6 maggio 2009

XXXIV° - La Coincidenza del Senso Autoriale

Terzo appuntamento riguardo alla scrittura. Buona lettura.
The Acrobat, 1930, Marc Chagall
In bilico – Riprendiamo l’esempio fumettistico della Civil War. Perché l’eroe è la metafora perfetta dell’autore, meglio ancora dello scrittore? Perché è un’entità duplice. Ha una persona ed una maschera che è un’altra realtà, un’entità di facciata. L’autore mette all’interno delle sue opere la stessa cosa che indossa l’eroe fumettistico: un suo duplicato con maschera. E questo capita per ogni autore: che sia un Wate o un Awater, alla fine lo stile, le intenzioni, la storia e tutto il resto, in modo più o meno esplicito, danno una impronta dell’autore. Se è però vero che ogni autore ha un’impronta che lo caratterizza, è altrettanto vero che ogni autore può in modo soggettivo piacere o meno al pubblico, inteso come “maggioranza del lettori”. Così ritorniamo sempre ad una situazione di stallo: nessun vincitore. Ma cosa differenzia i due cammini? [so già che mi odierete per tutte queste domande, ndr] In realtà la differenza non sta a livello teorico, ma pratico. La differenza è a livello di personalità, di esperienza, di conoscenza, di punto di vista. Quindi la maschera può differenziare due persone che la indossano, ma saranno sempre accomunati da quella maschera che indossano; la differenza sta sotto la loro maschera ed è quello che bisogna andare a scoprire. La soggettività è il pregio ed il difetto degli autori e chi vince alla fine è uno fra i due: o quello che piace al maggior numero di persone o colui che scende ad un compromesso tra soggettività ed oggettività. Allo stesso modo bisogna distinguere fra lettore, pubblico e massa, poiché sono tre livelli di una stessa identità. Il lettore è quell’entità individuale a cui uno scrittore inconsciamente pensa qual’ora scrive qualcosa: è un modello di colui che potrebbe prendere in mano il suo libro e interpretarlo. Così io quando scrivo – e scrivo, oltre a sbrodolare su questo blog – a volte cancello tutto quello che ho fatto per rendere un passaggio più chiaro, comprensibile anche a coloro che non sono avvezzi a certi generi o a certe meccaniche. Ma il lettore è anche colui che tacitamente fa un patto con lo scrittore: leggerà l’opera ma non la utilizzerà per fini propri; farà un'opera di interpretazione del testo, cercando ciò che l'autore voleva suggerire e/o esprimere e/o donare. Se in caso contrario il lettore si ribella, l’utilizzo che fa del testo non è coincidente con l’utilizzo che l’autore ha concepito; e la lettura non è più interpretazione. Così allo stesso modo il pubblico è l’insieme reale dei lettori, tutti quelli che leggeranno. La differenza fra Lettore e Spettatore è semplice: il secondo non fa un'opera di interpretazione. Bisogna tener conto che in un pubblico eterogeneo chi legge può provenire da un ceto A come da un ceto B, da una etnia A come da una etnia B, da una religione A come da una religione B, ecc. Questo vuol dire che la maggior parte degli Spettatori leggono, ovvero si lasciano trasportare dal senso sociale di un fatto. Ovviamente fra questo pubblico ci saranno alcune persone che, invogliate dalla beltà dello scritto, cercheranno di interpretare; ma la maggior parte giudicherà in base a ciò che vede e nient'altro, un po' come quando la musica metal cantata in growl viene definità "inutile spreco di fiato" o "musica del demonio" da questa o quella persona non avvezza al metal. La massa è invece una parte del pubblico che non solo non interpreta ma a volte anche non legge. E' quel gruppo di persone che parla di una cosa senza averla mai vista, per sentito dire, pasticciando con i luoghi comuni. Da qui una lettura - se c'è - superficiale, in cui il senso dell'opera reale viene alterato per seguire i propri interessi. Esiste massa positiva e negativa: la prima è il gruppo di fan sfegatati che continuerà ad osannare il proprio idolo per partito preso, un po' come i genitori o i parenti; il secondo gruppo è costituito da coloro che non sopportano l'autore o che si propongono di leggere opere partendo già con il pregiudizio che sia sbagliata e alterandone il senso per giustificarsi. Le tre entità sono collegate, come lo sono io – superio – es in psicologia o come lo sono persona – eroe – maschera nei fumetti: tre aspetti di un’unica entità. Ma, se torniamo indietro a vedere le entità autoriali, ci accorgiamo che ce ne sono solo due: Wate predilige assolutamente i Lettori, Awater predilige le masse, o almeno così dovrebbe logicamente essere. Quindi esiste una terza strada?
François Pascal Simon Gérard "On the Bank of the Lora, Ossian Conjures up a Spirit with the Sound of his Harp"
Coincidenze- Il pubblico deve per forza esistere. Piacere al pubblico non è un’azione di seduzione o di corruzione: si tratta semplicemente di fare un atto politico e cercare di creare un’opera chiaramente leggibile per il più alto numero di lettori, senza però venir meno ai propri principi. Quindi invece di pensare ad un lettore modello, un autore che vuole sfondare dovrà pensare a più lettori modelli e più ne ha meglio accontenta i suoi futuri lettori. Queste sono le vere tre intenzioni, dove quindi la terza via, quella centrale, è la via dell'Eroe, quella che tenta di piacere al pubblico. Colui che tenta questa strada, attenzione, non deve escludere un proprio senso autoriale, quello che metterebbe all'interno dell'opera se ci fosse un'interpretazione: il lavoro è quello di conciliare interpretazione e senso letterale. Bisogna partire quindi dal presupposto che non tutti avranno voglia e tempo di analizzare e scovare i sensi nascosti, secondari, di un'opera, ma molto la leggeranno per quello che è. Quindi bisogna partire da questo punto: creare un'opera che letteralmente possa essere interpretata già nel momento in cui si legge. E' poi facoltativo o comunque costruzione secondaria l'aggiungere significati metaforici e allegorici per coloro che, comunque, andranno ad analizzare. Far coincidere senso letterale con senso autoriale è arduo da trasformare in pratica. Ma tenterò comunque di fare un esempio, sperando che nessuno mi misinterpreti. Ammettiamo che io debba descrivere una scena che può essere così riassunta:

