22 febbraio 2009

Intermezzo 15 - Luoghi & Culture Fantastiche

Facciamoci un poco i cavoli miei: in questo febbraio mi sono eclissato dal blog per dedicarmi allo studio e anche per scrivere un poco, oltre che a leggere. Leggo il Silmarillion, scrivo racconti. Inoltre sto mettendo in coda un bel po' di critiche musicali di album da pubblicare sull'altro blog, ora ancora in gestazione: l'idea è quella di scrivere una decina di analisi e poi di pubblicarne una alla volta, cercando nello stesso tempo, quando avrò tempo, di scriverne altre. Inoltre sto valutando ipotesi di partecipazione a concorsi e sto svilluppando idee nuove che mi entusiasmano molto. Oltre a ciò c'è anche l'occupazione più reale del solito del gioco di ruolo cartaceo: si sta cercando fra amici di creare un gruppo che si occupi finalmente e realmente di GDR - il senso di questa frase vedrà luce piena fra un bel po', oppure non lo vedrà. Di poesie per ora non ne pubblico. Non perchè non ne abbia o perchè ogni volta che le pubblico le visite calano drasticamente (XD, non è vero), ma perchè sono personali, forse troppo; o impersonali, anch'esse troppo.
Rimango comunque in ambito fantastico. La lettura del Silmarillion ha suscitato in me nostalgia e amore spassionato per quelle cose che un tempo riempivano il mio hobby fantastico: la creazione linguistica, culturale e geografica (?) delle etnie. In breve: lingua, cultura e (la mitica & immancabile & imprescendibile) mappa. Se devo dire la verità, mi sto esaltando: se all'epoca (cinque, sei anni fa) a stento riuscivo a creare qualcosa graficamente e linguisticamente, ora con le conoscenze accumulate in Università, con il dizionario delle Lingue Elfiche di Tolkien affianco e un po' di aiuto di internet, la questione si fa interessante. Nulla a che vedere con ciò che ha fatto il Maestro: anzi, in realtà sto cercando proprio di mantenere solo qualche struttura di base, di prendere spunto per qualche contenuto ed il resto viene molto differente, a causa anche del fatto che, a differenza di Tolkien, ho ideato prima delle scalette per delle opere e soltanto in seguito mi è parsa ottima l'idea di un concept background socioetnico di razze improbabili. I risultati si vedranno? Non si vedranno? "Non so ma per ora mi piace".
Tutti gli aspetti sono inoltre affrontati anche da Tolkien, il che vuol dire che posso osservare come Lui li affronta a adeguarmi, di conseguenza. Poi sulle mappe: ho ampia esperienza. Mi ricordo un episodio che vi ripropongo e che capitò a me ed ai miei amici. Durante la creazione di una nostra personale ambientazione per D&D, qualcuno ebbe la malsana idea di creare un pianeta da zero perchè un continente era troppo poco, non mi ricordo chi lo propose. Sta di fatto che, durante un summit tra me ed un mio amico proprio per costruire tale mondo, ci si accorse che c'era un enorme problema: incuranti delle proporzioni e delle più basilari leggi fisiche, avevamo tracciato a caso monti, fiumi, laghi, città e quant'altro scoprendo solo più tardi che, in quelle dimensioni, avevamo monti altri circa ventimila metri (?), fiumi grandi quanto lo stretto di Gibilterra a sorgente (chissà al delta quanto erano enormi) e metropoli della grandezza di due New York. Inutile dire che fu tutto risolto con una risata ed un "Ok, forse è meglio mettere da parte l'idea".
