12 giugno 2009

Influsso XXXVII° - Scrivere: sapere, chiarire, ideare.

The Three Stooges of Diplomacy - Art by John Spooner
Con gli ultimi post, mi sembra di capire tu stia tentando di tracciare un profilo per lo scrittore 'perfetto' — una sorta di caratteristiche portanti per identificare il 'come dovrebbe essere' —, direttamente legato al giudizio del lettore medio. Ci terrei a condividere un pensiero, probabilmente scentrato rispetto all'argomento e forse più a vantaggio dell'artista (in questo caso autore) che del lettore. A me non interessa la perfezione né il lettore medio. Questo è l'assunto cui dovrebbe tendere ogni creatore. (1) Da non intendere come arroganza o menefreghismo, ma figlio di una propensione a voler esprimere realmente e con forza il proprio messaggio. Bada, non escludo la perfezione intesa come desiderio di fare meglio, ma come forma mentis che rischia di imborghesire le scelte per arrivare alla realizzazione del proprio pensiero, veicolato dalla pagina. Insomma, l'artista deve essere slegato da ogni regola che lo allontani dalla propria arte, perché è unicamente attraverso essa che si esprime al meglio. Va bene impararle, ma poi vanno superate. Va da sé che l'unica 'regola' è quella di avere veramente qualcosa da comunicare. (2) Credo, invece, che sia quella più infranta. Il resto è qualcosa che non riguarda la sua arte, ma solo il modo di confezionarla per gli altri, questione secondaria per quanto riguarda me. (3) Il risultato non è la conquista del 'medio', evidentemente, ma di una ristretta (forse) cerchia di lettori. Ma almeno è la propria, guadagnata con onestà intellettuale. (4) Che poi alcuni autori non si accontentino è un altro paio di maniche, ma riguarda l'ego. Tutto questo, per alzare una bandiera in difesa di quegli autori meno fortunati (già, perché a volte è solo il momento che determina un successo) agli occhi dei più, ma non per questo meno veri. (5) C'è sempre qualcuno disposto a scavare nel sottobosco dimenticato. Io apprezzo la tua continua ricerca di strumenti di comunicazione, partendo dal presupposto che esista in te la volontà di trasmettere, non di compiacere chi ti leggerà; spero presto in libreria. :) Alex.
Rispondo al commento di Ax e prendo spunto per andare avanti ulteriormente nel mio percorso. Ho numerato non le frasi ma le parti tematiche (in modo del tutto soggettivo) e cercherò di rispondere ad ogni punto. (1) Sulla perfezione, l'esprimere realmente e l'esprimere con forza - Al di là del credere o meno nella perfezione, forse travisi le mie parole: non ho mai parlato di perfezione intesa come dover essere; caso mai uno scrittore dovrebbe tendere ad un proprio modello ed io voglio tendere al mio il più possibile. Può sembrare la stessa cosa ma non lo è. Prendiamo un esempio: alla frase "sono un essere umano, non sono infallibile" i contesti possono essere molteplici. Alcuni prendono tale frase come scusa per sbagliare e agiscono senza riflettere: ma se so che probabilisticamente parlando sbaglierò, perchè non fare qualcosa per evitare lo sbaglio, magari pensando? Dunque cerco di avvicinarmi ad un equilibrio fra il mio istinto ed il mio modello. Questo è per me necessario al fine di riuscire quanto meno a farmi comprendere a livello linguistico e diegetico, della storia. L'esprimere realmente e con forza non equivale per me ad un esprimere diretto, quanto meno in parte filtrato dalla ragione. Per quanto riguarda l'imborghesirsi, è un concetto che a me sfugge: perchè ricercare la perfezione dovrebbe rendermi omologato ad altri? Credo che ognuno tenda ad un proprio modello di vita. Ed io, ripeto, tendo più all'equilibrio fra la mia visione e quella di chi dovrebbe leggermi. La perfezione la vedo nella perfetta sincornia fra, appunto, istinto e ragione, non certo come valore assoluto di per se. (2) Arte contro Regola - E' un po' come istinto e ragione: a mio parere è necessario sia darsi delle regole che saper sfuggire dalle regole che ci impongono; una piccola domandina: cos'è per te la Divina Commedia? Dante a mio parere ha saputo comporre migliaia di versi in terzina incatenata ed ha creato comunque qualcosa che per me è un capolavoro. Si, io credo che un artista, un genio, non debba saper eludere le regole o non seguirle per partito preso; anzi, come mi sembra di aver già detto in altri post, il suo genio sta probabilmente nel riproporre quella regola da un