Una donna e due uomini si recano da un quarto uomo per estorcergli notizie su una quinta persona.

Ora potrei risolvere il tutto in poco spazio:

Francesca si reca a casa di Carlo, insieme ad Enzo e a Giovanni: il uso obbiettivo è sapere dov'è Simona. Dopo un'ora di torture Francesca viene a conoscenza della casa in montagna di Simona: forse la donna è nascosta lì.

Senza stare qui ad analizzare dubbi, errori e cose che non vanno, ammettiamo che queste due righe non mi vadano bene perchè voglio sottolineare le seguenti cose: 1 - La forza impressionante e la malvagità della donna; 2 - Come Carlo rivela le cose (tortura); 3 - Cosa rivela Carlo. Inizio quindi a capire che non ha gran senso concentrarsi su Enzo e Giovanni, se sono due personaggi che tanto non c'entrano con l'azione; ed anche tutto il tragitto fino a casa di Carlo non è importante. Il focus primario è Francesca, poi la tortura, quindi la frase di conclusione deve essere il luogo dove sta Simona.

Improvvisamente la porta si aprì con un boato. Carlo accorse per capire cosa stava succedendo, ma, appena giunto in corridoio, una mano gli strinse con energia il collo e lo inchiodò a qualche centimetro dal suolo, contro il muro. Qualcuno stava frugando in casa sua ed aveva fretta, a sentire dalla confusione che quelle persone stavano facendo. Intanto una voce sussurrò qualcosa all'orecchio di Carlo:"Dove sta Simona?". Carlo era concentrato su altro: sperava che quelle persone non trovassero l'inidirizzo della casa in montagna di Simona sotto il quadro in soggiorno. Quando tornò in se si accorse che la persona che lo teneva ancorato al muro era una donna, straordinariamente forte. La reazione fu istintiva:"Non lo saprai mai da me!". Uno sputo colpì in pieno il volto della donna. "Scommettiamo?" disse lei, pulendosi la guancia. Dalla tasca del giubbotto spuntò un coltello con il quale la donna torturò senza sosta Carlo finchè l'uomo non le rivelò l'indirizzo di Carla.

