15 maggio 2009

Influsso XXXV° - Lettore Semantico e Lettore Critico

Dopo l'assenza forzata causa malattia&impegni vari, eccomi al quarto passo della mia personale esplorazione. Buona lettura.
Norman Rockwell - Art Critic, 1955
Uno stato critico delle cose – Un passo ulteriore: oggigiorno l’autore non è più colui che istruisce la gente e che la guida, nella mia personale idea - con dovute eccezioni. Esiste una figura distinta che è stata creata dalla necessità: separare ciò che ha qualità da ciò che non ha qualità. Il critico credo sia nato per questo: orientare il pubblico verso la qualità. In parole povere, contrastare il volere della massa a favore del lettore, indicando a tutti gli individui quindi, e non ad una parte soltanto, quale sia davvero l’opera di qualità. Logico che alle persone non interessa il parere di una persona sul lavoro di un’altra persona: il pubblico critica già da solo, senza che ci sia bisogno di un intermediario. Ma quando le opere sono molte probabilmente la critica potrebbe essere quella voce che dice “Ehi, c’è anche quest’opera, politicamente o culturalmente screditata, ma che ha una sua validità”. Non voglio quindi sminuire il lavoro del critico dicendo che oggigiorno tutto ha preso una piega differente. Criticare ora significa non indicare la qualità ma decretare se un’opera piace o meno. Anche se alcuni critici non si permetterebbero mai di dirlo in pubblico, sento che per alcuni il diritto d’autore è un vero e proprio mito; ed in effetti le uniche licenze permesse al nostro tempo sono alcune metafore, qualche allegoria ogni tanto e rare figure retoriche contenuto in manuali di grammatica; alcuni si spaventano addirittura a sentire parlare di allegoria o di retorica. Quello che secondo me i critici non dovrebbero fare è battere "il testo in modo di adattarlo ai propri propositi". Arrivati a questo punto mi sembra inevitabile pensare che per alcune persone, per quelle che sostengono gli Awater, un autore debba essere un mero descrittore della volontà del lettore. All’estremo si potrebbe pensare ad una sorta di lotteria con cui si assegnerebbero a caso le storie: tanto alla fine quello che importa è che la storia si chiara e scritta in modo comprensibile. Dunque un autore assente, completamente nascosto all’interno di un racconto, anche negli ideali dei personaggi. Dovrebbe essere tanto bravo da eliminare ogni elemento che potrebbe dare al lettore anche una minima traccia del suo soggettivo pensare. Ma questa è una provocazione, andiamo avanti. Senza la presenza di un autore non esisterebbe racconto e le opere scelte a caso avrebbero lo stesso stile, sebbene probabilmente una diversa scelta di ordine e intreccio. Inoltre un autore per sua inclinazione è spinto ad avere con la propria opera una sorta di rapporto padre-figlio e cederebbe sicuramente alla tentazione di inserire almeno un lieve e sottile filo rosso che porti verso di lui. Senza senso cosa starebbe lì a fare un libro? Tolkien – rispettiamolo – non avrebbe scritto senza voler donare un mondo alle lingue da lui inventate e - molto probabilmente - la Rowling non scrisse il primo Harry Potter con l’idea e la certezza di vendere milioni di copie e diventare ricca. E’ in uno stato critico, la posizione dell’autore. E non venite a dirmi che questa considerazione è inutile perché prima di mettermi a scrivere un romanzo fantasy con la storia che ho in mente io voglio sapere perché scriverlo, se è utile scriverlo e soprattutto se si capirà anche quello che io voglio condividere con gli altri. Una sorta di concetto nietzschiano: non voglio stare nella schiera di coloro che dicono cosa è leggibile o meno, non ne sono adatto; piuttosto preferisco raccontare con un fine, ovvero quello di dare una mia personale visione delle cose, che non escluda però altri punti di vista. Una definizione che probabilmente vedrà maggior chiarezza e completezza alla fine di tutte queste parole. Ma tornando in cima alla lista di domande, credo di essere giunto al punto di dover fare un punto (?) della situazione. Lettori, Critici e Significati - Gli scrittori sono finiti in due punti: o a cercare di creare qualcosa di soggettivamente impegnato oppure a creare qualcosa che possa raccontare una forte storia e vendere. Da una parte si scrive per un fine, dall'altro per una causa; il fine è dare qualcosa al pubblico (inteso in senso di significati, idee, conoscenze), la causa e raccontare una storia che sembrerebbe essere originale (idea drammatica). Poi abbiamo il critico che dovrebbe indirizzare verso la qualità, indipendentemente dal tipo di scrittore: indicherebbe quindi lo stile migliore, il fine migliore, l'idea migliore. Quindi Lettore, Pubblico e Massa: il primo è l'individuo che si mette di fronte al libro, il secondo l'insieme degli individui, il terzo un'entità sociale che affronta il libro non solo in modo diretto (leggendolo) ma anche indiretto (attraverso pubblicità e consigli). Arrivati qui voglio quindi proporvi un sunto ulteriore. Non esistono in realtà critici che non siano anche lettori e viceversa; inoltre un critico che è anche un lettore tende, per necessità, a ricercare qualcosa che vorrebbe lui in quell'opera se fosse sua. Quindi perchè non sommare il tutto? Non esiste una tipologia di persona che possa descrivere un comportamento da lettore-autore ed uno da lettore-critico? Certo che esiste. Si chiamano Lettore Semantico e Lettore Critico e non sono mia invenzione. Il primo attua un processo con il risultato che "il destinatario, di fronte alla manifestazione lineare del testo, la riempie di significato"; il secondo invece "cerca di spiegare per quali ragioni il testo possa produrre quelle (o altre alternative) interpretazioni semantiche". Questo risolve moltissimi problemi perchè ci pone con meno personaggi da trattare: un lettore-autore, un lettore-critico ed un lettore-lettore (che potrebbe essere uno spettatore, il classico lettore che non si cimenta né in giudizi pubblici né in altre opere). Ora ci manca sapere solo quale fine c'è nello scrivere e soprattutto come scrivere, con che modalità il lettore-autore deve affrontare la sua opera.
Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

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