14 gennaio 2009

Influsso XXVIII° - Criptici, Critici e Decrepiti

Sono riuscito, nonostante lo studio accanito, a leggermi meglio due blog molto completi ed interessanti che parlano di scrittura fantasy ed anche di critica fantasy: sono l'antro del monsignor Duca Carraroran (non fatevi ingannare, non è il Roran di Brisingr con una Carrà in più!) e quello della signorina Gamberetta. Entrambi i blog erano già fra le mie letture quotidiane (insieme al pane, ndr), ma non avevo ancora esplorato tra i meandri dei loro post. Sono nate alcune idee che preferisco mettere giù per iscritto qua per semplice motivo di comodità ed anche perchè mi sembra ingiusto commentare un post scritto giorni, se non mesi fa, solo per mio gusto. Tra l'altro, ciò di cui scrivo sono idee generali che prendono spunto da ciò che hanno scritto questi due luminari, ben più informati di me: il blog del Duca visitatelo assolutamente se volete conoscenze precise sulla Storia e sull'Oplologia, materia sulla quale è ferratissimo; quello di Gamberetta visitatelo perchè è una divoratrice di libri e le sue recensioni sono molto azzeccate. Oltre a ciò, visitateli entrambi se volete anche farvi due risate, perchè i loro toni tra il satirico e l'ironico sono inimitabili! Finita questa captatio benevolentiae, mi accingo ad entrare nella selva oscura dei miei pensamenti. #P03 - Criptici Consigli Se ogni tanto batto la testa contro al muro, è per farmi venire in mente qualche colpo di genio. Che ne so: un flusso canalizzatore, una poesia, un'idea per un racconto. Ma battendo la testa contro al muro, purtroppo, ci si fa soltanto una grande serie di bernoccoli. Perciò, armati di pazienza e di umiltà, si prendono carta e penna (o word e tastiera, ndr) e si inizia a provare. Provare cosa? A scrivere. I problemi e gli ostacoli che s'incontrano, soprattutto per chi scrive fantasy, sono già stati trattati a parte e quindi posso dirvi questo: leggete qui, qui e qui. Ma oltre a problemi ed ostacoli quello che si necessita sono altre due cose: risoluzioni ai problemi e distruttori per gli ostacoli. Quindi bisogna armarsi di santa pazienza, studiare, scrivere, provare. Qualche consiglio da dare ce l'ho, dopo adeguate prove e studio:
  • la progettazione è tutto: non inizare mai qualcosa senza abbozzare uno schema;
  • anche la sperimentazione serve: mai provate e mai saprete a cosa andrete incontro;
  • parlate solo di ciò che conoscete, se proprio siete apatici e non volete sprecare tempo prezioso ad informarvi su un tal argomento che voi aborrite;