punto di vista completamente orginale oppure di fare sua quella limitazione talmente tanto da poterci giocare come se fosse un bicchier d'acqua. Andare fuori e dentro dagli schemi, non dalle regole, credo sia necessario allo scrittore come qualità a se stante, da utilizzare quando è necessario; come anche sapersi imporre regole, crearle. E comunque sono d'accordo: bisogna avere qualcosa da comunicare, altrimenti tutto ciò crolla. (3) Medio e modo - Io non voglio conquistare il medio. Voglio solamente essere comprensibile perchè comunicare non è soltanto una volontà, ma anche una possibilità ed in parte un dovere: ho delle responsabilità se voglio comunicare qualcosa. Ed è qua che m'interesso del modo in cui si comunica, del modo in cui si scrive, del perchè e del come. Non credo che voler essere comprensibili sia sinonimo di voler creare un best-seller: sto parlando di linguaggio di comunicazione, non di storia. Ognuno scrive la storia che ha in mente, ma deve saper farsi comprendere dagli altri. Non vorrei mai che un mio futuro lettore travisasse quello che scrivo: un incubo per me. Ma per sanare questo problema non piego di certo la storia o le mie idee verso quelle dell'ipotetico lettore; ma di certo devo avere una conoscenza della lingua italiana, quanto meno. (4) Onestà intellettuale - Credo sia molto più onesto chiedersi perché e come bisogna scrivere per poter essere letti, piuttosto che scrivere quello che si vuole nel modo che si vuole. Onesto per me vuol dire sia che non piega le sue idee e storie per piacere al pubblico, ma anche e soprattutto che i soldi che una persona spenderà ipoteticamente per un libro non siano spesi inutilmente, magari perchè ho messo insieme quattro idee spicciole e banali ma facendomi pubblicità e accattivandomi il pubblico con tutto fuorchè la mia qualità di scrittura. (5) Fortuna e Generosità - Già, di fortuna ce ne vuole molta. Insieme alla generosità: se si può contare su persone fidate che possano analizzare e commentare la tua opera, nonché aiutarti, credo sia perfetto. Mi sto riferendo sempre allo stile, non alla storia. Sono consapevole che autori bravissimi possano essere invece tralasciati, coperti da altri meno bravi e più pubblicizzati. Ma ciò non vuol dire che io debba fregarmene dei miei futuri lettori solo perchè essere letti è questione di fortuna. Sarebbe un atto di assoluto egoismo, potrei creare opere noiosissime e credermi il più sublime degli scrittori quando invece sarei evitato da tutti. Tutto ciò riferendomi allo stile, non ho mai detto di voler scrivere quello che vogliono altri. Ma di certo è necessario avere un canale in cui comunicare sia l'azione più semplice, diretta e comprensibile. E questo credo sia necessario, visto che si tratta di un dialogo a senso unico (lo scrittore verso il lettore) o comunque duplice ma in difterita e nell'ignoranza (il lettore può metterci del suo nel comprendere il libro ma io scrittore non saprò il suo feedback se non dopo che l'avrà letto e mi avrà comunicato personalmente ciò che pensa). Ti sei quindi risposto da solo quando dici che in me ci sia la voglia di saper trasmettere, non di compiacere il lettore; e per trasmettere credo sia necessario un piccolo compromesso fra chi scrive e chi legge. Il mio stile, benché possa essere chiaro, avendo migliaia di altre variabili potrà soggettivamente piacere o non piacere! ;-)
Joker - art by Anry Nemo
In tutto questo mi ricollego alla domanda che volevo risolvere: qual'è l'equilibrio esatto fra chiarezza e precisione? Meglio essere chiari e quindi meno avidi di dettagli, più vaghi, oppure spendere qualcosa a sfavore della chiarezza al fine di precisare, di mostrare? Io credo che si possa essere tanto esaustivi quanto chiari nonostante la quantità delle parole. Probabilmente sta proprio lì il genio: saper dire tutto e bene in poco spazio o comunque nello spazio necessario, senza ulteriori passaggi facoltativi. Quindi adottare l'idea che il lettore è un'essere pensante che ha bisogno per ogni evento la sua causa, il suo sviluppo, il come si sviluppa e la conseguenza e/o fine. Ciò vuol dire che se un masso cade in testa al protagonista dovrò quanto meno dire perchè, come e che conseguenze ha. Poi esistono alcune regole che possono aiutarci in generale, sia nello stile che nella storia:
