2 maggio 2009

Influsso XXXII° - Archeologia

Primo dei famosi post sulla scrittura. C'è MOLTISSIMA carne al fuoco, devo dire. Prima di iniziare con la carne, parlo del fuoco. Sono stato assente molto tempo dal blog per motivi che i miei lettori, spero fanatici della fantasia, possono liberamente e senza problema immaginare. Università. Ragazza. Amici. Lavoro (ebbene si, anche quello). Chitarra. Musica. Giochini in flash (doh!). Giochini non in flash (doppio doh!). Preciso anche una cosa futura: dopo questa serie di post mi concentrerò sul concreto: dedicherò più tempo al blog musicale - ho diverse cose da dire in quell'ambito - e cercherò di scrivere e basta, avendo - si spera! - esaurito le discussioni prettamente teoriche e e filosofiche. Ah, darò un premio (non in denaro, nè in natura) a colui/colei che indovinerà la fonte dei titoli di questi post.
Scribo, ergo sum? - Non sembrerebbe, ma molti si sono già posti i dilemmi che vado a propormi di risolvere. Questo è il dilemma che vado ad affrontare e che permea i miei pensieri: lo scrittore. Chi è e dove sta nelle sue opere, in primo luogo? Come opera, in secondo? Questo è il primo di una serie di Influssi per me fondamentali; e dico per me perché alcuni potrebbero pensare che tutta questa speculazione pseudofilosofica di un comune essere umano di vent’anni potrebbe essere del tutto inutile, ma questo è un altro discorso. Sta di fatto che esistono delle precise avvertenze: se non vi interessano le diatribe teoretiche/teoriche su chi sia uno scrittore e tutto ciò che lo circonda, non esitate. Chiudete il mio blog. Se cercate invece spunti originali per creare nuove ambientazioni e/o nuove opere, rivolgetevi altrove per ora: io tratto per mia necessità il problema dello stile e dell’estetica delle opere, con tutto il procedimento relativo. Sono partito da alcuni punti che indicherò a breve e riscriverò qui tutto il procedimento logico e teorico che mi ha portato ad una conclusione che già sto applicando mentre vi scrivo. Quindi se volete trovare altro, cercate ovviamente altrove - e amici come prima! XD
Ecco quindi cosa mi ha spinto a pensare riguardo alla scrittura in generale:
  1. questi post di Gamberetta e di Andrea D'Angelo e anche questo di Taotor; benchè sia partito dalle loro considerazioni questi post non saranno una attribuzione di verità/falsità, né una diatriba su idee che altri sostengono: semplicemente voglio precisare una fonte che mi ha spinto in questa direzione, tutto qua.
  2. Tutto ciò che corsi universitari possono fornire in queste discipline: Semiotica, Critica Cinematografica, Storia del Teatro greco e latino.
  3. Alcuni scritti di Umberto Eco, approfondimenti ulteriori allo studio della Semiotica.
  4. Vecchi Influssi che potete trovare qui sopra sotto l'etichetta scrivere.
Detto ciò, ultima considerazione/avvertimento, forse il più importante: è tutta una grande speculazione, che collega elementi che potrebbero essere definiti al contrario come incollegabili. Spero che almeno uno o due di quelli che mi leggiucchiano possano trovare spunti interessanti.
La nascita del mito – Alle origini di ogni evento in tempi antichi c’era il mito. Spiegava cose inspiegabili, sanava lacune profonde. Il mito era il tema preferito dagli autori delle tragedie, che ne rappresentavano versioni differenti in modalità e punto di vista. E così anche per quanto riguarda i film, anche se in maniera non del tutto analoga, esiste un’epoca del Novecento in cui il mondo cinematografico aveva generato un mito, una sorta di verosimiglianza che era rappresentata da ciò che il film trasmetteva. Ma per quanto riguarda la letteratura? Dante, Petrarca e Boccaccio sono un mito della letteratura? Anzi, sono un mito della scrittura? Sono le tre corone, il culmine di un’epoca di poesie e prosa. Eppure Petrarca divenne famoso non per le opere a cui teneva maggiormente, ma con quelle scritte nel tempo libero (come se io mentre sto sul cesso scrivessi un film da 11 oscar, insomma, ndr). Anche Dante scrisse il De Vulgari Eloquentia che venne dimenticato fino al 1500 circa, riscoperto in vista della questione della lingua italiana. E Boccaccio divenne famoso per il suo Decamerone? Pensiamo invece ad altri poeti più recenti, come Parini e D’Annunzio, che si proponevano come guide, come araldi; il primo della stessa figura di poeta e di intellettuale politicamente impegnato, il secondo di quella che stava nascendo in quel periodo: la massa. Ma D’Annunzio, a differenza di Parini, era teso a conquistarlo, questo pubblico. Ho citato fin troppo Montale e lo citerà ancora; egli è per me il primo autore che ha capito cosa vuol dire guerreggiare con la massa, lottare per far riaffiorare lo scrittore; ma quale scrittore? Quello che trasmette i suoi propri ideali e il suo personale genio, oppure quello che descrive o inscrive la società all’interno di un’opera? Eppure lui lo dice palesemente in una sua conosciutissima e forse ormai inflazionata poesia: Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Questo vuol dire che, se prima gli autori tramandavano – o trasmettevano – conoscenza ed ideali, ora invece possono dire solo ciò che non sono e ciò che non vogliono? Io stesso, seguendo un certo punto di vista, sto scrivendo ora su cosa non siano odiernamente gli scrittori (i cosiddetti vati della poesia) e su cosa non vogliono essere (di sicuro chi scrive non vuole essere inutile). Eppure mi chiedo realmente cosa voglia dire scrivere e mi trovo di fronte a due schiere di persone che la pensano in modo totalmente differente: le prime attribuiscono all’autore la totale sovranità sull’opera; sono coloro che pensano che un’opera debba avere un senso e che l’autore ponga all’interno di ciò che produce una propria impronta stilistica e filosofica (?). La seconda schiera è invece più critica, fortemente intransigente e designa un’opera come qualcosa che il pubblico deve apprezzare, come qualcosa che non sia declinabile in denaro (conoscenza gratuita per tutti? Democrazia della cultura?); probabilmente sono coloro che vogliono libertà assoluta nell’opera, libertà di giudicare i fatti ed i personaggi, e che non vogliono intromissione da parte dell’autore. Ora non ci resta che capire alcune cose.
Prima di tutto se questa mia descrizione corrisponde alla realtà oppure se esistono altre schiere di persone e se sono la maggioranza. Secondo, bisogna capire realmente dove si sia infilato l'eroe-scrittore e dove sia finito il fantasma-lettore. Terzo, comprendere le intenzioni di entrambi. Quarto, il più importante. Quinto, comprendere il senso e la motivazione della scrittura. Sesto, definire i comprimari, come i critici e la massa. Settimo, comprendere cosa vuole dire stile di scrittura, quali stili esistono, quali usare e perchè. Ottavo, arrivare a delle conclusioni soddisfacenti al fine di poter trovare un $%&&/ di posto a chi scrive e a chi legge. A presto con il primo punto.
Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele Fusetto

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