#P04 - Criticare Devo mettervi la definizione dal dizionario così come si fa nei primi saggi delle superiori? Risparmio a voi la banalità e passo subito a citare una persona che non c'entra niente con la scrittura ma che ha ragione: cos'è che non si critica al giorno d'oggi?(Mr. Placido Domingo). Ed i cantanti d'opera ne sanno parecchio di critica. La critica serve, così com'è stata creata, ad influenzare le scelte del pubblico, a consigliare cosa andare a leggere o vedere e cosa invece no. Così facevano i critici al tempo di Benedetto Croce, così fanno adesso. Ed io stesso critico, anche se i miei toni forse sono un poco più leggeri di molti altri, così come forse, dico forse, avete letto (o potete leggere, ndr!) nel post precedente. Sono comunque consapevole che a tutto c'è un limite ed anche la critica lo ha: esistono certe scelte personali, soggettive, che a mio parere non possono essere passibili di critiche pesanti. L'originalità e l'effetto primicinqueminuti, di cui parlerò a breve, sono le cose che oggigiorno contano e la prima sta proprio nelle scelte soggettive di ogni persona: che Il Cavaliere Oscuro abbia avuto un premio sia dalla critica che dal pubblico lo dimostra il fatto che la visione di cui ne da il regista Nolan è una reinterpretazione personale. L'apparato criticabile è, a mio parere, ciò che è oggettivo e che va, sempre parlando di fantasy, dai danni che può fare una freccia ad un soldato armato nell'epoca rinascimentale alla mentalità di un'elfa della Seconda Era. D'altro canto gli scrittori sono avvisati: se errate vi beccate una sonora strigliata. Un'altro consiglio che potete aggiungere a quelli sopra è mai sottovalutare i propri lettori. #P05 - L'editoria, questa decrepita! Ed in effetti decrepita lo è un poco o forse, se non decrepita, a volte con una larga benda nera sugli occhi. Ma c'è una cosa che bisogna stagliarsi bene sulla fronte: un'impresa editoriale è un'impresa industriale e mercantile. E di qua non ci si sposta: un editore non pubblicherà mai qualcosa senza avere possibilità di riscontro economico, a meno che non possa compensare la perdita in altri settori oppure se l'autore stampato è amico/conoscente/parente dell'editori. Fino a quando si parlerà di editoria si dovrà necessariamente prendere in esame l'idea di un riscontro economico che deve esserci. Laddove un libro viene reso pubblico senza un riscontro economico per l'editore non si può parlare di editoria. Ci piacerebbe molto, non fraintendetemi, vedere un compenso adeguato per gli autori ed anche un prezzo onesto per i lettori. Tuttavia, non si può modificare un sistema impostato ormai da anni, credo che una data approssimativa per la nascita dell'editoria sia il 1815 con la Vedova Pomba & Figli. Per quanto riguarda gli ebook, sono troppo poco informato per dare dettagli precisi. Di sicuro sono fruibili, ma non quanto un libro cartaceo: basta confrontare la distribuzione delle librerie con quella dei personal computer a cranio. Poi un libro può essere regalato, un ebook no: difficilmente mia nonna ne scaricherebbe uno! XD Detto ciò passerei ad un altro punto in scaletta... #P06 - Originalità ed effetto primicinqueminuti Per restare nel discorso di non dovrebbe essere così ma lo è, parliamo di originalità ed effetto PCM (abbreviato, ndr). L'originalità è già stata toccata: a mio parere riguarda tutto ciò che di soggettivo viene messo all'interno di un libro. Ci sono soluzioni soggettive più o meno originali. Il picco dell'originalità è la genialità, posseduta solo da pochi essere con alto QI, il cui appellativo intelligente sfiora la banalità. L'effetto PCM è una cosa molto diffusa, non solo nei libri, ma anche nei film e nei rapporti personali: ricordatevi che vi giocate tutto nei primi cinque minuti. Ovviamente questo non vuol dire che dopo i primi cinque minuti di dialogo con una ragazza potete ruttare liberamente, ma che è molto importante come vi presentate ad una persona e ciò che una persona pensa di voi è dato molto spesso, e superficialmente, dalle prime battute. Poi l'opinione può cambiare, ma se fate la cosiddetta buona impressione siete ovviamente avvantaggiati e potete permettervi qualche libertà più avanti. Negli scritti l'effetto si può tradurre in effeti primecentoparole [PCP, ndr], che sono praticamente l'incipit. A volte una persona legge addirittura il primo capitolo che oggigiorno è anche linkato su molti siti ufficiali. #P07 - Del senso e del pubblico Non ho mai nascosto e non nascondo di essere un fan di Andrea D'Angelo, di aver comprato il suo La Rocca Dei Silenzi e che mi sia piaciuto. Al di là dello stile e delle parole usate e scelte, quello che mi è piaciuto di più è l'unione tra gli elementi fantasy e il senso che l'autore ci ha inserito: una cosa originale pensando al fatto che leggendo la trilogia delle Guerre del Mondo Emerso ho imparato poco a livello personale. Forse come vendere abbastanza impiegando poche forze mentali, ma non starò qui a dilungarmi. Ciò che voglio sottolineare è che un senso deve esistere in qualsiasi cosa, anche in racconti fantastici o fantasy. Deve essere un messaggio che l'autore vuole dare e deve trasudare, senza eccessi, dal testo. Oltremodo, però, è necessario che un libro abbia un pubblico: è una cosa che ho imparato a mie spese, lo scontro col pubblico. Prima con la chitarra, poi con questo blog, poi con altro ancora. E bisogna a volte, ahimè, piegarsi al volere di questo elemento, che deve essere trattato come un personaggio del libro stesso. Ora come ora il target verso cui la massa si muove è quel rapporto tra politica e letteratura, quella narrativa militante sulla scia di Gomorra; almeno così mi han detto. A mio parere, anche con grande difficoltà, si può realizzare qualcosa che sia fantasy e allo stesso tempo militante. Bisogna forse modificare un poco la concezione che il fantasy sia solo e soltanto un allontanarsi dalla realtà. Forse esagero nel dire che una delle vie del fantasy potrebbe essere quella di dimostrare che allontanarsi dalla realtà non vuol dire trovare erba migloiore; oppure un'altra via potrebbe essere intrappresa se si vuole dare ragione a una larga fetta di pubblico del perchè certa gente legge fantasy per allontanarsi dalla realtà. Di sicuro un mix tra fantasy e senso, che sia etico, morale, politico o di altro genere, è possibile. Certo, quanti ostacoli! Ma sperimentando, andando per piccoli passi, forse un giorno ne vedremo l'alba. Sperando che vi sia utile tutto ciò, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