  • - "se all'inizio di un dramma c'è un fucile appeso su un muro, quel fucile prima della fine del dramma sparerà": non disseminate oggetti a caso; anzi, tornate indietro a rileggere la storia quando vi serve un oggetto e magari usatene uno che già avete anche soltanto accennato. Così eviterete nel capitolo 3 che un personaggio chieda un accendino ad un tale quando nel capitolo 2 si è acceso la sigaretta da solo con il suo;
  • "Show, don't tell", per me esprimibile meglio a livello letterario con "L'evocazione di immagini visuali nitide, incisive, memorabili": sfruttare al meglio le idee, rendendo le descrizioni incisive e memorabili, evocative, soprattutto dettagliate, non vaghe;
  • Sapere un vocabolo oggi toglie una frase domani: questa l'ho coniata io per sottolineare che a volte quantità e qualità non vado pari passo, una sorta di economia linguistica e stilistica;
  • "conoscere significa modificare il reale": citazione più azzeccata mai ci fu, spiego più avanti perchè. Qui mi soffermo solo a dire che parlare di qualcosa che non si conosce è difficile: informatevi o parlate di ciò che conoscete, meglio la prima;
  • Coerenza logica nelle parti e nel mostrare: bisogna stare attenti ad utilizzare i punti di vista ed anche ad orchestrare bene le varie parti, non solo i capitoli;
Extinction Forecast - art by Brian Ajhar
Cosa succederà ora?
In questo mese (ma potrei dire da quando è comparso il blog ad oggi) mi sono scervellato fino a trovare la base da cui poter partire per scrivere, scrivere davvero. Ora credo di essere giunto se non alla fine (è un processo interminabile, probabilmente) almeno ad un punto tale per cui le idee e le teoria possano essere accantonate per fare spazio a qualcosa di più pratico. Cosa sarà questo pratico lo vedrete nei prossimi Influssi, che inizieranno a trattare di cose leggermente differenti rispetto all'inizio. Durante questi mesi non ho smesso di scrivere ed è per quei problemi che mi sono fermato a riflettere. Voglio però concentrarmi d'ora in avanti soltanto su tre problemi generali. Il primo di questi problemi è la conoscenza: molte volte mi sono fermato a fare ricerche perchè non conoscevo e non sapevo dove trovare una determinata cosa, un tema che poteva essere utile conoscere per affrontare un racconto. Quindi racconterò negli Influssi qualcosa che possa trasmettere conoscenze utili agli scrittori, conoscenze che io ho appreso tramite i miei studi; in particolare parlerò, oltre della Semiotica, anche del teatro, del libro, del periodo di fine Medioevo ed inizio dell'era Moderna, dell'Arte moderna e di tutte quelle fonti che ho utilizzato ed utilizzerò e che vorrò condividere con voi. Inoltre, siccome conoscere significa modificare il reale butterò giù due idee su ogni tema sull'ipotetica modalità con cui si potranno utilizzare le informazione in ambito fantastico e/o fantasy. Il secondo dei problemi è come comunicare, come essere chiari e sintetici, come poter scrivere con energia e fissando le immagini nella testa del lettore; un'impresa a dir poco ardua. Infatti per questo problema ho pensato di analizzare in qualche Influsso un passo di un autore, famoso o meno, ed analizzare i suoi punti di forza e le sue debolezza, con umiltà naturalmente. Più in particolare probabilmente citerò un passo in cui si può notare un uso economico e prezioso delle parole. Rientreranno in questo punto anche Influssi che tratteranno: la sintassi, l'uso dei punti di vista, l'utilizzo delle descrizioni, l'utilizzo del lessico. Saranno sia domande che risposte, nel senso che, non essendo io Manzoni, non pretendo di insegnarvi niente. Anzi: se sapete una risposta ad una mia domanda, sarete voi a dover rispondere! XD Il terzo problema riguarda invece le idee concrete per poter stendere un racconto o un'opera e qui io sono tentato a postarne migliaia, ma per ora non lo farò. Non è paura di essere derubato dalle idee, ma soltanto una decisione di premessa: ho già spiegato che io non voglio piegare le storie al gusto del pubblico e quindi se postassi delle mie idee sarebbe soltanto per diffonderle e non per avere critiche, altrimenti dovrei venir meno al principio mio fondamentale. Perciò non scriverò di queste idee se non sotto forma di opere stesse! XD
Spero di aver chiarito ad Ax ogni cosa e lo ringrazio ancora per i suoi commenti che forniscono sempre spunti interessantissimi. Ci rivediamo fra un po' con un primo post, credo di cultura. Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

