17 novembre 2009

Influsso XXXXV - Qualcosa di complicato (Parte 4)

Sono arrivato al punto di capire, più o meno, quale possa essere realmente il problema di questo genere, in questo genere Fantasty: il problema è che nessuno lo prende realmente; tuttavia ho letto una cosa che mi da speranza, ovvero che scrivere Fantasy non è – e non vuole dire – rinunciare alla realtà e alla verosimiglianza. Così io credo di poter dire che bisogna agire in qualche modo. Primo, riflettere se si vuole scrivere. Una signora, in televisione, che nella finzione scrive gialli e di nome fa Jessica Fletcher, ribatté ad una accusa di semplicità e banalità dei suoi romanzi; lei rispose «non sono qui per creare capolavori, voglio soltanto raccontare storie» (beh, più o meno, la citazione esatta non la ricordo) . Ebbene, è vero che una persona deve mettersi dietro alle carte solo quando ha delle storie; ma in realtà non deve fare il passo più corto della gamba; né il più lungo, né il più corto. Nessuno può partire dal presupposto di scrivere tanto per farlo; se scrivi, prenditene carico come una responsabilità che devi affrontare ad ogni pagina. Quindi se una persona scrive dovrebbe tentare di creare almeno qualcosa per superare se stesso, per evolversi; tentare un’opera letteraria che possa fare la differenza e significa qualcosa, su diversi piani, su diversi livelli. Secondo, se si vuole scrivere Fantasy in Italia bisogna partire da zero. Bisogna dare ai lettori la possibilità di imparare e di apprendere; bisogna insomma educare chi legge al proprio stile e ai propri contenuti. Per questo le mie prime opere non saranno dei Fantasy ma dei romanzi fantastici; il che non vuol dire nulla se non che avranno lo stesso nostro tempo e luogo. Non saranno quindi ambientati in mondi utopici ed esotici, ma al contrario partiranno dall’esperienza comune per educare i lettori, per abituarli ad un certo tipo di narrativa a cui ancora (per quanto ne so) non sono abituati.
Inoltre, se i miei calcoli non sono errati, il primissimo mio romanzo sarà riflessivo: analizzerà non solo alcune caratteristiche del Fantasy – come la magia – ma proporrà anche un’analisi del metodo: sarà un racconto sul come nasce un mondo, come si costruisce una società.
Tutto ciò lo faccio per essere chiaro e conciso e per non confondere me e chi mi legge – ho sempre scritto qui sul blog che se scrivo lo faccio prima per me che ne sono il Primo Lettore e poi per gli altri. Ma c’è comunque l’idea che se gli altri mi leggono, anche loro devono capire e comprendere. Devo lasciare una traccia forte, talmente forte da essere incancellabile e difficilmente confusa; quindi chiara, sia per la storia in sé che per l’autore che l’ha scritta e che, in quella, un po’ di se c’ha messo (ricordo quando dopo il Barone Rampante lessi successivamente anche la famigerata - almeno per noi studenti delle superiori - Coscienza di Zeno; ma solo quando ebbi in mano il libro capii di aver ancora equivocato le persone; non voglio che questo accada anche ai miei lettori, sebbene un altro Fusetto sia difficile da individuare…).
Devo dire, però, che solitamente in autunno riscopro la scrittura; mi viene congeniale infatti pensarmi seduto alla scrivania a battere sulla tastiera del computer mentre fuori piove - o nevica. Quest'anno, invece, non l'ho curato molto il Blog per via di quel che voglio fare: modificare la grafica del sito, per una maggiore funzionalità (probabilmente, se si potrà, avrò due colonne per i post: una per quelli peso ed un'altra per quelli più leggeri e rapidi).
Stavo meditando questa cosa da molto tempo, perché a volte sento il bisogno di scrivere qualche riga semplice e lineare invece che un post impegnativo (o un capitolo di qualsiasi mia opera); poi invece sommo tutto e alla fine - ma solo alla fine, dopo ampie riflessioni - mi ritrovo a scrivere un post peso (ed in questo momento lo sto facendo, anche se le parole fluiscono così, dal nulla; ma tutto in realtà è pensato!). E solo allora, quando il post è quasi concluso e mancano solo le fotografie (per rendere il tutto più leggibile e meno pesante), solo allora penso, rileggendolo, che un altro rimorso è stato cancellato dal mio preconfezionato destino – come se l’avessi preso, in scatola chiusa, dall’interno di una confezione di mobili ikea, di quelli che quasi sempre non trovi mai le istruzioni di montaggio, se non in lingue sconosciute…

