21 maggio 2009

XXXVI° Influsso - Interpretazioni e Congetture

Ultimi Altarini – C'eravamo lasciati con una domanda principale: perchè qualcuno dovrebbe scrivere? Io ho una risposta ben fissa in mente che è la seguente: comunicare. Cosa? Una storia, un suo punto di vista, una scoperta, eccetera. Insomma, l'importante è che comunichi. Cosa comunica è la conseguenza della sua personalità: se è interessato alla storia farà dei saggi storici, se è interessato alla fiction scriverà romanzi, se vuole comunicare una novità o una notizia scriverà un articolo e via dicendo. Nel nostro particolare caso, scusate se vi annoio con le domande, ma il passo successivo è: perchè uno scrittore dovrebbe comunicare attraverso un romanzo? E soprattutto: perchè dovrebbero piacere a delle altre persone? Queste sono domande a mio parere importantissime ma senza risposta. Sono una persona così fatta: amo prima ragionare e poi agire. Dunque è logico che io crei questa serie di Influssi per definire quello che fare, per progettare. Non solo: è logico che io giunto verso la fine della serie rileggendo possa cambiare idea o comunque renderla leggermente differente da quella che avevo in mente. Per questo il ritardo di questo XXXVI° Influsso. Non ho cambiato molto dell'arrivo, soltanto ho inglobato anche quelle cose che ho letto ultimamente e che essendomi pervenute dopo la stesura degli Influssi non potevo sapere all'inizio. Interpretazioni e Congetture - Dunque arriviamo al punto: per comunicare al meglio la prima cosa che uno scrittore deve avere è, ovviamente,la Chiarezza. Non solo i passaggi devono essere chiari ma anche la linea diegetica, la sintassi, le descrizioni. Un lettore si aspetta quanto meno di capire qualcosa da quello che legge; ciò non vuol dire che debba essere al corrente di tutto, ma che bisogna non dargli modo di rileggere un passaggio perchè non ha capito. Ovviamente il tutto è soggettivo; non è facile, perchè dipende dalle conoscenze basilari del lettore. Ma tenete conto di una cosa che secondo me è utile: dato un certo numero di vocaboli per un romanzo, il vostro lettore ideale deve conoscerli tutti, con ovvie eccezioni. Su 7000+ parole di conoscenza quelle che una persona che legge non dovrà conoscere (il che implica neologismi e arcaicismi) saranno non più di 50. Questo perchè una persona che continua a prendere in mano un vocabolario si distrae, perde il punto della situazione; meglio se le parole possono essere comprese di significato attraverso il contesto. Ciò non vuol dire che uno scrittore debba autocensurare certe parole: è un consiglio per risultare chiari e non essere fraintesi; dipende dal lettore modello. Altro punto oltre all'interpretazione (che deve quindi essere, a livello sintattico, lineare e logica) è la congettura: un lettore da umano che sia pensa, riflette, su ciò che legge. Le congetture quindi del lettore dovranno essere concentrate su un unico target: cosa succederà dopo questa pagina?. Ciò non vuol dire che bisogna rompere ogni volta la narrazione con un colpo di scena; anzi: la storia dovrebbe proseguire in modo lineare alzandosi progressivamente mano a mano che ci si avvia verso il climax, che sarà la conclusione del racconto. Evitando quindi di complicarvi la vita con sintassi strane, descrizioni troppo intricate e termini forbiti, riuscirete a concetrare l'attenzione sulla diegesi. Qui arriviamo ad un altro punto che affronterò ampiamente nel prossimo Influsso: qual'è l'equilibrio esatto fra chiarezza e precisione? Meglio essere chiari e quindi meno avidi di dettagli, più vaghi, oppure spendere qualcosa a sfavore della chiarezza al fine di precisare, di mostrare? Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

1 commenti:

by Ax ha detto...

Ciao Daniele,
da esterno lettore quale sono, hai tutto il mio apprezzamento all'impegno che dimostri, alla ricerca che ti stimola e al desiderio che ti anima.

Con gli ultimi post, mi sembra di capire tu stia tentando di tracciare un profilo per lo scrittore 'perfetto' — una sorta di caratteristiche portanti per identificare il 'come dovrebbe essere' —, direttamente legato al giudizio del lettore medio.

Ci terrei a condividere un pensiero, probabilmente scentrato rispetto all'argomento e forse più a vantaggio dell'artista (in questo caso autore) che del lettore.

A me non interessa la perfezione né il lettore medio.
Questo è l'assunto cui dovrebbe tendere ogni creatore.

Da non intendere come arroganza o menefreghismo, ma figlio di una propensione a voler esprimere realmente e con forza il proprio messaggio.
Bada, non escludo la perfezione intesa come desiderio di fare meglio, ma come forma mentis che rischia di imborghesire le scelte per arrivare alla realizzazione del proprio pensiero, veicolato dalla pagina.
Insomma, l'artista deve essere slegato da ogni regola che lo allontani dalla propria arte, perché è unicamente attraverso essa che si esprime al meglio. Va bene impararle, ma poi vanno superate.
Va da sé che l'unica 'regola' è quella di avere veramente qualcosa da comunicare. Credo, invece, che sia quella più infranta.
Il resto è qualcosa che non riguarda la sua arte, ma solo il modo di confezionarla per gli altri, questione secondaria per quanto riguarda me.

Il risultato non è la conquista del 'medio', evidentemente, ma di una ristretta (forse) cerchia di lettori. Ma almeno è la propria, guadagnata con onestà intellettuale.
Che poi alcuni autori non si accontentino è un altro paio di maniche, ma riguarda l'ego.

Tutto questo, per alzare una bandiera in difesa di quegli autori meno fortunati (già, perché a volte è solo il momento che determina un successo) agli occhi dei più, ma non per questo meno veri.
C'è sempre qualcuno disposto a scavare nel sottobosco dimenticato.

Io apprezzo la tua continua ricerca di strumenti di comunicazione, partendo dal presupposto che esista in te la volontà di trasmettere, non di compiacere chi ti leggerà; spero presto in libreria. :)

Alex.

 
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