PS: la prima immagine è Ikkyu and the Hell prostitute di Shikuri Uraji, tratta dalle Lezioni della Cripta. La seconda immagine, invece, è la copertina di Nervous Breakdowns: Art of LeSean Thomas. Tutti i diritti sono riservati ai rispettivi autori. PPS: oh Duca, la prossima volta che verrà a Pavia mi avvisi! Sarei onorato di offrirle almeno un caffè o soltanto di conoscerla!

6 commenti:

Angra ha detto...

Ciao Daniele, sei proprio sicuro che la narrativa debba per forza contenere dei messaggi?

Prendiamo appunto La Rocca dei Silenzi. Pensavo di leggere un fantasy, invece mi ritrovo a sciropparmi le opinioni dell'autore su un argomento, la manipolazione genetica, sul quale è chiaro che ne sa quanto me o anche meno. Normalmente, se voglio scrivere un libro sulla manipolazione genetica dovrei scrivere un saggio. Ma se non ho le competenze adeguate, come faccio? Idea! Scrivo un fantasy. Il fantasy diventa come il tema di fantasia a scuola: la scappatoia per chi non ha voglia di studiare. Se scrivo un romanzo storico mi devo documentare, e non ci posso infilare leggiadre fanciulle che tirano con l'arco da guerra. Ma se scrivo un fantasy... hey, è fantasi!!!111111!!!!!

Non sto dicendo che bisogna avere un PhD in Biologia per poter dire la propria opinione sulla manipolazione genetica. Sarebbe però il minimo, se si ha la pretesa questa opinione di farsela pagare 16 euro.

by Ax ha detto...

Ciao,
personalmente non credo che 'La Rocca' puntasse a trattare la manipolazione genetica, ma a dare uno spunto di riflessione su un tema delicato. Come non credo si debba essere
biologi (o quasi) per avere la capacità di 'riflettere' su una tematica che offre spunti morali non indifferenti. A volte, trincerarsi dietro risposte scientifiche è un'alternativa al non voler guardare oltre quel muro.
La maggior parte della popolazione non è in grado di avere una propria concezione sui vari aspetti della vita perché non ha studiato?! Forse non una visione specialistica, ma un essere umano è in grado di trarre le proprie conclusioni se spinto a riflettere.

Che poi il veicolo sia un libro, piuttosto che una trasmissione o una canzone, poco importa. L'importante è che non diventi solo un discorso per una ristretta cerchia, ma reso fruibile a chi questa cerchia la vuole allargare.