A parte questi oscuri aneddoti, dalle mie parti ogni volta che si masterizzava (non un CD, una storia di D&D) i vari Masters utilizzavano spesso mappe ed ambientazioni differenti, a volte inventandosi anche una storia alle spalle, a volte tracciando quattro segmenti in croce; altre appoggiandosi a manuali di ambientazioni creati dalla stessa Wizard of the Coast, la patron di D&D (del quale è uscita la Quarta Edizione poco tempo fa). Sembra che anche gli scrittori si immedesimino un poco in questo ruolo di Dio Padre/Dio Madre/Dio Figlio e creino a piacere mappe, più o meno riuscite. Cito solo alcune: quella di Earthsea, molto interessante e graficamente mediocre nell'edizione dei cinque romanzi uniti; quella di Eragorn/Eldest/Brisinger, che in realtà non ha granchè, risolvendo l'enorme problema dello spazio con un bel gran deserto centrale; quella delle Cronache di Dragonlance, con il Nuovo Mare a forma di Italia (della serie "Paese inutile, sommergiamolo!") e quella della nostrana Licia Troisi. Sopra a tutti gli altri, le mappe di Tolkien: signori credo che siano le migliori, come concezione (anche se so che Tolkien stesso ne ha disegnate alcune formidabili) rispetto alle altre, anche per via del Silmarillion e di altri racconti, che riescono maggiormente ad unire il luogo alla storia, narrando la storia della creazione di quel luogo, piuttosto del passaggio in quel posto del tal personaggio. Così quando nel Signore degli Anelli si entra in Moria, i lettori ignoranti (che non conoscono il resto del mondo di Tolkien) si godono descrizioni e aneddoti di Gandalf mentre quelli che hanno letto ciò che sta dietro a Moria fremono di sapere come è cambiata. A mio parere le cose stanno così.
Per quanto riguarda la creazione di lingue e quindi anche di culture, i problemi non sono pochi. Ho tentato di addentrarmi in territori sconosciuti e di inserire un poco di originalità nelle lingue create e spero di esserci riuscito, anche perchè le lingue che ora come ora si creano per i fantasy raramente hanno una loro dignità al pari dell'Elfico Quenta che è una vera e propria lingua a se stante. C'è da notare come postilla a questo discorso la particolarità dei romanzi di Harry Potter: non hanno mappe e non hanno lingue nuove; il che, da una parte, è giustificato dal fatto che il mondo di Potter è come una realtà parallela al nostro e prende spunto dal mondo reale; d'altra parte, l'assenza di cartine e lingue, ma di culture nuove, rende il lettore inserito maggiormente all'interno del nuovo mondo e conferisce a questo un certo charme dettato dalla curiosità del lettore. E' una soluzione in parte geniale ed in parte necessaria.
L'idea però di mischiare la creazione di culture alla Harry Potter e di lingue e mappe alla Tolkien mi sta allettando: nuovi usi e costumi da una parte e dall'altra luoghi e lingue dalle quali derivano le stesse tradizioni, in una influenza reciproca fra di loro. Immane sforzo; inutile? Solo il tempo lo dirà. A proposito di tempo, in questi giorni ho sentito un augurio tra i più singolari, veritieri e a mio parere migliori: il cantante italiano Nek, in visita al Loft di X Factor ha augurato ai partecipanti di avere tempo per fare. Ottimo augurio, davvero. Spirito Giovane a.k.a. Daniele
Influssi News: SCRITTORI E LETTORI DI FANTASY ITALIANO UNITEVI! Il 12 ed il 13 Aprile (il quarto mese dell'anno, ndr), nella fantomatica ambientazione pseudo medioevale del Castello di Belgioioso (cittadina a pochi chilometri da Pavia), si terrà la seconda edizione fantasy a detta di alcuni siti la più importante in europa! Se qualcuno, oltre all'ironia, è tentato di prendere il suo cavallo e/o carretto e recarsi nella mite e serena città padana, può contattarmi, così formiamo un comitato, visitiamo insieme i 75 stand e magari ci sta anche una cena, dai: ESSAGERRIAMO! Gli orari: la domenica dalle 14 alle 20, il lunedì dalle 10 alle 20. Fatevi sentire!

