4 novembre 2009

Intermezzo 22° - Il congiungersi degli opposti

Ho scritto il mio primo diario volontariamente. Questo, il secondo, l'ho scritto perchè non potevo parlare con nessuno (so che non ho più amici). Così il foglio bianco è diventato il mio analista.
L'uomo, per denaro, ucciderebbe il proprio simile. Caino non è morto, e Abele continua a soffrire. Ecco la mia storia. Il diario finisce qui. Se non mi aiutano impazzirò di certo. Anzi, sono già folle
.

Questo Intermezzo rompe i quattro Influssi di influenza calviniana. I motivi? Tanti. Prima di tutto c'è un'evento: è morta Alda Merini. Mi ero riproposto di scrivere qualcosa su di lei; uno dei tanti propositi andati a male. Così riflettevo come solevo fare un tempo per scrivere i miei post di poesie: una riflessione poetica quindi.
Ma non volevo fare un tipico post di lodi, con il nome della poetessa nel titolo e delle poesie citati; non volevo neanche mettere una delle sue poesie, perchè spesso accade che alla morte di un poeta si rivanghino i versi da lui scritti. Volevo fare qualcosa di originale.
La prima cosa che mi è venuta in mente è scrivere della follia e del genio, del sottile confine. Ma già l'ho trattata e non voglio tornarci. C'è però un elemento, più generale, che volevo trattare e che in parte ho scritto nei quattro Influssi che formano un unico testo: la coincidenza degli opposti.
Uno ci è proprio sottomano: come può la morte essere tanto vicino alla vita? Mi spiego: come è possibile che tutti, me compreso, ci mettiamo a ricordare una persona soltant perchè non è più qui? Molti potrebbero dire che di una cosa se ne sente la mancanza solo quando non la si ha sotto mano; ma ciò non vuol dire che quella cosa sia necessaria o importantissima. Quello che voglio dire è che il non esserci o il non esisterci non è una condizione necessaria per ricordare qualcuno o qualcosa; anzi, la presenza di quell'ente dovrebbe in qualche modo ricordarci la sua esistenza e renderci completamente attenti a lui, così come la nostra esistenza c'è sempre sotto mano. E' una questione di altruismo o egoismo quindi? Non proprio.
Ho sentito molte volte durante le lezioni di Letteratura al Liceo e all'Università che uno scrittore abbia un maestro; e proprio nel nostro secolo ci sono stati scrittori che hanno avuto come maestri altri scrittori non meno importanti di loro. Calvino aveva Pavese e Vittorini; Pirandello riconobbe in Verga una sorta di predecessore; mal che andava ogni scrittore aveva comunque qualcuno a cui fare riferimento che come lui scriveva.
Oggi, invece, se si scrive lo si fa da soli; per carità, non intendo dire che un'opera veda soltanto un paio di mani. Magari una persona la fa girare, sente pareri, la fa leggere e rileggere a più persone e ciò giustifica, come dice Erikson, che un libro non si crea mai in solitudine. Però io sento che, in questo momento e in questo ambiente culturale italiano, io e altri scrittori come me non possiamo dirci altretanto fortunati dei suddetti scrittori. Non che con Alda Merini sia morta la letteratura, però davvero gli autori esistenti attualmente che io ho studiato alle Superiori si contano, ahimè, su neanche una mano.
Che il riconoscimento delle proprie doti e delle proprie opere avvenga soltanto perchè la nostra morta ci avvalora? Spero vivamente di no. Davvero. Io fortunamente Alda Merini l'avevo studacchiata al Liceo; non che avessi fatto molto, ma sapevo chi era e mi ero informato attraverso internet. Molti altri no, invece; non lo sanno, chi era. Ma sono sicuro che entrerà nei libri di testo, se non c'è già; a breve.
O magari, per riprendere le parole d'introduzione, Alda Merini nei libri di letteratura c'è già; ma nessuno l'aveva seriamente presa sul serio e aveva provato a leggere le sue poesie. In questo caso, allora, aveva ragione lei: come poetessa non aveva amici. E dunque non sarebbe la fama a giungere dopo la morte, né la bravura e il genio o la follia; ma di fronte alla morte tutte quelle persone indifferenti diventerebbero invece adulatori e amici, tessitori di lodi ed attenzioni. Alcuni per farsi notare ed essere al passo coi tempi; altri invece per aver realmente scoperto qualcosa che avevano completamente dimenticato - o talmente dimenticato da non averlo conosciuto.


Nuvole di semplici acque
Il Matto VII / Occasioni VI / Mancanze XII / Acqua VII / Aria II
Nel vuoto nuotarsi,
persersi e ricordarsi. Tutto
in un bicchiere; si squote
il pugno, si ha ragione. Contorto
non è il cielo: libera il peso
con le nuvole, che lo limitano.
Sarà la sua pioggia che il vaso
riempie? Prima o poi l'orlo
verrà raggiunto, il velo alzato;
allora Follia, Incoerenza, Dimenticanza,
verranno lavate via e verremo
ricordati per quando e cosa siamo.

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a Daniele

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