Ovviamente questo esempio è stato scritto in modo sbagliato. Prima di tutto l'autore in questo caso ha posto l'accento più sull'azione che sui personaggi. Inoltre non ha prestato ampio focus a Francesca - della quale non si rivela manco il nome - e soprattutto a citato il biglietto con l'indirizzo di Simona (sotto un quadro?) e non l'ha poi utilizzato. Cosa si può migliorare qui? Prima di tutto eliminare il biglietto sotto il quadro e la scenetta di Carlo che sente quelle persone cercare; secondo, concentrarsi sulla tortura in modo maggiore; inserire più dialogo durante la tortura e meno nella primissima parte, magari inserendo un gap temporale.

Quando la porta esplose, Carlo era in soggiorno. Preoccupato, si alzò e corse in corridoio: fu lì che lei lo prese per il collo, lo spinse contro al muro e lo tramortì con un fazzoletto intriso probabilmente di etere. Quando Carlo si risvegliò, era ormai tramontato il sole. La stanza in cui si trovava era stata rivoltata da capo a piedi e si sentivano ancora rumore di assi e vetri rotti nella stanza da letto. Poi, quella voce costrinse Carlo a pensare ad altro. "Dove sta Simona?" chiese la donna. Carlo tentò di concentrarsi e capire dove fosse: era legato ad una sedia ed era in cucina. La donna gli strattonò la testa, prendendolo per i capelli. "Dov'è?" la sua voce era meno melliflua e più irata. "Non lo so, Francesca" disse Carlo, che aveva riconosciuto la donna più dal profumo che emanava che dalla sua irriconoscibile irruenza. "Non ho tempo per giochini sotto le coperte, Carlo. Dovrai dirmi quello che sai" disse Francesca. Carlo si voltò dalla parte opposta e vide fuori dalla finestra due energumeni che facevano la guardia davanti alla porta sfasciata. Poi un dolore improvviso lo costrinse ad emettere un piccolo gemito. "Come vedi non sono venuta impreparata" la donna camminava dietro la schiena di Carlo ed ogni volta che si avvicinava a lui era come se una sigaretta venisse spenta sulla pelle dell'uomo, che strinse i denti per non urlare. "Posso continuare fino a domattina, se è necessario" e detto ciò, la donna prese con una mano l'indice di Carlo e lo spezzò come fosse un grissino. L'uomo non riuscì a trattenersi. "Hai venti dita, contando quelle dei piedi. Poi passerò alla lingua" e con le dita accarezzò il collo di Carlo "quindi alle orecchie" diede un bacio sul collo a Carlo "e poi scenderò più in basso". Con una mossa repentina, Francesca afferrò il collo di Carlo e lo sollevò da terra insieme alla sedia, girandolo verso di se. "Mi vuoi baciare, amore mio?" disse ironicamente. Carlo gli sputò in faccia. Lei si asciugò la guancia e lo baciò, con fervore. Poi gli morse il labbro fino a farlo sanguinare; il caldo liquido scivolò fino a terra. Lei smise e leccò tutto il sangue che si era versato sul mento di Carlo, poi afferrò una forbice. "Usa la lingua prima che te la morda: dimmi dove sta Simona".

E così via. In questo modo Francesca ha quella parvenza di donna dalla forza sovraumana, ma non solo: è un personaggio che rimane nella mente e che lo rimarrà per tempo. Carlo invece sta assolvendo il compito di custode: si guarda attorno per cercare una via di fuga e vede i due energumeni. La sua tortura è necessaria: evidentemente quelle persone non hanno trovato quello che cercavano in casa. Ovviamente questo esempio è stato creato su due piedi (?) e di fretta (?). Ma credo che sia palese cosa intenda con questo post. Quindi concludo qui e lascio tutte le altre domande aperte per il prossimo influsso!
Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

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