, altre volte in modo ingenuo e prevedibile. Lo stile è quà ottimo, là bassissimo. Non c'è uniformità.

Oltre a ciò devo dare un punto negativo alla traduzione. Non voglio mettere in discussione l'esperienza dei traduttori, ma non credo che lo you che usa Eragorn con Saphira sia traducibile con lo stesso che utilizza con Nasuada o la Regina degli Elfi! Un'altra nota è il fatto che alla fine, nei ringraziamenti, Paolini spiega che l'allusio al Dio Solitario nei discorsi fra Eragorn e Arya attorno al fuoco è un innocente rimando a Doctor Who: ma dov'è questa allusione? Non ho trovato, per ora, rileggendo i dialoghi, alcuna allusione. Spero che sia solo una mia svista. Ovviamente oltre alle negatività ci sono cose che ho apprezzato in Paolini:

  • per quanto la traduzione possa rendere, c'è un maggior utilizzo di vocaboli, un dizionario che complessivamente credo che sia intorno alle 2000+ parole (stime indicative);
  • l'intreccio dei vari avvenimenti è sempre quello che mi colpisce in Paolini: i vari legami fra questo e quell'incontro e fra un libro e l'altro sono entusiasmanti;
  • l'originalità in alcuni punti c'è ed è ben usata. Peccato che siano brevi momenti;
  • in alcune occasioni certe scene mi hanno ricordato altre scene di film, telefilm o altri libri. Ebbene, questa era una critica a Paolini che mi era sembrato di sentire all'epoca di Eldest. In realtà in certi punti non mi sembra una cosa negativa, anzi. Sembra quasi che sia un Pulp Fantasy, un insieme di situazioni citate o riprese, o scritte su influsso di altre. Non sto parlando, purtroppo, di una cosa consciamente fatta: credo che Paolini l'abbia fatto involontariamente. Ma l'idea di base mi piace, purchè non se ne abusi.

Finendo di leggere questo mattone (sono comunque 800+ pagine!!!) mi sono accorto che uno dei problemi più ampi della letteratura fantasy che ho finora letto è la descrizione. Troppe parole spese per dettagli insegnificanti? Per me fin quando era Tolkien era una manna leggere le sue descrizioni, ma è bene non esagerare. Per questo mi sono guardato attorno per capire cosa si potrebbe fare per avere la stessa qualità ad un prezzo di molte meno righe e parole. Guardando il programma su All Music dove fanno vedere il programma Deejey Chiama Italia ho ascoltato Linux parlare di un intervento che ha fatto sul suo blog e che vi rigiro: Say It In Six Words. Carino, eh? Partendo da questo intervento ho pensato che forse sia possibile riassumere frasi lunghe e complesse di descrizione in frasette da sei-sette parole e di procedere a gruppi di sette nel caso di periodi più complessi. In tal modo si è costretti ad utilizzare le risorse più disparate, che possono anche portare a risultati straordinari. Bisogna usare parole composte, parole arcaiche, parole poco usate o specialistiche, parole anche dialettali o neologismi: ciò stimola la fantasia. L'importante è che vediate nelle sette parole non un limite da travalicare, ma una regola da far vostra, un po' come nelle poesie la trama della strofa o il numero di sillabe per verso. Posso farvi un esempio? Ecco un racconto in sei parole, come da regola:

Piove una scarpa insieme alla pioggia.

Ovviamente non sempre è fattibile, in un romanzo, proseguire per frasi di sette parole, soprattutto se si deve utilizzare una figura retorica, come un'iperbole o una metafora. Ma mi è stato utile questo sistema laddove la lunghezza di una descrizione o di un brano era di lunghezza ingiustificata.

Imperlata di gioielli fino all'esasperazione, varcò la soglia con impreciso e barcollante passo, con la cadenza tipica del fandango. Frustrata, scorreva l'indice nella collana di perle, s'equilibrava con il braccio opposto e vagava con gl'occhio di una squilibrata, le palpebre sbarattate d'un'invasata che squadravano, scrutando dall'alto degl'alti tacchi della padrona, le dame e i gentiluomini mascherati. L'indecisione l'abbandonò davanti al vino, prese a bere ciò che trovò davanti: uno degli invitati sentì uno spigoloso odere fruttato proveniente dal bicchiere. Forse idromele, forse caipiroska. I capelli sinuosamente flueggiavano se lasciati pendere lungo il nudo collo, altrimenti balzavano quel poco che le forcine gli permettevano. La sua scia si perse fra gli invitati quando entrò nella sala del Lord.

Una descrizione che per me risulta breve e concisa ed anche originale. Scritta normalmente, avrei impiegato un'intera pagina di formato word. Un ampio spazio guadagnato, nella mia opinione. Ovviamente un altri piccolo limite è l'utilizzo di neologismi e lemmi presi dal dialetto, poco traducibili o comprensibili a tutti. Ma basta un pizzico di pazienza per creare suggestive e concise descrizioni.
Sperando che le mie idee vi siano utili, Spirito Giovane a.k.a. Daniele PS: l'immagine del drago di Brisingr è di John Jude Palencar. La foto di Linus e Nicola è presa da Repubblica.it.

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