2 commenti:

Federico Russo "Taotor" ha detto...

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della serie "Paese inutile, sommergiamolo!"
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LOL!
La creazione di una lingua ha un lato positivo e uno negativo.

Il lato negativo in realtà implica altri aspetti: 1. Chissà quanti altri nerd in tutto il mondo hanno inventato un linguaggio, 2. Chissà quanti hanno "fallito", o comunque hanno messo su un qualcosa che nessuno vuole sciropparsi, e 3. Tolkien, anche se più di qualcuno non condivide, è il centro del fantasy (epico), ha dunque posto il canovaccio per il genere - senza per questo intendere che bisogna o no attenersi a lui: sarebbe un vero e proprio (e sterile) manierismo. Ora, Tolkien era un professorone, era un filologo, quindi si può dire che magari lui aveva tutto il diritto di inventarsi una lingua coi controcazzi, mentre noi poveri mortali difficilmente potremmo uguagliarlo.

Il lato positivo è che ponendo le basi di una lingua e di un "vocabolarietto", sarà più facile, per l'autore, porre nomi sensati a luoghi/cose, per il lettore trovare un senso e capire la coerenza strutturale dell'opera.

Riguardo all'ideazione di trame via D&D, sarò sincero, a me sembra una cazzata enorme. Mi spiego: tra i 13 e 14-15 anni io letteralmente mi crogiolavo in quella roba di Ruolo, videogiochi o tutto ciò che sembrava utopico-ucronico, vedevo uno in tunica e con la spada e subito scalpitavo. È bello, è bellissimo tutto ciò, tuttavia è gioco, divertimento (e sogno) fine a se stesso. Non voglio ripetermi, però trovo che sfruttare i giochi di ruolo o similia per la prosa, limiti la coerenza letteraria. Non so, credo che i gdr siano una fonte falsa di ispirazione. Puoi attingere solo delle idee vaghe, diciamo, ma la trama, il vero prodotto letterario è frutto dell'ingegno.
Puoi sicuramente smentirmi se hai un punto di vista diverso. Perché alla fine si tratterebbe di gusti: a me Dragonlance sembra una cazzata per bimbetti, ma qualcun altro può rispondere che Weis e Hickman (ex scaricatore di porto) da poveracci son diventati autori di fama mondiale scrivendo storie attinte da D&D.

Ho scritto un bel po' e credo di aver perso il filo di un discorso che in principio forse aveva senso, lol. Mi limito qui.
Ah, mi hai ricordato le emozioni che provavo nel leggere il SIlmarillion! *_* Il mio libro preferito! Buona lettura e goditelo a fondo, ché ne vale davvero la pena - è bello dalla prima all'ultima pagina.

Spirito Giovane ha detto...

Ma, sinceramente, neanche io traggo spunto per le trame dal GDR: mai fatto e mai lo farò! Il GDR è creato per puro e mero giuoco mentre la trama è condotta dall'autore - se non artista a volte. Spero che il mio intervento non abbia insito dei punti in cui sembri che io prenda spunto da D&D: ho solo specificato che io e i miei amici ci stiamo concentrando su un GDR, non ho specificato manco quale! XD

Sulle mappe ho detto tutto. Sinceramente, per alcune delle mie opere non servirebbe nemmeno una mappa, ma per una in particolare, al seconda nel mio ordine mentale, è necessaria.

Le lingue, invece, sono un punto non fondamentale, ma sicuramente importante, dei miei onerosi e umili progetti. Difficile, è vero. Ma non impossibile. Ho libri alla mano, come i manuali di Linguistica, di Semiotica, di Filologia, che mi aiutano un pochino. E poi il resto va "alla cavolo", ovvero non curo molto l'attenzione, mi basta sapere di non andare a caso nel creare parole e frasi. Tolkien, al contrario, si dice che abbia creato il suo mondo immaginario, il Silmarillion, per usufruire delle lingue da lui stesso inventate in gioventù. L'approccio è differente, come il risultato che si vuole ottenere; assolutamente molto più modesto. Però spero che faccia comunque presa, molto più che quattro (4!) parole a caso!

Spirito Giovane a.k.a. Daniele

 
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