Come sempre, il punto di vista con il quale si approccia una questione è soggettivo, quindi rispettabile, ma vedere il Male (o il ridicolo) nelle intenzioni degli altri semplicemente perché non condivise, lo ritengo, se non scorretto, quantomeno irrispettoso.

Alex.

Angra ha detto...

@by Ax: scusa, leggi bene quello che ho scritto:

"Non sto dicendo che bisogna avere un PhD in Biologia per poter dire la propria opinione sulla manipolazione genetica. Sarebbe però il minimo, se si ha la pretesa questa opinione di farsela pagare 16 euro."

Certo che chiunque, anche non specialista, può avere le sue opinioni. Chiunque ha il sacrosanto diritto di suggerire agli altri spunti di riflessione. Farseli pagare, però, è un altro paio di maniche. Ne La Rocca dei Silenzi francamente non ho trovato spunti di riflessione che non avessi già avuto gratis ascoltando i discorsi dei miei simili sui treni o nei bar, lo dico senza intento denigratorio. Se spendo 16 euro, consentimi, vorrei qualcosa di più.

Poi, figurati, sul fatto che queste dannate diavolerie che fanno gli scienziati ci porteranno tutti alla rovina sono anche d'accordo: ragione di più per pensare di aver buttato via i soldi. Almeno fosse stato un punto di vista diverso dal mio avrei potuto imparare qualche cosa.

by Ax ha detto...

@Angra, avevo letto bene. :)

"[...] Se spendo 16 euro, consentimi, vorrei qualcosa di più."
"[...] Almeno fosse stato un punto di vista diverso dal mio avrei potuto imparare qualche cosa."

Immagino ci siano lettori con un punto di vista diverso da quello dell'autore. In questo caso loro hanno speso bene i soldi?

Secondo me il romanzo ti è piaciuto poco a prescindere dagli eventuali spunti di riflessioni, e questo è sacrosanto.
Quello che condivido meno è pretendere dall'autore (artista) una riflessione su posizioni diverse dalle proprie. Non potrà mai fare questo per tutti.

Egli — quando onesto e non velato da opportunismo — potrà proporre il proprio pensiero che sarà inevitabilmente condiviso da alcuni e osteggiato da altri, ma un artista consapevole sa tutto questo; e sceglie. Nel momento della scelta, decide di mettere in gioco il suo lavoro e la sua persona — non dimentichiamo che spesso si identifica l'opera con il suo creatore.

Il mio pensiero, ovviamente, non è sostenere che la Scienza sia il Male, ci mancherebbe, ma trovo che avere più fonti di riflessione (vale per qualsiasi argomento) aiuti a non sottovalutare aspetti non presi in considerazione, limitatamente alla propria visione.
Considerazione che faccio anche per lo scambio di opinioni all'interno di un post di un blog. ;)

Alex.

Angra ha detto...

@by Ax:

Quello che condivido meno è pretendere dall'autore (artista) una riflessione su posizioni diverse dalle proprie. Non potrà mai fare questo per tutti.

Be', detto così sembro matto... era una battuta, nessuno lo pretende.

Sì, il romanzo non mi è piaciuto per niente, ma questo non è scollegato dal fatto che vuol trasmettere un messaggio.

A mio avviso, il volerci infilare dentro un messaggio l'ha peggiorato anche dal punto di vista letterario. Innanzitutto perché saltano sempre fuori i pensieri dell'autore, che è un errore oggettivo nella narrativa moderna. In secondo luogo il messaggio sostituisce spesso la trama, di per sé davvero esile. Anche le motivazioni dei personaggi sono estremamente deboli, assoggettate (in positivo o in negativo) ai principi morali dell'autore. In sostanza trama e azioni dei personaggi sono tutti funzionali al messaggio, non interessanti di per sé come invece dovrebbero essere.

Spirito Giovane ha detto...

Notati i messaggi e letti con cura, mi ritrovo a rispondervi in maniera esaustiva sull'Intermezzo 13, per motivi di spazio. Ringrazia comunque entrambi per aver espresso le vostre opinioni e vi invito a leggere il post A Corto Di Parole

Grazie ancora!!!

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

 
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