2 commenti:

by Ax ha detto...

Daniele,
intanto grazie per aver dedicato il tuo tempo alle mie riflessioni.

1. Se la 'perfezione' sta nella maggior espressione delle proprie potenzialità, sono d'accordo con te; meno, se diventa una perfezione che media tra il creatore e il resto.
2. Sul discorso regole, non intendevo dire che non ce ne devono essere nella propria arte o che non debba esserci metodo, anzi, ben vengano se ne facilitano lo sviluppo. Semplicemente, non devono essere subordinate alla soddisfazione di quello che verrà dopo la propria creazione. In primis creare, poi piacere. Ecco perché parlavo di imborghesimento, ossia del grosso rischio che corre chi, magari anche in buona fede, dà agli altri ciò che vogliono non tando smussando, ma arrivando a modificare le proprie idee.
3. Riferito al modo, certamente la padronanza dello strumento è basilare.
4. Continuo a rimanere convinto che un'artista non si debba porre il limite di piacere agli altri, anzi, non dovrebbe neanche considerare la cosa, se ha veramente qualcosa da esprimere. Artisti che hanno scritto/dipinto quello che volevano e come lo volevano (Rimbaud/Van Gogh), hanno fatto scuola, senza neanche considerarlo probabilmente. Così come altri, seguendo strade ragionate, ci sono riusciti ugualmente. Rientriamo nell'ambito dei gusti soggettivi.
Il discorso dei soldi, però, per quanto mi riguarda, rientra nella parte del dopo, quindi non deve interessare. Da non confondere con 'scrivo 4 cagate, le condisco e il gioco è fatto'. Quello non è un'artista, ma solo un venditore.
5. Tu devi scrivere ciò che senti. Non ci sono palle. ;)

Sullo show, don't tell siamo d'accordissimo.

Comunque, al di là della trattazione dei singoli punti, quindi di piacevoli riflessioni, credo che la nostra divergenza di vedute sia in merito alle idee: per me devono lasciar esprimere l'artista, quindi vedo lui e solo lui: una comunicazione 'trascendentale'; per te devono essere veicolate per raggiungere l'esterno, quindi una comunicazione scrittore/lettore.
Sono entrambi approcci affascinanti. Consoliamoci perché era lo stesso 'dilemma' che divideva artisti Jazz del calibro di Miles Davis e Ornette Coleman. ;)

Ciao,
Alex.

Spirito Giovane ha detto...

Esatto. Concordo con il tutto commento. Abbiamo due punti di vista differenti con qualche punto di contatto; e va bene così.
Anche la metafora sul Jazz: oro colato. Nulla di meglio per definire il tutto.
Aspetto tuoi commenti sui futuri Influssi di Cultura e di Stile!

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

 
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