7 novembre 2009

Influsso XXXXIV - Qualcosa di complicato (Terza Parte)


Calvino, dicevo. Non voglio tornare ad essere arrogante come poco fa; parlavo di influenze di Montale e Calvino e facevo ipotesi sulla loro intenzione letteraria. Bé, non ne so molto più di tanti altri – e non voglio arrogarmi il diritto di saperne di più. Calvino stesso volle saperne molto – e di persona – prima di scrivere La Giornata di uno Scrutatore; dovette attendere otto anni all’incirca prima di poter essere uno scrutatore là dove è ambientato il suo romanzo ed altri venti mesi circa prima di poterlo scrivere (Non posso quindi riservare a questo scrittore, e al suo compare Montale, poche righe; hanno bisogno di più spazio…).
Io, invece, mi porto avanti tutto questo progetto di scrittura fin da quando avevo tredici anni; a tredici anni – lo so bene – tutto quello che immagini sembra, successivamente, favola e power ranger. Vi giuro che rileggendo le venti pagine che scrissi rimasi estasiato dalla enorme quantità di cavolate pazzesche che sparavo già all’epoca. Ma era un’era di possibilità assolute, quando ancora la possibilità era un lusso sfrenato e non si aveva paura di poter fare, di poter dire… In realtà la questione è molto più complicata, secondo me. A volte, oggigiorno, le persone hanno paura soltanto ad avere la possibilità di fare e di dire, quando ancora non sei comunque al di là della possibilità. E’ come se di fronte alla possibilità di fare un passo che si sa, falso, si ha già paura; la complicazione, ulteriore, sta nel fatto che a volte il passo non è sbagliato, ma giusto. Sommando tutto ciò al mondo che ci circonda, torno a pensare che Calvino possa aver completamente ragione circa il complicato…
Così Montale mi ha aiutato andando verso il complicato, partendo dal semplice; ora sto cercando di fare il contrario: vorrei portare il complicato verso il semplice. Quanto vorrei che la realtà ed i fatti fossero lì, di fronte a tutti e che io potessi dare una mano a trovare il modo per farlo. Ma in realtà – ripeto – non voglio essere così arrogante. Per questo credo nell’oggettività di cui parla Calvino e credo in quello che ha fatto nei Sentieri dei nidi di ragno: abbassare il punto di vista per trattare meglio una materia troppo alta, un metodo che lo allontana molto dal credersi un essere superiore. Calvino, dicevo; di Calvino ho detto e se non avessi scritto nulla (su di lui e su di me) avrei avuto (ora e adesso) un rimorso che mi sarei portato avanti per anni, nel futuro. Lui, uno di questi rimorsi, l’ha avuto; io, grazie a lui, avrò la possibilità di fare una delle cose per cui sono qui e sono io: arrivare a dire che io, di rimorsi, ne ho avuto davvero, davvero pochi…


Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

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