Sono arrivato al punto di concludere il mio post. Così come non l’ho curato molto, anche il mio prossimo post non sarà un atto di benevolenza verso il mio blog perché sarà su un altro blog – quello della mia ragazza, che tratta di un tenore, Josep Carreras, e di opera lirica; il mio contributo sarà in merito, probabilmente, all’interazione fra cantanti lirici e canzoni pop e di altro genere. E’ come se rimanesse costante il mio apporto al blog, ma mai definitivo; come una costruzione in divenire, che dev’essere sempre spinta lentamente alla deriva perché forza per spingerla oltre per ora non c’è.
Questo post che state per finire di leggere è un altro di questi sforzi verso la deriva di questo post; in realtà è una deriva forzata e arginata che andrà avanti credo…per sempre! Purtroppo, come tutti i blog, è un progetto personale; purtroppo o per fortuna mia, questo non vuol dire che chiuderà. Mai. Queste sono le idee che ultimamente guidano questo blog ed anche me. Tutto quello che ho scritto fino a qui è la sintesi, per quanto lunga e complessa, di quello che passa per la mia mente. E se non l’avessi scritto ora, se non l’avessi postato, probabilmente mi sarei tenuto dentro per anni il rimorso di non potermi chiamare scrittore e nemmeno letterato.
Non è una regola oppure una dottrina, ma un complesso meccanismo mentale che mi obbliga a fare almeno una cosa: non contraddirmi. E si sa, la complessità umana è il primo e l’ultimo rimorso che chiunque, sulla faccia della terra, credo inserirebbe nella lista dei suoi…


Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a Daniele


PS: spero di riuscire a concludere i lavori sulla grafica del blog entro il 2010. Per me è importante. Per il resto cercherò di pubblicare un post di Critica (probabilmente su Steven Erikson), uno di Cultura (probabilmente sull'anacronismo nel fantasy), uno di stile (sulla scrittura postmoderna) e qualche inizio di riflessione sul fumetto, che poi avrà largo spazio in questo blog. Se tutto va come deve andare, ci sarà spazio qui anche per qualche recensione cinematografica e musicale, così da non dover aggiornare due blog.Saluti.

2 commenti:

by Ax ha detto...

Ciao Daniele,
sono curioso di leggere le tue storie, così come lo sono circa il tuo metodo per instradare i tuoi futuri lettori al tuo stile.

Ricorderai (forse) che io non sono per la mediazione in questo, propendo a favore di uno stile personale dell'autore, capace di imporsi sulle aspettative di chi legge, proprio perché capace di dare un'impronta netta di carattere. Per questo ritengo Erikson una lettura fondamentale per superare le capacità di ognuno di noi, perché spinge in avanti sotto molti punti di vista.
Ostico e poco leggibile nel primo volume dicono molti. Devo dire che i semi per l'innamoramento li ho colti proprio in quel primo romanzo, sbocciati successivamente in profondo rispetto per le sue storie e soprattutto per come le mostra.
Oramai ho capito sulla mia pelle che io apprezzo di più un autore — almeno nel fantasy — capace di 'frantumare' le certezze che il genere offre, spesso uno scudo sicuro per la mancanza di fantasia. Non posso definirmi, quindi, amante del Fantasy classico. Forse è per questo che provo feeling per quegli autori capaci di non farsi imbrigliare dalle limitazioni imposte dal 'genere', ma che tentano invece di superarlo, o almeno di rappresentarlo secondo vie poco battute ma non per questo meno interessanti.

Questa considerazione, ovviamente, non riguarda te, era solo per sottolineare che esistono lettori capaci di abituarsi subito allo stile di un autore. Probabilmente una minoranza, vero, ma in fin dei conti sono solo numeri. ;)

Spirito Giovane ha detto...

Un discorso che non mancheremo di riaffrontare, questo. Ovviamente, spero si siano notato, che questi quattro post sono una reintepretazione letteraria dei miei pensieri. Scrivendolo e studiandolo, nei dettagli, mi sono poi accorto di ulteriori spunti e parentesi che non ho inserito ma che sicuramente faranno capolino qui. Ti do uno spoiler, come si dice in ambito di serial televisivi: tre tipologie di scrittura per me esitono ora come ora. La prima è lo scrivere per scrivere. La seconda è lo scrivere per raccontare. La terza è lo scrivere per comunicare. La differenza è che formano tre tipologie differenti di romanzo, di scrittore e di lettore. Dall'harmony al romanzo, dalla fiction alla letteratura, ogni livello di scrittura ha un suo scopo differente. Io miro a scrivere per raccontare, ma non nascondo che miro anche a dare una vena più concettuale a ciò che scrivo; allo stesso tempo vorrei il pubblico che invece segue gli scrittori che fanno best seller. Insomma, voglio tutto! :D Ma chi non vorrebbe tutto? Narrazione, letteratura e semplicità di comunicazione. Ci sto lavorando sopra ed è...un lavoraccio! Devo esercitarmi ancora molto ed ogni riga di libro di Erikson, di Calvino, di un qualsiasi manuale di scrittura o semplicemente del blog di Gamberetta mi dona una pietra per scalpellare ciò che metto in pagina. Labor limae. Per quanto riguarda il fantasy, d'accordo: realisico e "frantumatore". ;-)

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a Daniele

 
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